Corriere della Sera, 24 aprile 2026
Trump: sparare a chi posa mine. Ma l’Iran non cede
Se la possibilità di un secondo round di colloqui fra americani e iraniani esiste, dev’essere ben nascosta, perché al momento non se ne vede l’ombra.
Ieri è stata un’altra giornata di minacce incrociate. Ha cominciato Donald Trump con l’annuncio sul solito Truth. «Ho dato ordine alla Marina degli Stati Uniti di sparare e affondare qualsiasi imbarcazione, anche di piccole dimensioni, che stia posando mine nelle acque dello Stretto di Hormuz», ha scritto. «Nessuna esitazione».
Mentre lui scriveva, il Pentagono ha fatto sapere di aver abbordato un’altra nave nell’Oceano indiano che cercava di aggirare il blocco navale Usa imposto ai porti iraniani. Il Comando Centrale Usa (Centcom) ha dichiarato di aver ordinato finora a 33 navi di rientrare in porto, e il Dipartimento della Difesa ha affermato che continuerà a fermare le navi sospettate di «fornire supporto materiale all’Iran, ovunque operino».
Il blocco Usa? Per dire agli americani che l’economia iraniana sopravvive lo stesso il vicepresidente del Parlamento, Hamidreza Hajibabaei, annuncia che «sono stati depositati alla banca centrale i primi introiti derivanti dai pedaggi» per il passaggio delle navi dallo Stretto di Hormuz. Stretto che – ripetono gli ayatollah – rimarrà chiuso finché Washington non la finirà con il suo blocco navale.
La riapertura, in Pakistan, dei colloqui Usa-Israele-Iran era in agenda per questa settimana, ma Teheran non si è fidata e non ha inviato la sua delegazione. Teme che l’invito al tavolo del negoziato sia una trappola e che in realtà il nemico stia preparando una nuova offensiva. Non aiuta il fatto che proprio ieri sera la portaerei statunitense «George Bush» navigasse in prossimità del Medio Oriente, nell’Oceano Indiano. E a questo punto sono tre le sue unità navali dispiegate nella regione (le portaerei Ford e Lincoln erano arrivate nell’area in precedenza).
Altra lite via social fra Washington e Teheran: Trump scrive di voler «un accordo con l’Iran che duri, non ho fretta. Ma l’Iran sta avendo molte difficoltà a capire chi sia il suo leader! Non lo sa!». Il presidente Usa cita «lotte interne» fra «rigoristi» e «moderati» e dice che gli Stati Uniti «hanno il controllo totale dello stretto di Hormuz. È sigillato bene».
La replica ha più voci, tutte via X. Il presidente Masoud Pezeshkian e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf scrivono: «In Iran non esistono radicali o moderati; siamo tutti “iraniani” e “rivoluzionari”, e con la ferrea unità della nazione e del governo, con la completa obbedienza alla Guida suprema della Rivoluzione, faremo pentire l’aggressore». E proprio sull’account della Guida suprema Mojtaba Khamenei è stato ripubblicato il messaggio del Capodanno iraniano (il 20 marzo): «Il nemico cerca di minare l’unità e la sicurezza nazionale; non permettete che questo obiettivo malvagio si realizzi».
Da Washington, Trump, ieri ha detto ai giornalisti che «l’Iran non deve avere l’arma nucleare» e che «io non userei mai l’atomica contro Teheran, nessuno dovrebbe usarla». E a chi gli chiedeva conto dell’aumento dei prezzi della benzina ha risposto: «Gli americani dovrebbero aspettarsi di pagare un po’ di più, è il prezzo per un Iran senza armi nucleari».
Ieri è stato anche il giorno dei video per mostrare i «trofei» vinti in questa battaglia navale. Uno diffuso dall’Iran, che ha bloccato tre portacontainer nello Stretto di Hormuz, e l’altro pubblicato dagli Usa che hanno intercettato una petroliera iraniana nell’Oceano indiano. La Bbc ha sollevato dubbi sull’autenticità di quello diffuso dai pasdaran. Gli attacchi iraniani alle tre navi (due delle quali avevano a che fare con la Msc dell’armatore italiano Aponte) secondo la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt non avrebbero violato il cessate il fuoco perché «non erano navi statunitensi o israeliane».
Con tutti gli occhi puntati su Hormuz, è passato in secondo piano il nuovo round di colloqui cominciati ieri alla Casa Bianca (quando da noi erano le 22) per il cessate il fuoco permanente fra Libano e Israele.Intanto la tregua è stata estesa di tre settimane. Ma ancora ieri Hezbollah ha lanciato razzi contro il Nord di Israele. All’incontro, fra gli ambasciatori dei due Paesi, secondo Axios ha partecipato inizialmente anche Trump che si è detto fiducioso di incontrare entro i prossimi 15 giorni i leader di Israele e Libano.