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 2026  aprile 23 Giovedì calendario

Zack Polanski descrive le sue proposte politiche

“Sto imparando di nuovo l’italiano. Se devo scegliere un Paese che amo, questo è l’Italia”, ci dice Zack Polanski, il nuovo mito e alfiere della sinistra britannica. Non è adulazione: Polanski parla per quasi un’ora con Repubblica, unico giornale italiano, e alcuni media stranieri in un parco di Hackney, il suo feudo a East London, nella sua prima intervista internazionale, mentre sta volando nei sondaggi oltremanica. L’Italia la ama davvero, “in maniera profonda e sincera, e nessuna offesa alle altre nazioni: ero un attore circa 15 anni fa e facevo tournée scolastiche in Italia, dove lavoravo insegnando ai bambini. Ho visitato circa 82 città e paesi in tutta Italia, sia al nord che al sud. È stata un’esperienza incredibile. Così ho imparato l’italiano strada facendo”.

Da quando i Verdi hanno scelto come loro leader Polanski – attualmente consigliere comunale a Londra – sono oramai al secondo posto nei sondaggi con il 17-18%, dietro la destra di Farage, staccando anche il Labour al governo e i conservatori, il partito più antico d’Occidente. Il primo ministro laburista Keir Starmer accusa i “Greens” di essere “estremisti e populisti di sinistra”. Polanski ci ride sopra, anche se gli manca qualche dente: “Dice così perché ci teme. Starmer è un disastro. Non vedo l’ora che crolli”.
Nato 43 anni fa col nome di David Paulden a Salford, alla periferia di Manchester, gay, nome Zack dal rifugiato ebreo del romanzo per ragazzi “Goodnight Mister Tom”, cognome Polanski recuperato a 18 anni dopo che i nonni lo avevano anglicizzato per evitare persecuzioni dell’estrema destra, ebreo disgustato “dal genocidio di Gaza”, ex ipnoterapeuta che prometteva di far ingrossare il seno delle donne con la forza del pensiero, indossatore di vestiti usati, Polanski è la nuova star della politica britannica. Innanzitutto, perché ha enorme carisma e dialettica, e sui social media pubblica video toccanti e coinvolgenti neanche li girassero Loach e Kassowitz. Poi perché è il nuovo alfiere della sinistra e dei giovani: per l’espansione del welfare e contro le disuguaglianze e i paperoni, “che pagano tasse misere”. Poi perché su Gaza ha lanciato una campagna durissima contro Israele, che ha attecchito a sinistra tra le minoranze, soprattutto tra i milioni di musulmani nel Regno Unito che un tempo votavano in massa per il Labour. E poi perché a sinistra ha preso il posto del disastrato ex leader laburista Jeremy Corbyn, mentre il centrista Starmer gli lascia praterie.
Così i Verdi un mese fa non solo hanno vinto la prima elezione suppletiva della loro storia alla periferia di Manchester (con la 35enne idraulica Hannah Spencer) ma oramai sono il riferimento degli elettori di sinistra. Un ultimo sondaggio YouGov dice che, insieme a Farage a destra, faranno sfracelli nelle prossime elezioni amministrative nel Regno Unito il prossimo 7 maggio, e puniranno brutalmente il Labour nel fortino di Londra, conquistando sinistra, radical chic, giovani ed elettori pro Gaza, Causando molto probabilmente, di lì a poco, la caduta definitiva di Starmer.
Zack Polanski, vuole riportare la Gran Bretagna nell’Unione europea?
“Sono molto favorevole all’Ue. Penso che la Brexit sia stata un disastro per noi britannici, sia economicamente sia in termini di capitale sociale, e credo anche che ci siano crescenti rischi per la sicurezza dato che ci siamo legati troppo spesso a Donald Trump. Se poi l’Ue vuole davvero riprendersi il Regno Unito in famiglia, questa è un’altra questione. Non ne sono certo ma, quando ci saranno le condizioni saranno giuste, mi piacerebbe vederci rientrare nell’Unione europea. Come prima cosa però dovremmo rientrare nell’unione doganale europea: ciò ridurrebbe gli attriti commerciali, riporterebbe il libero scambio e contribuirebbe ad abbassare i prezzi dei beni alimentari. Il costo della vita è una delle mie preoccupazioni più grandi e urgenti”.
