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 2026  aprile 24 Venerdì calendario

Biennale, Israele e Russia esclusi dai premi

Chi di autonomia ferisce di autonomia perisce. Nel travagliatissimo cammino che porta alla prossima Biennale d’Arte di Venezia – che aprirà al pubblico il prossimo 9 maggio – ieri ci si è messa anche la giuria internazionale fresca di nomina, che in una nota neanche troppo diplomatica ha annunciato che non premierà né la Russia né Israele «per crimini contro l’umanità».
La tegola sulla fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco – l’ennesima da quando il 4 marzo è stato annunciato che tra i 99 partecipanti ci sarà anche la Russia di Putin – si è materializzata con una nota arrivata nel pomeriggio in cui la giuria, presieduta dalla brasiliana Solange Farkas e composta da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi ha annunciato che per il Leone d’Oro e il Leone d’Argento «si asterrà dal considerare quei Paesi, i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità da parte della Corte penale internazionale. In questa edizione della Biennale desideriamo dichiarare l’intenzione di esprimere il nostro impegno per la difesa dei diritti umani nello spirito del progetto curatoriale di Koyo Kouoh».
Era stata proprio la prima curatrice donna d’origine africana della Biennale, scomparsa lo scorso maggio, a indicare il poker di donne che avrebbero dovuto assegnare i premi nella sua Biennale dal titolo «In minor keys». E due dei cinque collaboratori di Kouoh, che stanno portando avanti il progetto al posto suo, hanno firmato un appello contro la presenza di Israele.
La Biennale, che sulla Russia sta combattendo una battaglia per la propria autonomia, non ha potuto che prendere atto: «La giuria della Biennale Arte 2026, al pari di tutte le giurie della Biennale, opera in piena autonomia e indipendenza di giudizio nell’esercizio delle proprie funzioni». E le dichiarazioni delle giurate sono «una presa di posizione che i componenti hanno deciso di anticipare e rendere pubblica. Una naturale espressione della libertà e dell’autonomia delle quali La Biennale è garante». In realtà il comunicato delle giurate sarebbe un compromesso raggiunto in extremis ieri mattina durante il consiglio d’amministrazione della fondazione, in mancanza del quale si sarebbero dimesse.
In questo complicato scacchiere dove tutti vogliono muovere la propria pedina, la Russia – proprietaria del padiglione della discordia ai Giardini – ieri ha aperto un nuovo fronte con la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, che ha definito la minaccia dell’Europa di revocare il finanziamento di 2 milioni alla Biennale di fronte alla presenza della Russia «una ricaduta nell’anticultura che si è riaccesa in Occidente negli ultimi anni. Non si riprenderanno: diventeranno per sempre incivili».
Le prossime mosse sono tutte un lavoro di cesello. Il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, ieri ha confermato l’intenzione di sospendere il finanziamento qualora i chiarimenti richiesti «non siano soddisfacenti». Ma per il momento l’unico ad aver mandato le carte a Bruxelles è il governo italiano.