Corriere della Sera, 24 aprile 2026
Stupro, assolti Lucarelli jr e Apolloni
Il padre dell’imputato abbatte con un calcio un cartellone nel corridoio della Corte d’Appello davanti a due carabinieri e apostrofa i primi giornalisti che trova al grido di «luridi, falsi, venduti», mentre familiari e amici corrono tarantolati tra urla altissime: su due piedi sembrerebbe la scomposta reazione alla conferma di una condanna di qualche persona cara. E invece ieri sera a Milano è il tipo di esultanza espressa da Cristiano Lucarelli (capocannoniere nel 2004-2005 in serie A con il Livorno) alla sentenza con la quale i giudici Santangelo-Simion-Aloisio cancellano la condanna in primo grado del 25enne figlio calciatore Mattia a 3 anni e 7 mesi e assolvono, «perché il fatto non sussiste», anche l’altro calciatore Federico Apolloni e tre loro amici dall’accusa di aver abusato di una ragazza americana, conosciuta in discoteca la notte tra il 26 e il 27 marzo 2022 e poi accompagnata a casa di Lucarelli.
È stata dunque esclusa la rilevanza penale (accolta in primo grado dal gup Roberto Crepaldi, e ieri riproposta in appello dal pg Massimo Gaballo) di una supposta prima condotta di «costrizione» (cioè senza consenso della ragazza, palpeggiata nei glutei da dietro mentre baciava un ragazzo), e di una seconda asserita condotta invece di «induzione» ad avere un rapporto a tre sul divano (cioè con consenso della ragazza, ma carpitole facendo leva sulla sua ubriachezza).
La giovane in un lungo incidente probatorio aveva raccontato di non ricordare cosa fosse avvenuto, ma di essere sicura di aver detto almeno due volte di voler andare via e non essere toccata. Del palpeggiamento esisteva il filmato nei telefonini messi a disposizione della pm Alessia Menegazzo dai ragazzi; non della seconda condotta, nella quale Apolloni prospettava invece di aver avuto con l’americana un rapporto consensuale e poi di aver chiamato Lucarelli dicendogli «la ragazza vuole un altro». Al contrario, i difensori Cammarata-Benedini-Nobili-Ales-Del Corso opponevano i propri consulenti che, in base a quanto la ragazza ricordava d’aver bevuto, stimavano un tasso ben sotto l’ubriachezza e incompatibile con black-out mentali, adombrando che la ragazza avesse colmato i vuoti non per calunniare i ragazzi (arrestati ai domiciliari nel 2023), ma per autogiustificare a se stessa il tradimento del fidanzato, che l’aveva poi lasciata non credendo appunto al racconto violento della serata. «È un esito secondo giustizia, come dicevamo dall’inizio», commenta l’avvocato Leonardo Cammarata, mentre sui social Lucarelli padre scrive: «Mattia mio, per 4 anni hai dovuto subire offese, infamie, minacce di morte, ti hanno rovinato la carriera e rifiutato domande di lavoro. Ma oggi la sana giustizia italiana ha emesso un verdetto chiaro».