Lei vuole rientrare nell’Ue, ma allo stesso tempo critica la Nato e vorrebbe anche abbandonarla. Come si conciliano queste due cose, in un mondo così teso e caotico come quello di oggi?
“Non sono idealista riguardo all’Unione europea. Non penso che sia perfetta. Siamo sempre più preoccupati per l’ascesa di governi di destra, o anche di partiti di destra, in tutta Europa. L’Ungheria ha ovviamente avuto un risultato più positivo di quanto avrebbe potuto essere, ma non sono convinto che rappresenti un baluardo del socialismo o una crescita della sinistra e della politica progressista in Europa. Detto questo, continuo a pensare che sia meglio essere dentro l’Unione europea che fuori, soprattutto su questioni come la libera circolazione o i mercati. Perché dovremmo essere così influenzati dalle decisioni di un organismo di cui non facciamo nemmeno parte, invece di avere un posto al tavolo delle trattative? La Nato invece è una questione differente. Quasi non conta ormai a cosa penso io della Nato, perché Trump è stato chiaro nel dire che potrebbe ritirarsi dall’Alleanza Atlantica. E prima, minacciava l’annessione della Groenlandia, uno dei nostri alleati Nato. La premier danese crede che Trump faccia sul serio. E se qualcuno ne dubita, guardate quanto accaduto con l’Iran. Trump ha parlato di cancellare una civiltà, e prima ha sostenuto il genocidio in corso a Gaza, Benjamin Netanyahu e Israele. Io non ho parlato di abbandonare immediatamente la Nato. Dico però di ricostruire i rapporti con i nostri vicini europei, soprattutto su sicurezza e difesa, discuterne seriamente, per costruire un’alternativa alla Nato, senza nascondere la testa sotto la sabbia e senza aspettare di vedere se Trump è di buon umore o meno. Quando sono diventato leader dei Verdi otto mesi fa, Starmer mi ha definito una minaccia alla sicurezza nazionale. Ora si è spostato sulla mia posizione, ossia riavvicinarsi agli europei senza aspettare gli americani. Ma Starmer ha anche detto che sono “fatto di droghe e indulgente con Putin”. Sulla questione droghe ho parlato molto: dobbiamo adottare un approccio sanitario pubblico, legalizzandole. E se Starmer vuole chiamarmi una minaccia alla sicurezza nazionale, che dire dello scandalo Mandelson, in cui il primo ministro è pesantemente coinvolto e che ha messo in pericolo la nostra sicurezza nazionale?”.
Lei ha paragonato Trump a Putin. Davvero la considera una associazione ragionevole?
“Mi è stato chiesto più e più volte chi pensassi fosse peggiore tra Putin e Trump. Non è utile fare classifiche dell’oppressione. Per quanto orribile sia Putin e per quanto spregevoli siano i suoi crimini, non l’ho mai visto minacciare un genocidio. Non l’ho mai visto minacciare di cancellare una civiltà. E non ho mai visto Starmer sostenere di avere una “special relationship” con Putin, come fa con Trump. Dov’è la coerenza morale? Qual è stata la reazione di Keir Starmer? Non ho visto alcuna condanna da parte sua rispetto a ciò che Trump minacciava di fare in Iran, né rispetto a ciò che sta accadendo in Libano o a Gaza. Lo trovo spregevole. Quindi a questo punto non direi che Donald Trump sia più pericoloso di Vladimir Putin. Putin resta pericoloso. Ma penso che la special relationship di Starmer con Trump sia un pericolo maggiore per i britannici e rispetto a ciò che Putin sta facendo in Ucraina, cosa altrettanto terribile e deve essere fermato. Ma, ripeto, se vogliamo fare paragoni, oggi sono più preoccupato del rapporto tra Starmer e Trump”.
