Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 24 Venerdì calendario

Mondiali, il governo contro un possibile ripescamento "trumpiano"

Uno scatto in avanti fuori tempo. Le parole dell’italo americano Paolo Zampolli, inviato del presidente Trump per le partnership globali, non hanno fatto piacere all’Italia e indispettito gli iraniani. L’uomo che ha presentato la first lady Melania a Donald, ha tentato di forzare la mano al presidente della Fifa, Gianni Infantino, con un obiettivo preciso: lasciare l’Iran a casa e portare al Mondiale tra Stati Uniti, Canada e Messico, l’Italia quattro volte campione del mondo.
Una scelta di cuore, ma anche diplomatica e politica, per aiutare l’amico Trump a riallacciare i rapporti con il governo italiano che si sono raffreddati con l’inizio della guerra e per le accuse al Papa. Ma Zampolli non ha titoli per parlare e se pensava che il suo intervento fosse accolto con entusiasmo nel suo Paese d’origine, ci sarà rimasto male. Il Mondiale svanito contro la Bosnia è una ferita che ancora sanguina e ha provocato la crisi del calcio, culminata con le dimissioni del presidente Gravina, del c.t. Gattuso e del capodelegazione Buffon. La Figc resta in silenzio «perché non c’è niente da commentare» infastidita per essere stata tirata in mezzo a una storia per il momento costruita sulla sabbia.
Dure le parole del ministro dello sport, Andrea Abodi: «Un ripescaggio sarebbe inopportuno. Ci si deve qualificare sul campo». Quello dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è andato oltre: «Mi vergognerei». Luciano Buonfiglio, presidente del Coni, è sulla stessa linea: «Mi sentirei offeso, il Mondiale bisogna meritarselo». E non riceverlo come regalo. La Fifa, dopo l’uscita di Zampolli, non è intervenuta. L’imprenditore italo-americano aveva usato le stesse parole prima del Mondiale in Qatar del 2022 senza essere ascoltato. La volontà di Infantino è chiara: arrivare all’esordio dell’11 giugno nel mitico Azteca di Città del Messico con le Nazionali che si sono qualificate, compresa quella di Teheran. Parole ribadite lo scorso 15 aprile e che intende confermare il 30 aprile a Vancouver al Congresso Fifa. Gli stessi iraniani hanno preso malissimo l’uscita di Zampolli. Fatemeh Mohajerani, portavoce del governo, ha fatto sapere che «il ministero della Gioventù e dello Sport ha annunciato la preparazione della nostra Nazionale per partecipare al Mondiale con orgoglio e successo». E l’ambasciata dell’Iran a Roma è stata ancora più pesante attraverso l’account X: «Il tentativo di escluderci dalla Coppa del Mondo mostra la bancarotta morale degli Stati Uniti». Ma dalla Casa Bianca Trump ha commentato negando ma non fino in fondo: «L’Italia ai Mondiali? Non ci sto pensando più di tanto...»
La questione è aperta. I giocatori vogliono coltivare il sogno americano, ma bisogna vedere che sviluppi prenderanno le trattative di pace tra Stati Uniti e Iran nelle prossime settimane e quali saranno le condizioni di sicurezza per la Nazionale mediorentale, a cominciare dalla trasferta in Turchia a metà maggio, ma soprattutto in vista del ritiro a Tucson, in Arizona, a Los Angeles per le prime due partite contro Nuova Zelanda e Belgio e a Seattle per la terza con l’Egitto. La richiesta di un trasferimento in Canada o in Messico non è stata accolta.
Vista la situazione incandescente è lecito interrogarsi su cosa potrebbe succedere se l’Iran nelle prossime settimane dovesse fare un passo indietro. La Fifa, attraverso l’articolo 6.7 del regolamento, ha la possibilità di scegliere «a propria esclusiva discrezione» come muoversi. Infantino potrebbe premiare l’Italia che tra le escluse è quella con il ranking migliore. Ma per non turbare gli equilibri, a cui il presidente tiene molto, è molto più probabile che la scelta possa ricadere su una squadra della stessa confederazione e in quel caso toccherebbe agli Emirati Arabi Uniti. C’è anche l’ipotesi di un playoff sotto data, tra due asiatiche e due europee (con noi ci sarebbe la Danimarca). Ma per adesso è solo fumo.