Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 24 Venerdì calendario

Biennale, il "fortino" di Buttafuoco sotto assedio

A 15 giorni dal via, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, non ha ancora deciso se disertare o no la cerimonia inaugurale, il 9 maggio, della sessantunesima Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. «La scelta comunque sarà congiunta», dicono i suoi collaboratori. Vuol dire che Giuli deciderà insieme a Giorgia Meloni. Il problema è che finora non sono serviti tutti «gli scontri» e «i chiarimenti» dell’ultimo mese e mezzo tra il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, con la stessa premier, che lo mise lì due anni fa, il 20 marzo 2024.
Buttafuoco tira dritto: il padiglione russo della Biennale di Venezia, mentre l’invasione dell’Ucraina è ancora in corso, salvo sorprese riaprirà il 9 maggio dopo 4 anni di stop. E il presidente della Biennale l’ha già salutato al grido «Io apro a tutti, non chiudo a nessuno», fedele alla definizione che diede della Biennale uno dei più illustri suoi predecessori, Paolo Baratta: «L’Onu dell’Arte». Solo che all’epoca Mosca non aveva ancora sferrato «l’operazione militare speciale» contro Kiev e così adesso Buttafuoco ha tutti contro o quasi: dall’Europa al governo italiano. Il 14 aprile scorso, a Verona, durante la sua visita a Vinitaly, Giorgia Meloni lo disse chiaramente: «La politica estera la fa il governo». Sottinteso: non Buttafuoco. E il giorno dopo, nell’incontro a Palazzo Chigi col presidente ucraino Volodymyr Zelensky l’argomento è stato trattato di nuovo, pur lontano dai riflettori. Grande inoltre è la stizza per la vicenda provata anche dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, che ha la moglie ucraina. E Giuli, perciò, sta meditando.
«Dire freddo è poco, il loro rapporto ormai lo definirei glaciale», sussurra chi a destra li conosce bene entrambi, il ministro della Cultura e il presidente della Biennale. «Non ci occupiamo di retroscena», tagliano corto da Ca’ Giustinian, il bel palazzo affacciato sul Canal Grande, ormai il fortino di Buttafuoco. Solo che le incomprensioni tra i due nell’ultimo mese e mezzo si sono acuite: tutto cominciò il 10 marzo scorso quando Giuli disertò a sorpresa, al Collegio Romano, la presentazione del Padiglione Italia a Venezia. Seduto accanto a Buttafuoco c’era solo Angelo Piero Cappello, il numero uno, al ministero, della creatività contemporanea. Che poi è anche il nome più gettonato per rappresentare Giuli il 9 maggio ai Giardini.
Il ministro diede «buca» anche il 19 marzo a Venezia, per l’inaugurazione del Padiglione Centrale ristrutturato con i fondi del Pnrr. Quel giorno, addirittura, mandò al suo posto il suo vice capo di gabinetto, Valerio Sarcone, a cui prese un colpo quando si trovò davanti la consigliera d’amministrazione della Biennale Tamara Gregoretti, nominata dal ministero eppure in sintonia con Buttafuoco sulla scelta di far riaprire il Padiglione russo.
A far traboccare il vaso, però, ci pensò poi Buttafuoco in persona, annunciando di voler dedicare, durante la Biennale d’Arte, cinque serate a Pavel Florenskij ucciso dal Kgb nel 1937 per dare spazio ai dissidenti russi. Solo che al Collegio Romano rimasero tutti piuttosto interdetti scoprendo sul sito del Cremlino che a Florenskij c’è in progetto di dedicare un centro culturale a Mosca. E non solo. Nona Mikhelidze, prestigiosa ricercatrice georgiana dell’Istituto Affari Internazionali (Iai) commentò sui social: «Fa sorridere che Buttafuoco, dedicando cinque serate a Florenskij, pensi di fare uno sgarbo a Putin e al regime russo. Pavel Florenskij è stato pienamente integrato nella narrazione ideologica promossa da Putin...».
I russi ora stanno cercando di «metterci una pezza» direttamente, ironizzano al Collegio Romano: due giorni fa la commissaria del Padiglione di Mosca alla Biennale, Anastasia Karneeva, ha espresso solidarietà a Meloni dopo i violenti attacchi del propagandista Vladimir Soloviev. Ma il governo italiano non intende far sconti. E Giuli, come Nanni Moretti in Ecce Bombo, dovrà decidere: «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?». Chissà.