La sua posizione su Israele è molto chiara. Ma, da ebreo, qual è il suo rapporto con la comunità ebraica?
"Esistono certamente parti della comunità ebraica che sentono che io non li rappresenti, e va benissimo così. Non parlo a nome dell’intera comunità ebraica. Sarebbe impossibile. Non esiste una sola comunità ebraica. Esistono comunità ebraiche con opinioni diverse, sfumature diverse, visioni diverse. Quello che spero di fare come leader è dire a tutte queste comunità: che siate d’accordo con me o no, io sono comunque disposto ad ascoltare. Non dovete essere d’accordo con me su tutto. Però, per me, una linea rossa fondamentale è che ciò che sta accadendo a Gaza è un genocidio”.
Interrompere i rapporti tra Israele e Regno Unito, come lei invoca, non può essere controproducente?
“Io mi preoccupo della tragedia umanitaria. C’è stato un momento in cui a Gaza moriva ogni giorno l’equivalente di un’intera classe di bambini. Ci sono stati vari cosiddetti cessate il fuoco, ma sappiamo che le oppressioni continuano, sia in Palestina sia negli insediamenti. È assolutamente inaccettabile”.
Qual è la sua posizione sul boicottaggio dei prodotti israeliani organizzato da alcune comunità a Bristol?
“Sostengo pienamente ciò che sta accadendo nella cosiddetta “apartheid free zone” a Bristol. Il motivo è che boicottaggio e sanzioni fanno parte di una lunga tradizione democratica in questo Paese. Lo abbiamo fatto contro il Sudafrica dell’apartheid e lo abbiamo fatto anche con la Russia, per esempio alle Olimpiadi. Quando un Paese non rispetta standard umanitari e non si comporta come ci si aspetterebbe da una democrazia, questo è uno degli strumenti che si possono usare. Il fatto che il Regno Unito mantenga ancora un accordo commerciale con Israele significa che Israele continua a godere di privilegi democratici e commerciali, oltre a beneficiare dei nostri consumi. I britannici sono disgustati dal genocidio in corso compiuto da Israele. Interrompere l’accordo commerciale con Israele dall’accordo commerciale non fermerà in sé il genocidio, ma penso che sia uno dei molti fattori che possono contribuire. Il governo britannico deve tutto il possibile per fermare il genocidio per mano di Israele”.
Però la accusano di antisemitismo, e in questo senso ci sono dichiarazioni molto controverse di alcuni esponenti dei Verdi candidati alle elezioni del 7 maggio. Lei non è preoccupato?
“Prima di tutto, i casi di accuse di antisemitismo sono 15 su circa 4.500 candidati. Da ebreo, non voglio nessun candidato antisemita. Ma penso sia importante mantenere il senso delle proporzioni. Oltre a me, solo altri quattro ebrei sono stati leader di un partito nella storia della politica britannica, quindi prendo l’antisemitismo molto seriamente. Alcuni dei casi riportati dai media sono effettivamente antisemitismo ed è quindi importante avere procedure disciplinari ancora più stringenti. Allo stesso tempo, altri casi chiaramente non sono antisemitismo, trattandosi di persone che criticano il governo israeliano, e approvo pienamente tutto ciò che hanno detto. Da ebreo sono contro ogni antisemitismo, islamofobia, qualsiasi forma di razzismo, misoginia, sessismo, transfobia o crimine d’odio”.
La preoccupa il crescente antisemitismo nel Regno Unito?
“Certo. È cruciale fare tutto il possibile per garantire sia la sicurezza fisica delle persone sia la percezione di sicurezza. È inaccettabile che chiunque in questo Paese si senta insicuro semplicemente mentre vive la propria vita quotidiana. Tuttavia, più in generale, il tema dell’antisemitismo viene sempre più spesso strumentalizzato come attacco politico cinico da parte del Labour. Prendo molto sul serio l’antisemitismo e ciò significa anche riconoscere che va affrontato con compassione, attenzione e sfumature, e che bisogna avere equilibrio in queste conversazioni. Il fatto che il Labour abbia aspettato l’inizio della campagna elettorale per iniziare ad accusare candidati di antisemitismo dimostra il contrario. È la strumentalizzazione di un attacco politico, cosa che ritengo dannosa e malsana”.
