la Repubblica, 24 aprile 2026
Nuovo programma di lettura dei licei: basta "I promessi sposi" al biennio
I promessi sposi «non sono più un classico contemporaneo». Quel romanzo, al biennio del liceo, non s’ha da fare. Va slittato al quarto anno, ricollocato nel suo tempo, quando alle superiori si studia l’Ottocento. Non è solo datato, ma anche troppo difficile, secondo il ministero dell’Istruzione e del Merito. «In alternativa – dunque – a discrezione dell’insegnante, sarà possibile far leggere integralmente agli studenti altri libri meno complessi dal punto di vista linguistico. Fenoglio, Pavese o Levi, si suggerisce per esempio.
La novità più rilevante introdotta per la letteratura italiana dalle nuove indicazioni nazionali per i licei appena partorite dalla commissione ministeriale guidata dalla pedagogista Loredana Perla, ha già scatenato «il dibattito», per dirla alla Nanni Moretti.
Il romanzo di Alessandro Manzoni, si ricorda nel documento pubblicato dal Mim, era stato introdotto nei programmi nell’Ottocento come esempio di «classico contemporaneo». Non essendolo più, il ministero invita ora i prof a metterlo da parte fino al quarto anno di studi. E a proporre invece per i primi due anni agli studenti, non solo l’epica, Omero, Virgilio, Ovidio, Ariosto, Tasso, la Bibbia e il Corano, le poesie di Eugenio Montale e di Patrizia Cavalli, ma anche la lettura integrale di altri autori italiani e stranieri che raccontano oggi il «classico contemporaneo»: Alberto Moravia e Elsa Morante, Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini, Stefano Benni e Domenico Starnone, Fëdor Dostoevskij e Emily Brontë, J.R.R. Tolkien e Philip Dick, Agatha Christie e Stephen King.
Almeno «tre libri l’anno», che diventano «quattro-cinque» nel secondo biennio, scelti tra gli «autori che di norma piacciono agli studenti», si legge alle voci di Niccolò Ammaniti o di George Orwell. Al posto del grande lombardo, meglio i gialli, la fantascienza, gli horror o le «strane storie» di Roald Dahl. E ancora: i saggi, i testi teatrali, le sceneggiature di film o di serie tv. Per Manzoni, dice il Mim, c’è tempo.
«Sono d’accordo, perché gli studenti al secondo anno non sono in grado di capire un romanzo di quella complessità e la lettura si riduce ai pochi capitoli svolti in classe – argomenta la professoressa di Lettere Gabriella Fenocchio, una vita in cattedra al liceo Copernico di Bologna – Certo, è chiaro che due autori così formativi come Manzoni e Leopardi, studiati insieme, portano via un intero quadrimestre. E lo meritano. Ma in quarto resta spazio solo per un terzo autore: bisognerebbe avere il coraggio di selezionare di più». All’opposto, Francesco Amoruso, docente di Napoli, dice: «Non mi avrete mai. Chi non fa I promessi sposi è povero e non lo sa». Sostiene invece la professoressa a Udine Silvia Contarini che aveva ragione Sciascia: «Imporre la lettura de I promessi sposi a scuola fa male a tutti, soprattutto a Manzoni».
Al quarto anno però dovranno essere recuperati e letti «come un normale romanzo, senza sommergerli di analisi in classe. Allenarsi a leggere testi lunghi, anche senza capirne ogni singola parola, è utile, specialmente per l’attuale generazione abituata alla comunicazione breve», scrivono i prof scelti dal Mim.
Si cambia pure su un altro caposaldo: Dante Alighieri, ridotto a un 3 per 2. La Divina Commedia, «da leggere in classe con l’insegnante, per la sua difficoltà», non sarà più spalmata su tre anni, uno per cantica, ma andrà affrontata in terzo e quarto, perché l’ultimo anno è riservato alla letteratura post-unitaria. Non c’è «un numero di canti consigliato», basta che gli studenti «ne abbiano un’idea complessiva e ne comprendano non solo la struttura ma anche lo svolgimento». Anche la Commedia come un romanzo, dunque. «Meglio leggerla scegliendo brani» qua e là che diano «un’idea della tastiera espressiva di Dante» e restituiscano «la dimensione della progressione e del racconto».