ilfattoquotidiano.it, 23 aprile 2026
Stellantis paga 425 operai per lasciare la fabbrica di Melfi. Da inizio anno oltre 1.000 uscite dai siti italiani
Alla faccia della ripresa della produzione in Italia nel primo trimestre, Stellantis apre di nuovo il portafoglio per allontanare gli operai dalle fabbriche. Il gruppo franco-italiano ha annunciato ai sindacati la volontà di aprire un nuovo scivolo per la fabbrica di Melfi: incentiverà 425 esuberi, circa il 10% dei dipendenti del sito lucano. Sale così a circa 1.000 il numero delle uscite pagate dall’inizio del 2026.
La decisione di intervenire sulla pianta organica dello stabilimento in Basilicata, tra l’altro, conclama come il leggero aumento dei volumi tra gennaio e marzo, e l’avvio di nuove produzioni nei prossimi mesi, siano insufficienti a saturare la fabbrica sotto il profilo occupazionale: una smentita degli annunci fatti negli ultimi mesi, anche ai tavoli ministeriali, da parte dei manager e dello stesso ministro Adolfo Urso.
Del resto, come aveva fatto notare Ilfattoquotidiano.it in solitaria, la mirabolante crescita percentuale di Melfi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, disastroso, ha in realtà partorito un topolino per quanto riguarda il numero assoluto delle unità prodotte. La fabbrica ha fatto registrare un +92%, ma partiva da numeri ridicoli: da 8.890 a 17.110 auto. Basti pensare che nel 2024 – non un anno d’oro – erano state sfornate 25.100 nello stesso periodo e nel 2023 erano state addirittura 50.870. Il tutto nonostante sia già partita la produzione di Jeep Compass, Ds8 e che, nel corso dell’anno, lo stabilimento dovrebbe iniziare ad assemblare anche Ds7 e Lancia Gamma.
“La richiesta di Stellantis conferma quanto da tempo come Fiom denunciamo riguardo allo stabilimento lucano, e cioè che nonostante l’avvio della produzione della nuova Jeep Compass, questa non basta a fermare il graduale svuotamento, garantendo la piena occupazione”, dichiarano Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom e responsabile settore mobilità, e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive del sindacato.
La richiesta di uscite per lo stabilimento di Melfi si sommano a quelle già annunciate negli stabilimenti di Pomigliano (150), Mirafiori (121), Atessa (302) e Termoli (50), per un totale di più di 1.000 lavoratori che nei prossimi mesi lasceranno le fabbriche italiane, una delle quali – Cassino – è al centro di una trattativa per l’affitto di spazi – o una definitiva cessione – alla cinese Donfeng. “È inaccettabile – aggiungono Lodi e D’Alessio – che tutto questo avvenga prima della presentazione del piano industriale prevista per il 21 maggio, su cui chiediamo che ci sia una discussione preventiva che affronti, sito per sito, prospettive industriali e occupazionali”.