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 2026  aprile 24 Venerdì calendario

Giovanni Vernia parla delle sue imitazioni

Giovanni Vernia è uno dei comici più amati e seguiti d’Italia. Lanciato in televisione dal personaggio del discotecaro naïve Jonny Groove, ha saputo costruire una carriera di risate tra radio, televisione, palcoscenici e web (su Instagram è seguito da oltre 400 mila follower). Ora torna a teatro con un «reboot» del suo spettacolo cult del 2018, «Vernia o non Vernia», che arriverà il 6 maggio sul palco del teatro auditorium Santa Chiara di Trento in una scintillante «Sbrilluccicoso Edition» (ore 21, info www.centrosantachiara.it).
Vernia, come mai un reboot con così tanti lustrini?
«Perché abbiamo avuto la proposta di registrarlo per una celebre piattaforma... Quella con la N rossa. Abbiamo aggiornato completamente lo show, i contenuti e la scenografia. Ci saranno anche i miei nuovi “non Vernia”, come Sinner e Achille Lauro. Andando in televisione serviva una scenografia d’impatto e la scena sarà più ricca e... Sbrillucicosa. Anzi, il mio consiglio è quello di portare gli occhiali da sole e la crema solare».
Baglioni, Fedez, Jovanotti, Mengoni, Vasco Rossi, Lauro, Cremonini: la musica è presente spesso in scena, è così anche nella vita?
«Sono un grande appassionato e nello spettacolo ci saranno momenti di gioco musicale. Poi i personaggi che mi hanno portato in televisione sono sempre musicali, dal discotecaro Jonny Groove a Spasmo, questo nuovo rapper che si sente “schiavo dello Stato”».
Recentemente abbiamo visto anche un suo «Jovanotti cattivo», come è nato?
«Era la vigilia di Ferragosto e mi ha chiamato un autore del “Gialappa’s Show” dicendomi che mi aveva sentito in radio mentre facevo Jovanotti che bullizzava Saturnino. Per lui si poteva creare il personaggio del “Jovanotti cattivo” che, alla fine, ho portato nel programma della Gialappa’s proprio con Jova come conduttore. Anche Lorenzo si è divertito molto».
Chi si è arrabbiato di più per una sua imitazione?
«Purtroppo non si è mai arrabbiato nessuno, altrimenti si diventa famosissimi. Ancora meglio se fanno una querela. Anzi lancio un appello ai parodiati: per piacere querelatemi! Tra tanti, Pif ha patito la mia parodia; me l’ha detto, dice di soffrire proprio a vedersi caricaturato».
Di quale dei suoi personaggi è più fiero?
«Jonny Groove».
Ma per un periodo non l’ha più portato in scena.
«Quando ho iniziato univa tutte le mie passioni: il ballo, la discoteca e la house. Poi l’ho odiato, perché non volevo che il pubblico mi identificasse con lui ma dopo anni, con tanti nuovi personaggi, se per strada mi dicono “ti stimo fratello”, sono felicissimo. Oggi sarebbe anacronistico presentarlo, perché i discotecari si sono estinti e la comicità deve rispecchiare i tempi: per questo ho creato il rapper Spasmo».
Quanto c’è di autobiografico e quanto invece è una costruzione comica?
«L’autobiografia comanda: o racconto quello che vivo o racconto la mia visione di un personaggio. Per questo non faccio imitazioni, ma parodie. Se faccio Sinner, la mia visione è che sia un grandissimo campione che però è stato costretto a piegarsi agli sponsor. Se faccio Cremonini, per me è un grandissimo cantante ma ha un ego strabordante e vede poetica anche in cose che non ne hanno».
C’è un limite nella sua comicità?
«Non me la prendo mai con i deboli. Ci sono degli stand-up comedian che hanno questa chiave, ma per me fa più ridere se uno se la prende con chi ha le armi per difendersi».
A che cosa le serve la sua laurea in ingegneria elettronica?
«A farmi bullizzare dai miei vecchi colleghi (ride, ndr). Come battuta dico che, quando mi avevano iscritto all’albo, l’avevano fatto a matita perché così potevano cancellarmi subito, ma la cosa vera è che mi serve ad avere rigore sul lavoro».
Il dubbio amletico del titolo dello show trova una risposta?
«La risposta se sia meglio Vernia o tutti i vari “non Vernia” la lasciamo al pubblico. Nello spettacolo vedrà tutto e, dopo, deciderà».