Lo Spectator l’ha definita “matto, cattivo e pericoloso”. Il Telegraph “Stalin con un piercing al naso”, anche se lei non ha piercing. E persino il New Statesman (il settimanale principe della sinistra britannica) si è chiesto se lei non sia un Farage della sinistra. Questi attacchi sono in un certo senso dei complimenti per lei?
“Sono il più grande complimento che si possa immaginare. Avanti così. C’è quella vecchia frase: prima ti ignorano. Poi ti deridono. Ora dicono che siamo pericolosi, cioè il punto in cui vogliono attaccarci davvero. E sì, siamo pericolosi, perché il Telegraph o lo Spectator esistono per una sola ragione: proteggere il potere e la ricchezza di multimilionari e miliardari, alcuni dei quali possiedono quei giornali. Io invece voglio redistribuire quel potere e quella ricchezza nelle nostre comunità. Quindi è ovvio che mi vedano come un pericolo. Gli attacchi sono un complimento, ma anche un degrado della democrazia e del modo in cui gran parte dei media tradizionali si comportano in questo Paese. E non solo con me. Non penso sia un modo sano di fare democrazia, basti vedere come hanno trattato persone pubbliche nel passato, per esempio la principessa Diana. Hanno cercato di distruggerle. E penso in particolare a come trattano le donne nella vita pubblica quando osano esporsi su certe questioni. È una lunga tradizione dei media britannici: ti innalzano e poi cercano di buttarti giù. Io però non ho paura. Non temo nulla, perché so di avere dalla mia parte la verità e le comunità. E soprattutto non si tratta di me. Si tratta delle comunità che stanno soffrendo in questo momento. Persone che hanno vissuto 14 anni di austerità dei tories e ora soffrono altri due anni di austerità laburista. Hanno votato per il cambiamento, ma non hanno visto molto cambiamento. Quindi non mi sorprende che i media cerchino continuamente un’angolazione per attaccarmi e distruggermi. Ma non sta funzionando. Infine, continuano a tirare fuori una storia sull’ipnoterapia del 2013 (quando Polanski assicurava ad alcune sue pazienti che avrebbe ingrossato il loro seno, ndr). Sì, è stato imbarazzante per me, ma mi sono già scusato più volte. Il fatto che continuino disperatamente a riproporre quella storia dimostra la loro disperazione, perché non riescono ad attaccarmi sugli argomenti”.
E quali sono questi argomenti?
“Che nel quinto Paese più ricco del mondo, dove le 50 famiglie più ricche possiedono più ricchezza del 50% più povero della popolazione, la disuguaglianza economica sta distruggendo la società. Ci sono persone senza casa, persone che fanno fatica a mettere il cibo in tavola, persone che lavorano ma che solo pochi anni fa stavano bene e ora vivono nell’insicurezza economica. Per esempio, se introducessimo qualcosa come il controllo degli affitti, la famiglia media risparmierebbe tremila sterline l’anno e questo rimetterebbe 17 miliardi di sterline di potere d’acquisto nelle tasche delle persone. La grande maggioranza di questo Paese è davvero in difficoltà e non ne può più. Sono esausti. I media britannici fanno di tutto per fermarci. Ma non funzionerà, perché continueremo a rinfacciare la verità al potere”.
Se domani diventasse primo ministro, quali sarebbero i due o tre provvedimenti in cima alla sua agenda?
