repubblica.it, 23 aprile 2026
Università, respinti i ricorsi sul semestre filtro e le ammissioni in Albania
La rivoluzione del semestre filtro per scremare gli aspiranti medici e l’assegnazione di circa duecento candidati nella sede di Tirana reggono per ora alla prova del Tar. Decine di ricorsi presentati dagli esclusi o dai “dirottati” in Albania assistiti da studi legali esperti in istanze sul numero chiuso sono stati respinti dai giudici amministrativi del Lazio. In attesa delle sentenze di merito, il Tar ha negato dunque la sospensiva della graduatoria nazionale richiesta dai candidati.
Un punto a favore del ministero dell’Università e della Ricerca guidato dalla ministra Anna Maria Bernini che ha appena riunito attorno a un tavolo tecnico atenei e studenti per eventuali correttivi alle modalità di applicazione della riforma su cui comunque, a leggere le ordinanze dei giudici, poggiano su alcuni punti fermi.
Il caso Tirana: per i giudici l’assegnazione è legittima
Ma cosa dice il Tar? Per quanto riguarda il caso Tirana, i giudici attestano la legittimità dell’inclusione della sede albanese tra le mete per l’accesso a Medicina per via dell’accordo tra l’ateneo di Tor Vergata e quello estero di Nostra Signora del Buon consiglio e che non potevano esserci dubbi sull’assegnazione perché «la piattaforma Universitaly indicava chiaramente e inequivocabilmente le collocazione geografica del corso».
Sul nodo più spinoso, ovvero quello della contribuzione studentesca, fissata inizialmente a 9mila euro l’anno per ogni studente destinato a Tirana e poi parificata alle fasce di tassazione delle università italiane dopo l’intervento della ministra, il Tar scrive che il fatto che l’equiparazione sia stata decisa solo per l’anno accademico in corso non «integra un vizio di illegittimità» perché neanche gli altri atenei in Italia assicurano «l’invarianza della contribuzione per l’intero ciclo di studi».
Verso il calmieramento delle tasse per l’intero ciclo
A Repubblica risulta comunque che anche per il futuro il ministero è impegnato a rendere sostenibile lo studio di Medicina in Albania per chi supera il semestre filtro senza tassazioni monstre.
Quanto all’impianto della riforma, secondo il Tar non può ritenersi «manifestamente irragionevole la strutturazione di una fase di accesso basata sul superamento, con la mera sufficienza, di taluni esami universitari», si legge in una decisione. Via libera dunque ai veri e propri esami universitari che incidono sulla carriera dello studente e che hanno soppiantato i quiz.
Ancora: gli altri ricorsi poggiano su tre punti. Anzitutto i criteri di formazione delle graduatorie, modificati dal ministero dopo le prove per riempire le graduatorie e consentire l’accesso anche agli studenti che non avevano ottenuto la sufficienza in tutte e tre le materie, a patto di recuperare i crediti mancanti con degli esami tra gennaio e febbraio.
Su questo il Mur non avrebbe «travolto le regole originarie» e «le scelte adottate» opererebbero «un bilanciamento non manifestamente irragionevole di tutti gli interessi in gioco». E cioè l’esigenza da un lato di «saturare per quanto possibile i posti disponibili», dall’altro di «tutelare l’affidamento dei candidati rispetto delle regole della competizione».
La modifica del bando che ha consentito anche a chi non aveva tre sufficienze di entrare in graduatoria non sarebbe illegittimo perché «il sistema delineato dal Ministero garantisce che i candidati che hanno conseguito le tre sufficienze sono sempre e invariabilmente preferiti, nella collocazione in graduatoria, rispetto a tutti gli altri candidati».
Il secondo punto dei ricorsi riguarda le immatricolazioni. La norma stabilisce che lo studente che non si immatricola nella sede assegnata perde il posto («regime delle decadenze in caso di mancata immatricolazione»). Per il Tar, il nuovo meccanismo «supera la vecchia prassi degli “scorrimenti” continui» nelle graduatorie che lasciavano gli studenti nell’incertezza.
Infine, sulla violazione dell’anonimato, non ci sarebbero state criticità secondo i giudici. Perché, si legge in una delle ordinanze, «non risulta che al termine delle prove i compiti siano consegnati nelle mani della commissione e non chiuse negli appositi contenitori». Difficile anche che il personale d’aula «sia in grado di memorizzare un codice numerico di 15 cifre, passare tale informazione alla commissione la quale, poi, dovrebbe avere la possibilità di alterare il risultato».
A giugno le udienze di merito
Bisognerà certo attendere le decisioni nel merito, alcune già fissate per giugno, per scrivere (o meno) la parola fine sui ricorsi, e le decisioni in arrivo dal Consiglio di Stato. Al ministero, al Cineca e agli atenei coinvolti spetta ora preparare ulteriore documentazione dato che il Tar, come è scritto nelle ordinanze e ricorda lo studio legale Leone-Fell & C., ha disposto «una articolata e approfondita istruttoria», in particolare sul «sistema di correzione delle prove» e sulla «formazione delle graduatorie e l’assegnazione delle sedi universitarie».