Corriere della Sera, 24 aprile 2026
Giorgetti all’Europa: sugli aiuti siamo con l’acqua alla gola
«Io pessimista? Seguite i telegiornali e poi ditemi voi...». Il giorno dopo l’approvazione del Documento di finanza pubblica 2026 (Dfp) che certifica il deficit italiano al 3,1% e spegne le speranze di un’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione Ue, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non cela la sua preoccupazione sugli sviluppi geopolitici. Ma guarda a Bruxelles e a quelle «efficaci risposte» che la Commissione potrebbe dare alle proposte italiane nel caso il «quadro economico dovesse peggiorare». Lo scrive nella premessa al Dfp e lo ribadisce a chi ieri gli chiedeva del temporary framework – gli aiuti di Stato mirati – proposto dalla Commissione Ue per la crisi in Iran: «Non basta: è su determinate situazioni, trasporti, agricoltura e pesca, ma se tu non hai spazio fiscale su quelle misure dove metti gli aiuti, devi offrire anche la possibilità dello scostamento» (di bilancio, ndr ), ma è «incongruente e illogico nel comportamento: sono tutti già con l’acqua alla gola».
Giorgetti torna anche su quel decimo di punto nel calcolo del rapporto deficit/Pil arrivato al 3,1% che costringe l’Italia ad un altro anno sotto la procedura d’infrazione. Ce l’ha con gli istituti di statistica (Istat ed Eurostat) che «non hanno tenuto in considerazione i Superbonus già individuati come fasulli e quindi bloccati». E proprio sull’Istat cala la mannaia di Fratelli d’Italia, il partito della premier. Una nota informativa (riservata) elaborata dal Centro studi di via della Scrofa dice che «la rigidità dell’Istat rende più poveri gli italiani». Secondo il pensatoio fondato da Giovanbattista Fazzolari e ora diretto da Francesco Filini «nessuno vuole forzare i numeri, però, ci si sarebbe aspettati dall’Istat una maggiore attenzione, data la posta in gioco». Perché? «Da molti anni, le prime stime fornite dall’Istat sul Pil dell’anno precedente sono costantemente e notevolmente sottostimate. È sufficiente andare a vedere le consuete revisioni al rialzo operate con le stime successive, ben 5 stime». Secondo i vertici di FdI, insomma, «l’ingiustificata rigidità» dell’Istituto di statistica danneggia gli italiani: «Non uscire dalla procedura significa non poter investire su scuola, sanità e redditi bassi».
Giorgetti indica come «cesura fondamentale» il 28 febbraio, data dall’attacco Usa-Israele all’Iran. Da lì «uno choc di tale portata» che costringe a rivedere tutti gli indicatori economici. «Il contagio», scrive nella premessa al Dfp, «non si è ancora propagato all’economia reale», ma è «al momento difficile predire con esattezza quali canali di trasmissione si attiveranno e con quale intensità». Assicura che il «governo continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese: sarebbe irresponsabile non farlo». E però se il quadro dovesse peggiorare, «non si potrà escludere la possibilità che gli interventi addizionali finiscano per gravare sulla finanza pubblica». Chiarisce: «Sosterremo proposte che consentissero di dare efficaci risposte da parte della Commissione europea a tale grave congiuntura economica». Ma è chiaro che con «margini di bilancio particolarmente assottigliati», sarà «necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, inclusa la difesa».
Parole che non convincono le opposizioni che continuano a parlare di «fallimento». In particolare è il leader 5 Stelle Giuseppe Conte a ricordare «4 anni di governo e 4 leggi di bilancio fallimentari» e ripubblica sui social le dichiarazioni dei leader del centrodestra a favore del Superbonus e scrive: «Ridicoli». Elly Schlein (Pd) ripete: «Il Paese è fermo e il ministro Giorgetti anziché governare costruisce scenari». E Matteo Renzi (Iv): «Sfortuna? Io ci vedo molta molta incapacità».