la Repubblica, 24 aprile 2026
Meloni non esclude lo scostamento di bilancio
Sono i primi effetti del mancato raggiungimento del traguardo del 3% nel rapporto deficit-pil, che avrebbe consentito all’Italia di uscire con un anno di anticipo dalla procedura d’infrazione. L’Europa deve avere ‘’più coraggio’’, dice Giorgia Meloni prima di entrare al consiglio europeo informale a Cipro. Mentre una forte brezza marina spazza la costa, la premier è costretta a ragionare di bilanci e sconti fiscali, perché la crisi energetica promette costi aggiuntivi per famiglie e imprese.
Le opzioni proposte dalla Commissione Ue non soddisfano l’Italia. Niente revisione degli Ets, niente risorse dagli extra profitti dei colossi energetici, nessun congelamento del patto di stabilità: Roma appare inascoltata. Meloni lo dice con il volto di chi sa che la partita in salita: ‘’Penso che l’Europa debba essere più coraggiosa. Apprezzo quello che è stato fatto dalla Commissione con il piano sull’energia, è un passo in avanti, ma non sufficiente”. E ancora: ‘’Dobbiamo trovare delle risorse, siamo venuti a cercarle qui. Dobbiamo ragionare su un modello per cui queste spese non vengano conteggiate, come per ilSafe per la difesa’’. I conti preoccupano, dunque.
Mancano soluzioni per l’Italia, al momento. E quindi la premier non sostiene e non sconfessa il suo ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ieri aveva ipotizzato sforamenti unilaterali di bilancio: ‘’Uno scostamento? Non escludo nulla, vediamo la prossima settimana’’. Dipenderà dalle regole, aggiunge, anche quelle che saranno decise nel consiglio di oggi e domani, e nelle prossime settimane. Ma è chiaro che promettere spese in deficit senza concordarle con Bruxelles esporrebbe il governo – e il Paese – a rischi sui mercati. Ecco perché Meloni spera che gli aiuti di Stato a cui pensa Bruxelles vengono scomputati dal calcolo del deficit, opzione che al momento non sembra prevalere.
La strada è in salita, sempre più in salita. La colpa? Soprattutto di chi c’è stato prima, sostiene, ma anche con l’opposizione che oggi la critica: ‘’I conti sono in ordine, nessuno oggi può dire che l’Italia non abbia i conti in ordine. Pesa il disordine del passato, qualcuno ha lasciato dei debiti che il governo successivo ha dovuto pagare per cinque anni’’. L’esecutivo, però, avrebbe potuto evitare di fallire l’obiettivo del 3% per pochi miliardi, le ricordano. E la premier ammette che sì, si ‘’potrebbe sempre fare meglio, avremmo potuto fare meglio, ma abbiamo fatto tutto il possibile’’.
"Io finirò di pagare i debiti del superbonus quando arriveranno le elezioni politiche”.