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 2026  aprile 24 Venerdì calendario

Monza, i coniugi Colombo morirono ad Auschwitz: il giudice riconosce agli eredi il risarcimento di 1,2 milioni di euro

Un lampo di luce nelle tenebre, come solo l’amore sa fare. Ilda Zamorani nata a Ferrara il 12 marzo del 1880, dopo l’arresto del marito Alessandro Colombo, nato il 17 dicembre del 1875 a Pitigliano in provincia di Grosseto, da parte dei nazisti a seguito della delazione di un vicino di casa, decise di amare quell’uomo fino alla fine. Ilda, che era scampata all’arresto, non poteva lasciar solo l’uomo che aveva amato tutta la vita e andò a costituirsi a San Vittore, dai nazifascisti, per stare il più vicino possibile al marito.
Lui aveva 68 anni, lei 63, ed erano entrambi di religione ebraica. Nel 1943 si erano trasferiti da Monza a Milano per cercare di nascondersi dopo l’armistizio, quando oltre alla guerra regnava il caos totale. Ma Alessandro ebbe la malaugurata idea di tornare a Monza per cercare di recuperare le fotografie degli adorati nipotini (all’epoca due, oggi sono cinque): in quell’occasione fu notato e denunciato da un vicino di casa, come accadeva spesso in quei giorni. Arrestato, Alessandro fu trasferito prima nelle carceri di Monza e poi a San Vittore.
Il 6 dicembre 1943, Colombo e la moglie furono caricati sul convoglio dal famigerato Binario 21 della Stazione Centrale di Milano per Auschwitz. Arrivati l’11 dicembre nel lager nazista, furono tradotti direttamente nelle camere a gas, dove morirono quello stesso giorno.
La storia dei coniugi Colombo di Monza, dove una pietra d’inciampo li ricorderà per sempre, è dunque una storia tragica, come tante in quei periodi oscuri, ma anche una storia d’amore, di un amore infinito che va oltre il tempo e lo spazio.
Nei giorni scorsi, a 83 anni di distanza, il Tribunale di Monza ha stabilito che i nipoti dei coniugi Colombo hanno diritto a un risarcimento totale pari a circa 1 milione e 200 mila euro più spese legali, in quanto eredi di vittime di crimini di guerra e contro l’umanità. Una sentenza storica per una delle storie di deportazione più note in tutta la provincia di Monza, e non solo, che ora consentirà ai familiari ed eredi di chiedere tramite i loro legali l’accesso al Fondo ristori, istituito da Draghi nel 2022 proprio per il risarcimento dei danni morali ai parenti delle vittime della brutalità dei nazifascisti durante la Seconda guerra mondiale.
Si legge nella sentenza a firma del giudice Caterina Rizzotto, della seconda sezione civile del Tribunale di Monza, pubblicata nei giorni scorsi: «La morte dei coniugi in conseguenza della deportazione presso il campo di sterminio di Auschwitz, nel dicembre 1943 è peraltro oggetto di pubblico riconoscimento, per lo meno a livello locale, tra l’altro mediante posa di due pietre di inciampo, in prossimità della casa di famiglia, ed inclusione dei relativi nominativi nella targa commemorativa delle e dei cittadini monzesi caduti nei lager nazisti». I familiari dei coniugi Colombo sono stati rappresentati e difesi dagli avvocati Andrea Di Porto, Matteo Pericoli, Simone Conti e Aldo Baldaccini.