corriere.it, 24 aprile 2026
Fisco, 11,3 milioni di italiani non pagano l’Irpef: reddito medio a 25.820
Crescono i redditi, aumenta il gettito, ma la fotografia dell’Irpef continua a restituire un sistema Italia sbilanciato, dove una parte consistente della popolazione resta ai margini dell’imposta e il peso si concentra su una fascia relativamente ristretta di contribuenti.
Nel 2024, secondo le dichiarazioni presentate nel 2025, il reddito complessivo dichiarato ha sfiorato i 1.100 miliardi di euro, fermandosi a 1.076,3 miliardi, con un aumento del 4,7% rispetto all’anno precedente. Anche il reddito medio cresce, attestandosi a 25.820 euro (+4%). Un andamento coerente con un’economia che, pur rallentando, continua a espandersi in termini nominali.
Ma è sul lato dell’imposta che emergono le contraddizioni più evidenti.
Il paradosso degli 11 milioni senza Irpef
A fronte di oltre 42,8 milioni di contribuenti, più di 11,3 milioni di italiani non versano di fatto alcuna Irpef. Una cifra che va oltre gli 8,7 milioni di contribuenti con imposta netta pari a zero – spesso per redditi bassi o per effetto delle detrazioni – e include anche chi azzera il dovuto grazie a bonus e trattamenti integrativi.
Il dato non è nuovo, ma continua a rappresentare uno dei nodi strutturali del sistema fiscale italiano: un’imposta formalmente universale che, nella pratica, si restringe progressivamente.
Una base ampia, un carico concentrato
La distribuzione del prelievo conferma questa dinamica. I contribuenti con redditi fino a 35mila euro rappresentano oltre tre quarti della platea (76,6%), ma contribuiscono a poco più di un terzo dell’imposta totale (34,9%).
All’opposto, il 23,4% dei contribuenti – quelli sopra i 35mila euro – sostiene il 65,1% del gettito. In particolare, la fascia tra 35mila e 70mila euro, il cuore del cosiddetto ceto medio, da sola versa il 32,1% dell’Irpef complessiva.
Ai vertici della distribuzione, lo 0,2% dei contribuenti con redditi superiori a 300mila euro contribuisce per il 6,6% del totale. Un dato significativo, ma non sufficiente a riequilibrare una base imponibile fortemente polarizzata.
Una base ampia, un carico concentrato
Un altro elemento di continuità è la composizione dei redditi. L’84,6% del totale dichiarato proviene da lavoro dipendente e pensioni, con il lavoro dipendente che da solo rappresenta oltre la metà (54,4%). Parliamo della componente più tracciabile del sistema fiscale. Insomma, quella che non può fare nero e su cui grava, non a caso, la quota più stabile e prevedibile del gettito.
Nel dettaglio, il reddito da lavoro dipendente ammonta a 585,5 miliardi, mentre quello da pensione raggiunge 325,5 miliardi. Entrambi in crescita rispetto all’anno precedente, a differenza dei redditi legati all’attività economica – autonomi e imprese – che mostrano una contrazione dei valori medi.
Autonomi più ricchi (in media), ma in calo
Il reddito medio più elevato resta quello da lavoro autonomo, pari a 67.510 euro, oltre il doppio rispetto ai lavoratori dipendenti (24.250 euro). Un divario che tuttavia va letto con cautela, anche per le diverse modalità di contabilizzazione dei contributi.
Più significativo è il trend: i redditi medi delle attività economiche risultano in calo, con flessioni che vanno dal -1% al -4,5% a seconda delle categorie. Un segnale che riflette le difficoltà di una parte del tessuto produttivo, ma anche gli effetti del passaggio verso regimi fiscali agevolati, come il forfetario.
Il divario territoriale resta
Sul piano geografico, la mappa dei redditi continua a ricalcare quella dello sviluppo economico. La Lombardia si conferma in testa con un reddito medio di 30.200 euro, seguita dal Trentino-Alto Adige. In coda la Calabria, sotto i 20mila euro.
Una distanza che non si riduce e che incide anche sulla distribuzione del prelievo e sull’efficacia delle politiche redistributive.
Un sistema sotto pressione
Nel complesso, l’Irpef netta dichiarata raggiunge i 197,4 miliardi di euro, in aumento del 3,9%, con un valore medio pro capite di 5.790 euro. Numeri in crescita, ma che raccontano un equilibrio fragile. Da un lato, una platea ampia ma in parte «inattiva» sul piano fiscale; dall’altro, una concentrazione crescente del carico su lavoratori dipendenti, pensionati e ceto medio.