Corriere della Sera, 24 aprile 2026
Escort e calciatori, la caccia ai conti
Travolti dalla tempesta che li ha accomunati all’inchiesta sul giro di escort nei locali della movida milanese, tre calciatori della sessantina la cui identità è stata rivelata da vari media vengono allo scoperto pubblicamente per denunciare il linciaggio che hanno subito nonostante non ci sia fino ad ora alcun elemento di responsabilità nei loro confronti né – tranne in pochissimi casi – tracce di contatti con le ragazze. Intanto le indagini, che hanno portato quattro persone agli arresti domiciliari, puntano ai conti esteri dell’organizzazione accusata di associazione a delinquere, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ed altri reati.
I nomi dei calciatori sono emersi dalle chiavi di ricerca selezionate dal pm Bruna Albertini e dalla Guardia di Finanza per cercare nei cellulari sequestrati i rapporti tra gli indagati, i clienti della agenzia di eventi Ma.De e un centinaio di ragazze ingaggiate per le serate nei locali, tra le quali al momento risultano meno di dieci giovani escort tra i 18 e i 20 anni che, dice l’accusa, versavano all’organizzazione il 50% di quanto ricevevano per fare sesso a pagamento. Calciatori e ragazze non sono indagati.
«Non sono coinvolto e non ho commesso alcun reato», posta su Instagram l’attaccante del Milan Rafael Leao che chiede di non associarlo «a questa situazione in modo arbitrario o superficiale, senza attenzione per la verità e rispetto per la vita privata», perché «prima che calciatori siamo persone con una famiglia e una reputazione». Molti degli atleti citati da media e siti hanno annunciato azioni legali. Il Corriere della Sera ha deciso di non pubblicare nomi di giovani e ragazze in rispetto della loro privacy se non emergeranno collegamenti con le illegalità. Anche Marcus Holmgren Pedersen, atleta del Torino e della Norvegia, annuncia querele per «tutelarmi in ogni sede nei confronti di chi continuerà a diffondere notizie false o lesive della mia reputazione», scrive. Per le stesse ragioni si dice «sgomento» Riccardo Calafiori giocatore dell’Arsenal e della Nazionale. I suoi legali definiscono «sconcertante» la pubblicazione del suo nome. Ed arriva ai media il richiamo alla cautela del Garante per la privacy.
Mentre sono in corso le audizioni come testimoni di alcune delle ragazze che hanno lavorato per la Ma.De., l’agenzia di eventi intorno alla quale ruota l’inchiesta, la Procura guidata da Marcello Viola ha avviato una rogatoria in Lituania dove è approdata gran parte del milione 200 mila euro incassati dall’organizzazione su conti legati a quattro carte di credito ricaricabili, una per ciascun indagato. I soldi, però, sarebbero già stati trasferiti, probabilmente dopo che di recente la banca è stata autorizzata ad operare anche in Italia. Nelle mani degli inquirenti, però, ci sono già i bonifici fatti dai calciatori per pagare i tavoli in 26 locali per un totale di circa 200 mila euro, ma accertare cosa sia entrato e uscito dalle carte permetterà di chiarire i rapporti tra i personaggi coinvolti. Stesso obiettivo per l’esame del contenuto dei cellulari sequestrati ai quattro ai domiciliari, tra cui la titolare dell’agenzia Deborah Ronchi e il suo compagno Emanuele Buttini, che saranno interrogati da lunedì dal gip Chiara Valori assieme ai pr Alessio Salamone e Luz Fraga, anche loro agli arresti in casa.