“La prima cosa sarebbe porre fine alla piaga dei senzatetto. È scandaloso che ci siano persone costrette a vivere per strada. Durante la pandemia abbiamo visto che, temporaneamente, siamo riusciti a mettere tutti al riparo per fermare la diffusione del virus. Questo ha dimostrato che, quando c’è volontà politica, possiamo fermare questo problema gravissimo. La seconda sarebbe una tassa sulla ricchezza. È inaccettabile che multimilionari e miliardari non paghino tasse in modo equo. Ho parlato di una tassa sui patrimoni, assicurandoci di tassare gli asset delle persone per raccogliere quelle risorse. Qualcuno mi dice: “E se i ricchi se ne andassero?”. Penso che questo argomento sia esagerato, perché sto parlando di una tassa dell’1% o del 2%. L’idea che un miliardario fugga per una tassa del 2% è probabilmente sopravvalutata. Ma anche se lo facesse, sto parlando di tassare patrimoni: è piuttosto difficile prendere un bene, soprattutto un edificio, e portarlo via con sé. Il fatto che nel frattempo ci siano oltre 170mila bambini senza casa è inaccettabile. Uno su cinque nel Regno Unito non ha accesso a cibo sano e nutriente. Ancora una volta: inaccettabile. Infine: una legge elettorale proporzionale. Il nostro sistema elettorale maggioritario (“first past the post”) sta degradando la nostra democrazia, perché le persone sono costantemente spinte a votare il meno peggio invece di ciò che vogliono davvero. La rappresentanza proporzionale non è perfetta, ma porta più sfumature e una cultura politica migliore. E infine, il clima e riduzione delle emissioni. A volte mi chiedono se il Partito Verde abbia smesso di parlare dell’ambiente. Io parlo sempre dell’ambiente”.
Come vive il paragone con l’altra star emergente della sinistra mondiale, il sindaco di New York, Zohran Mamdani?
“È un onore essere paragonato a lui, vedendo come sia partito così bene a New York con quello che lui ha chiamato “socialismo delle fogne”. Io probabilmente lo chiamerei “socialismo del marciapiede”, ossia saper affrontare le sfide quotidiane dei cittadini: assicurarsi che i rifiuti vengano raccolti, che si riparino le buche stradali, che biblioteche, spazi verdi e parchi siano protetti. Se fallisci nelle piccole cose, come penso abbiamo visto fare al governo laburista più e più volte, le persone perdono fiducia nella politica, sia a livello nazionale sia locale. Quindi penso che Zohran abbia mostrato un modello straordinario su come concentrarsi sulle piccole questioni quotidiane”.
Starmer è sull’orlo delle dimissioni. Cosa pensa che abbia sbagliato il Labour? E Starmer dovrebbe lasciare?
“Assolutamente sì. Starmer ha mostrato un’enorme serie di errori di giudizio. E non si assume mai le sue responsabilità. Per lo scandalo Mandelson, ha licenziato il suo capo della comunicazione. Ha licenziato ex consiglieri. Ora ha licenziato l’ex capo del Foreign Office, Olly Robbins. Ma non penso che questo sia l’unico errore che Starmer abbia fatto. Penso anche al genocidio in corso a Gaza, al rifiuto di smettere di vendere armi a Israele, al rifiuto di dire no a Donald Trump. Starmer ha cercato di sostenere che il Regno Unito non fosse coinvolto nella guerra in Iran ma sapete meglio di me che Pedro Sánchez è stato molto chiaro nel dire che i militari statunitensi non erano benvenuti sul suolo spagnolo e non potevano usare lo spazio aereo spagnolo. Il Regno Unito non ha fatto lo stesso. Potrei continuare. Starmer ha promesso dieci cose quando divenne leader e non ne ha realizzata quasi nessuna. Aveva promesso un New Deal sull’ambiente: niente. Disse che avrebbe aumentato le tasse sui redditi più alti: non è successo. Disse che avrebbe riportato le compagnie idriche in mano pubblica: stanno scaricando liquami nelle nostre acque e ci fanno pagare di più per il privilegio. Quindi c’è stato un susseguirsi di disastri e fallimenti. Noi invece, nei consigli comunali dove governiamo, abbiamo costruito case popolari, protetto i servizi pubblici e, nonostante l’austerità, siamo stati più efficienti. Keir Starmer dice continuamente che non ci sono più soldi. I soldi ci sono eccome. È solo che vanno a multimilionari, miliardari e investitori stranieri, non alle nostre comunità. Per noi Verdi non bisogna accontentarsi del meno peggio. E se ci attaccano, è perché stiamo vincendo”.