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 2026  aprile 24 Venerdì calendario

25 Aprile, l’appello del Colle: pace nel ricordo della Liberazione

Per celebrare il 25 Aprile degli ottant’anni della Repubblica il capo dello Stato ha scelto San Severino Marche, medaglia d’oro per la Resistenza. Domani Sergio Mattarella lancerà un appello alla «coesione nazionale» dall’antico borgo marchigiano, che fu assediato da reparti nazisti e fascisti e strenuamente difeso dai partigiani del Battaglione Mario. Sarà una cerimonia altamente simbolica. Un momento di «riflessione collettiva» e un richiamo a tutti gli italiani, perché sappiano custodire, far vivere e trasmettere alle giovani generazioni quel «patrimonio» morale che l’Italia conquistò con la guerra di Liberazione, «riscatto morale e civile di un popolo». Una straordinaria stagione di impegno civile, nata da uno «slancio delle coscienze» e «decisiva» per il destino del Paese.
Libertà, giustizia, pace, democrazia. In nome di questi quattro valori conquistati «a caro prezzo», espressione della Resistenza «all’oppressione nazifascista» e fondamento della Repubblica, Mattarella rilancia uno dei pilastri della Costituzione. «L’Italia ripudia la guerra», è scolpito all’articolo 11 e il presidente lo declina così: «Nel ricordare il sacrificio di quanti hanno combattuto per restituirci la libertà, ribadiamo l’impegno della Repubblica italiana in favore della pace, del rispetto dei diritti umani, della costruzione di società nazionali e internazionali più giuste e solidali». Princìpi che fanno da architrave di ogni discorso del capo dello Stato in questa fase segnata da «conflitti, tensioni, profonda instabilità».
Nel Salone delle Feste al Quirinale il presidente ha incontrato le associazioni d’arma, partigiane e combattentistiche in occasione dell’81° anniversario della Liberazione. Le ha ringraziate in quanto «custodi della memoria» di quanti hanno sacrificato la vita «per restituire alla Patria onore e libertà». E ha rinnovato il «fermo rifiuto di ogni forma di sopraffazione e di ogni deriva totalitaria, quale che ne sia la matrice ideologica o il preteso riferimento religioso che la ispiri». Il no alla guerra e ai totalitarismi e il «coraggio dimostrato da donne e uomini» nella lotta di Liberazione in difesa della dignità di ogni essere umano sono un patrimonio non scontato. Che oggi, alla luce delle bombe, dei missili che infuocano il Medio Oriente e l’Ucraina, assume «un significato ancora più intenso». Pensieri e parole che non sono piaciute al propagandista russo Vladimir Soloviev. Dopo gli insulti a Meloni, il conduttore tv fedelissimo di Putin ha rivolto accuse a Mattarella, ricordando quando paragonò la Russia di oggi al Terzo Reich e commentando «voi italiani non capite di cosa parlate».
Durante la cerimonia il presidente non cita nomi, né luoghi, ma ricorda come la dignità umana venga calpestata in troppe parti del mondo, sottolinea come «la violenza di guerre ingiustificabili» colpisca indiscriminatamente le popolazioni civili e definisce «scandalosi» questi scenari di morte. Uomini, donne, bambini privati di un futuro, costretti a vivere «in contesti di guerra» e «sotto il gioco di regimi autoritari». E qui il presidente condanna «il prevalere della legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte». Trump? Putin? Netanyahu? Niente nomi. Il riferimento è a tutti i leader, a tutti i Paesi, a tutti i gruppi terroristici che seminano «lutti e distruzioni», scatenando conflitti permanenti e inasprendo la «condizione di barbarie nella vita internazionale» che scorre ogni giorno sotto i nostri occhi.
Le immagini che arrivano da Gaza, dall’Iran, dal Libano, dall’Ucraina o dall’Africa ci ricordano quanto è prezioso ciò che abbiamo conquistato: «Libertà e pace non sono un dato acquisito una volta per tutte, si tratta di beni resi fragili dalla dissennatezza e che richiedono consapevolezza e impegno». È un richiamo alto e forte a difendere questo patrimonio ogni giorno ed è un monito agli italiani, alle istituzioni e alle forze politiche, nel nome della Costituzione, della Resistenza e della Liberazione. Mattarella lo rilancerà con forza dal palco di San Severino, dove l’attore Neri Marcorè, sulle note di Daniele Di Bonaventura, leggerà un brano di Giorgio Bocca e stralci di lettere di addio di partigiani marchigiani.