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 2026  aprile 24 Venerdì calendario

Scarpetta (Ocse): «Sussidi diretti solo alle imprese più esposte e ai redditi bassi»

Un dato colpisce nel rapporto sull’Italia che il nuovo capoeconomista dell’Ocse Stefano Scarpetta ha presentato ieri. L’andamento dell’economia, dopo essere tornato in linea con le tendenze di prima della recessione pandemica a inizio decennio, sta cedendo terreno. Non che l’Italia crescesse molto prima del Covid. Ma dal 2023 – secondo i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – il Paese ha iniziato a flettere anche rispetto al suo (lento) passo precedente.
Nel rapporto l’Ocse riduce la previsione di aumento del prodotto lordo allo 0,4% sul 2026, appena sotto i livelli indicati dal Fondo monetario internazionale e dal governo stesso. Ma Scarpetta, in una conversazione con il Corriere, si dice consapevole di quanto siano aleatorie le stime in questa fase. Il blocco di Hormuz grava sull’economia mondiale, portando a nudo le vulnerabilità dell’Italia stessa. «C’è un problema che si rivela con la nuova crisi energetica», osserva il capoeconomista dell’Ocse. Quel problema è l’elevata dipendenza dal petrolio e soprattutto dal gas importato. «Per il Paese l’anno scorso il 74% del consumo energetico totale netto è stato acquistato all’estero – continua Scarpetta —. Dipendiamo fortemente dal gas e questo espone l’Italia a un rallentamento» ad ogni crisi geopolitica. A soffrirne in particolare oggi, osserva Scarpetta, sono i settori energivori, quelli meno elettrificati o più esposti a un derivato del petrolio come il diesel: manifattura, agricoltura, trasporti.
Senz’altro, precisa l’economista, sono visibili dei miglioramenti. Le fonti rinnovabili hanno soddisfatto ben il 48% del fabbisogno elettrico nazionale nell’agosto scorso – contribuendo con i loro costi più bassi rispetto alle fonti fossili – e quel dato era ben sopra il 40% di un anno prima. Ma il sistema è comunque sotto pressione e chiede aiuto. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha segnalato che potrebbe allargare – o prolungare – gli sgravi fiscali sui consumi di carburanti. Scarpetta nota che dall’inizio della guerra di Hormuz 50 Paesi hanno preso misure, ma aggiunge una raccomandazione applicabile anche all’Italia: «Naturale che i governi vogliano lavorare sui prezzi dell’energia per i cittadini – premette il capoeconomista dell’Ocse —. Ma è importante che queste misure siano temporanee e mirate alle famiglie a basso reddito». Sgravi offerti a tutti sotto forma di riduzioni delle accise, come quelle in vigore da qualche settimana, hanno un doppio problema: pesano molto di più sul bilancio e spendono a debito risorse pubbliche preziose anche per italiani abbienti, che potrebbero cavarsela da soli. I costi potrebbero essere enormi: durante lo choc energetico al momento dell’aggressione all’Ucraina, i 34 governi dell’Ocse spesero 400 miliardi di dollari in sussidi a imprese e famiglie nel 2022 e altri 400 miliardi l’anno dopo.
Per il governo italiano si pone un problema tecnico: uno sgravio fiscale alla pompa di benzina o sulla bolletta elettrica, basato sul reddito dichiarato, potrebbe essere difficile da mettere in pratica. Scarpetta ha una proposta: un sistema per voucher, magari modello «social card», riservato alle famiglie a basso reddito e a certe categorie di imprese (per esempio, logistica su gomma e agricoltura).
I rincari dell’energia potrebbero rientrare relativamente presto, come si aspettano per ora i mercati; oppure potrebbero avere strascichi seri e prolungati, come avverte l’Agenzia internazionale dell’energia. In questo secondo caso – sostiene Scarpetta – il rischio di un ritorno dell’inflazione pone problemi specifici al sistema del lavoro e delle imprese in Italia. L’economista ricorda come il Paese (con Irlanda e Finlandia) sia fra i pochi in cui i compensi del lavoro in termini reali siano ancora sotto i livelli del 2021, prima dell’ultima ondata di carovita. Sono sotto persino ai livelli del 1990. C’è intanto un problema nei rapporti fra parti sociali, dice Scarpetta: «I rinnovi dei contratti sono arrivati con ritardo», quando i lavoratori avevano già perso molto potere d’acquisto. «Quasi tutti gli altri governi hanno alzato il salario minimo ed è stato uno strumento per proteggere i lavoratori a salario più basso», aggiunge Scarpetta, che in genere ne vede l’utilità del salario minimo stesso. Poi in Italia c’è il tema dei ritardi di produttività, storici. Con una variabile, nota l’economista: «Nelle imprese con più di cinquanta addetti la produttività in Italia è superiore a quelle di Francia e Germania, ma è molto sotto in quelle con meno di venti addetti». Peccato allora che l’anomalia italiana sia proprio lì: più di metà degli addetti, un record, si concentrano in queste aziende di piccola o piccolissima taglia.