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 2026  aprile 24 Venerdì calendario

Generali, la mossa di Unicredit, che arriva all’8,7%

Nuovi scenari anche in Generali. Ieri, durante l’assise del Leone, chiamata ad approvare il bilancio annuale e la remunerazione dei vertici, è emerso che Unicredit è passata da una quota del 6,68% all’8,72%, in larga parte coperto da derivati. Non si sono invece mossi gli altri azionisti: il Monte con una partecipazione, attraverso Mediobanca, del 13,19%; la holding Delfin al 10,02%; il gruppo Caltagirone al 6,26%; ed Edizione al 4,86%. 
Unicredit consolida la posizione di terzo socio di Trieste. È senza dubbio stato un buon investimento, visto che allo stacco dei dividendi del 20 maggio, la banca guidata dal ceo Andrea Orcel incasserà cash 216 milioni sugli 1,5 miliardi di cedole rese possibili da  4,3 miliardi (+14,5%) di utile nel 2025 messi a segno da Donnet. Senza contare l’apprezzamento del titolo Generali, + 20% solo nell’ultimo anno. «È un investimento finanziario. Ci garantisce un rendimento interessante», ha fatto sapere Unicredit. In un momento in cui negli ambienti finanziari si parla di una nuova ondata di consolidamento, nella catena che dal Mps arriva a Generali attraverso Mediobanca, Unicredit ha scelto di posizionarsi sul Leone. Il segnale è che chiunque pensi a un riassetto nel capitale della compagnia, dovrà interfacciarsi con Piazza Gae Aulenti.  In questi giorni si è parlato di varie ipotesi, non ultima quella che Delfin, azionista sia del Monte (17,5%) sia di Generali, oltreché della stessa Unicredit (ha il 2,7%), possa avviare un disimpegno. Anche se la holding della famiglia Del Vecchio per dna preferisce guardare a operazioni che contribuiscano ad aumentare la taglia degli istituti finanziari in cui è investita, come voleva il fondatore Leonardo Del Vecchio. Piuttosto, non è da escludere che Unicredit possa trovare in Delfin, così come magari in altri azionisti, una sponda per supportare nuove operazioni tra banche e assicurazioni e creare dei campioni nazionali. Secondo il mercato, la catena che da Siena va a Trieste potrebbe entrare in movimento. Molto dipenderà anche dalle scelte dell’ad Lovaglio per il futuro di Piazzetta Cuccia che si fonderà in Mps per poi essere riscorporata in una nuova Mediobanca con in pancia il 13,5% di Generali. Quota che dal banchiere è sempre stata considerata «nice to have». Le strategie del ceo di Siena hanno sempre trovato il supporto del presidente dell’investment bank milanese Vittorio Grilli, che potrebbe condividere anche le sue mosse successive e magari un domani assumere ruoli apicali tra Siena e Trieste. E bisognerà anche capire se Bpm e il Monte andranno davvero a nozze e cosa sarà della quota a Trieste. Un futuro che non passa inosservato neanche a Intesa Sanpaolo.
Tornando a Unicredit, l’arrotondamento su Trieste potrebbe anche preparare la strada a una eventuale alleanza commerciale. «Abbiamo inoltre una partnership commerciale con Generali in diverse aree di business», ha precisato l’istituto milanese. Secondo quanto emerge, Unicredit avrebbe fatto istanza per ottenere una licenza per una Sgr che permetterebbe accordi distributivi di prodotti di risparmio sulla sua intera rete di filiali. La banca, tra l’altro, ha appena iniziato a collocare due fondi del Leone attraverso il brand OneMarkets. Ma la Sgr potrebbe essere anche un primo passo per una collaborazione più strutturata nell’asset management. Non dimentichiamo poi che nel 2027 scadrà l’accordo tra Unicredit e Amundi sul risparmio: l’istituto milanese ha già internalizzato oltre 40 miliardi di raccolta assicurativa Vita a cui si aggiungono oltre 170 miliardi di raccolta gestita.