la Repubblica, 23 aprile 2026
Tosca e Drusilla Foer dialogano ricordando Ornella Vanoni
Conversazioni sul femminile potrebbe essere il titolo di questo incontro tra Tosca, che pubblica oggi il suo nuovo album Feminae, e Drusilla Foer, impegnata nelle ultime repliche del suo spettacolo Venere nemica. L’album di Tosca è tutto declinato al femminile, realizzato con la collaborazione di una serie di amiche più che colleghe come Carmen Consoli, Maria Bethânia, Sílvia Pérez Cruz, Stacey Kent, Mama Marjas, Cristina Branco, Rita Marcotulli, che arriva sette anni dopo Morabeza e dopo il Premio Tenco alla carriera nel 2025. Con una testimonianza speciale di Ornella Vanoni, un duetto nel brano Per un’amica che lascia un testamento artistico potente.
Drusilla: «Quando incontravo Ornella si andava a cena, si dicevano due bischerate e si andava a dormire. Pensa che quando mi incontrava vestita da Drusilla non mi salutava. Mi diceva “basta, hai rotto i coglioni con questa”».
Tosca: «Io invece ho sempre pensato di non piacerle. Mi diceva che ero troppo tesa, che non sorridevo mai, mi metteva soggezione, non avevo nemmeno il suo numero. La volta in cui mi sono sciolta è stata quando doveva cantare per l’omaggio a Rosa Balistrieri. L’aveva coinvolta Carmen Consoli, doveva cantare in siciliano e non era per niente sicura. Era nella stanza davanti alla mia, ogni tanto mi bussava e appena aprivo si metteva a cantare in dialetto. Io le dicevo che era bravissima ma lei: “Faccio schifo, tu e quell’altra mi prendete in giro”. La verità è che era irrorata di insicurezza e di fragilità, aveva questo grosso punto interrogativo in mezzo al cuore, rispetto a sé, rispetto alle cose, anche se ostentava sicurezza».
Drusilla: «Per il disco hai scelto un titolo molto significativo. Mi fa pensare a una scelta diretta, senza esitazioni. Anche perché, in un momento come questo, un disco al femminile è una precisa scelta artistica, sociale e politica, e non credo che questi aspetti siano separabili».
Tosca: «All’inizio volevo chiamarlo Sorores, che in latino vuol dire sorelle, ma non ero convinta. Quando ho spiegato il progetto a Renzo Arbore ci ha pensato un attimo e poi ha detto: “ma no, il titolo giusto è Feminae!”. Per il resto, non sono tre aspetti separabili. La politica è legata all’arte a quadrupla mandata, e in questo senso diventa un atto di profondità, di bellezza. Rappresenta la necessità di voler comunque dare dei messaggi che siano legati alla profondità delle canzoni che ho approcciato, oltre che ai legami personali che si sono creati all’interno di questo progetto».
Drusilla: «Hai lavorato anche con Carmen Consoli che è un artista che ha fatto un suo percorso di ricerca. Mi sembra di intuire che ci sia una necessità di uscire dalle regole dello streaming, da artisti che non desiderano trovare consensi in quei luoghi, ma che vogliono raccontare le proprie convinzioni, la loro scelta di stare un po’ lontani dal bisogno dell’approvazione, che oggi secondo me è un po’ un veleno».
Tosca: «Io sono nata in un quartiere popolare, dove non si poteva nemmeno sognare perché era un lusso e quindi ho cercato assolutamente di venire fuori da lì perché sarei stata votata a fare la ragioniera, la commercialista o che ne so, e invece volevo fare l’artista. Era l’inizio degli anni 90, in quel periodo lì c’erano dei produttori veramente tosti. Ho provato sulla mia pelle cosa volesse dire accettare dei compromessi per poter fare questo mestiere. Ma non ero capace. Proprio non era roba mia, perché poi finisci per cadere in quella situazione dove ti ritrovi in una schizofrenia culturale perché comunque ti senti una cosa e però appari in un altro modo. Ho fatto due dischi che non mi rappresentavano e poi sono caduta in una crisi nera».
Drusilla: «Anche Consoli ha fatto queste scelte. Eravate entrambe a Sanremo nel 1996, quando vincesti con Ron cantando Vorrei incontrati tra cent’anni».
Tosca: «L’ho conosciuta lì. Io attraversavo l’Ariston mentre lei faceva le prove di Amore di plastica. Mi sono fermata pensando “ma quanto è brava”, poi d’istinto sono salita sul palco e l’ho abbracciata. Qualche tempo dopo l’ho chiamata per un progetto e lei (imita l’accento catanese, ndr): “Miii, ma tu hai vinto Sanremo e chiami me?”».
Drusilla: «Queste canzoni sono come tante figlie. Mi chiedo cosa raccomanderesti loro, oggi che tutte le mamme consigliano alle loro figlie di andare all’estero».
Tosca: «Di non avere paura, perché queste sono tutte canzoni nate senza paura, senza obiettivi. Allontanando la paura si può essere veramente libere»
Drusilla: «Sai cosa penso? Che quando non esisteranno più i bagni per gli uomini e per le donne, allora vorrà dire che ognuno ha il rispetto dell’altro».
Tosca: «Ci arriveremo».