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 2026  aprile 23 Giovedì calendario

Gaza, gli Emirati si “prenotano” per la ricostruzione

Dalle valigette del Qatar per Hamas ai container degli Emirati. I rappresentanti dell’etereo Board of peace istituito da Donald Trump a inizio anno per dare corpo al suo piano in 20 punti di pacificazione di Gaza, hanno incontrato nei giorni scorsi i dirigenti della Dp World, azienda di Stato controllata e finanziata dal governo dell’emirato di Dubai, tra i più grandi player della logistica portuale al mondo. La notizia dell’incontro è arrivata al Financial Times, che ha visto la bozza del piano di sviluppo di un hub portuale nella Striscia.
Dp World gestisce il 10% del traffico di container globale, è specializzata in gestione di terminal, porti, zone di libero scambio, servizi logistici e infrastrutture marittime. Mantenendo un lessico in voga a Washington e tra i grandi investitori del Golfo, per Gaza ha proposto una “visione” che consiste nel creare un “ecosistema economico incentrato sui porti” integrato con industrie leggere e “piattaforme commerciali generatrici di occupazione” nella Striscia.
A febbraio il gruppo ha dovuto rinnovare la sua dirigenza quando il presidente Sultan Ahmed bin Sulayem è rimasto travolto dallo scandalo Epstein e si è dimesso, dopo che decine di sue foto e centinaia di mail fin troppo amichevoli con il finanziere pedofilo sono state rese pubbliche. A lui è subentrato Essa Kazim, finanziere di primo piano già governatore del Dubai International Financial Centre e presidente della holding delle borse di Dubai (che controlla Dfm e Nasdaq Dubai). Il ceo di Dp World resta Yuvraj Narayan, stretto collaboratore di Bin Sulayem dal 2004.
In una fase di stallo manifesto dell’iniziativa Usa per Gaza, dove non si trova un accordo per il disarmo di Hamas e per il ritiro dell’esercito israeliano dal 52% del territorio della Striscia che occupa, è significativo che il Board of peace faccia riferimento al Paese del Golfo da sempre più interessato alla normalizzazione dei rapporti con Israele. Gli Emirati hanno stabilito relazioni diplomatiche con Gerusalemme nel 2020 sottoscrivendo gli Accordi di Abramo di Trump, mantenendo relazioni stabili anche dopo il 7 ottobre 2023. La DP World opera in linea con gli interessi politici del Paese che la finanzia: ha costruito un porto in Somaliland, entità separatista riconosciuta internazionale solo da Israele, quando Benjamin Netanyahu pianificava di trasferirci i palestinesi di Gaza.
Gli Emirati sono anche uno dei pochi Paesi che si è impegnato a pagare 1 miliardo di dollari per entrare come membro permanente nel Consiglio di pace trumpiano, anche se i pagamenti non sono mai stati finalizzati. Il “Board” ha preso accordi con JP Morgan per gestire i flussi finanziari che si troverà a ricevere per la fase di ricostruzione (eventuale). Si parla di bisogni per almeno 70 miliardi in infrastrutture. Oltre agli Emirati, hanno promesso decine di miliardi Giordania, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita, tra prestiti pubblici e investimenti privati. Ma come ha detto un “miliardario vicino a Trump” al New York Post, “senza garanzie non metto un soldo”. Solo che questo tipo di “garanzie”, a Gaza, sono più scarse degli aiuti umanitari.