Corriere della Sera, 24 aprile 2026
Giustizia, Forza Italia rilancia: «Riforme con leggi ordinarie»
Dalla sconfitta referendaria è passato un mese. Per Forza Italia è quindi tempo di ricordare a ministro e alleati che il tema non si accantona con la vittoria del No. Perché «è fondante per noi e perché il no alla separazione delle carriere non cancella la necessità di legiferare sulla giustizia per via ordinaria».
Così i due neocapigruppo – dopo l’avvicendamento sollecitato dalla famiglia Berlusconi – Stefania Craxi e Enrico Costa muovono un passo formale e congiunto: una lettera diretta al ministro della Giustizia Carlo Nordio e agli alleati, capigruppo di FdI, Lega e Noi moderati, per chiedere un «vertice di maggioranza» che sia occasione per «una programmazione chiara e collegiale» in grado di ridare spazio al tema «nell’agenda politica» del centrodestra e imprimere «un impulso decisivo a una breve ma incisiva stagione di interventi pragmatici e sostenibili».
Non graditissimo, tra i forzisti, sarebbe stato che Nordio abbia ripreso un confronto con l’Anm, con un incontro già svoltosi la scorsa settimana e un altro in programma a breve, mentre tutto tace a livello politico.
«Al di là dei toni e delle contrapposizioni della campagna referendaria – scrivono Craxi e Costa – le rare volte in cui la discussione si è misurata sul merito, è emersa una necessità largamente diffusa e condivisa di intervenire per restituire efficienza all’amministrazione della giustizia e rafforzare le garanzie anche con norme ordinarie». Quindi citano due iniziative legislative già votate da uno dei due rami del Parlamento e per questo sicuramente condivise dal centrodestra e non solo, ma poi rimaste nel cassetto: la riforma della prescrizione, varata alla Camera con il via libera dei centristi, e le norme sul sequestro degli smartphone, approvate in Senato con la convergenza di Iv e +Europa e l’astensione di Pd e Avs. Lo sottolineano i forzisti, intenzionati a manifestarsi «responsabili e costruttivi», come scrivono i capigruppo e «disponibili al dialogo con tutte le rappresentanze del mondo giustizia». Un riferimento esplicito ai magistrati che è poi uno dei nodi del documento: da un lato Nordio discute con l’Anm («un’organizzazione privata, non la controparte del Guardasigilli», sibilano i forzisti) dall’altro il confronto con le toghe resta teso. Anche soltanto ieri, Giorgia Meloni, a proposito del protocollo Italia-Albania sui migranti ha parlato di «letture giudiziarie forzate e infondate». Gli azzurri però sono fiduciosi: sulla giustizia si deve tornare a legiferare, «intestarci l’iniziativa politica è opportuno».
Oggi, intanto, Forza Italia ha in programma un evento pubblico al quale potrebbe seguire un faccia a faccia riservato legato alle vicende interne. A Roma, infatti, ospita l’iniziativa per i 50 anni del Partito popolare europeo. Schierati tutti i dirigenti: oltre a Tajani, naturalmente, chiamati a introdurre gli stessi Costa e Craxi, l’ex capogruppo al Senato Maurizio Gasparri (circostanza questa che qualche mal di pancia ha pur provocato), Fulvio Martusciello, capogruppo in Europa, e la vicesegretaria Deborah Bergamini. Attesi Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, e il messaggio del neopremier ungherese Peter Magyar. A margine, poi, Tajani potrebbe discutere con il governatore Renato Schifani a proposito della contesa dentro il partito siciliano che blocca il congresso regionale, destinato a un rinvio. Per il ruolo di commissario e pacificatore tra le correnti si parla del ragusano Nino Minardo, deputato, rientrato in FI dopo una parentesi leghista. Giorgio Mulè, esponente di punta della minoranza dentro FI, ieri si è schermito: «Io commissario? Se Tajani lo riterrà utile ne parleremo. Non mi candido e non faccio gare».