la Repubblica, 23 aprile 2026
L’Antitrust indaga su Booking: “Favoriti b&b e hotel che pagano”
A un passo dall’estate, Booking finisce nel mirino del Garante dei consumatori e della concorrenza (l’Antitrust). Il Garante sospetta che la piattaforma di prenotazione ci segnali (a volte) gli alberghi, le pensioni e i bed and breakfast che le versano «commissioni» (cioè percentuali) maggiori.
Queste strutture ricettive, proprio perché pagano di più Booking, finirebbero nelle prime posizioni quando facciamo una ricerca beneficiando di una grafica ben visibile e di slogan favorevoli a supporto.
Tutti stratagemmi – ipotizza il Garante – che ci incoraggiano a sceglierle. Se le accuse venissero confermate, Booking si sarebbe macchiata di una «pratica commerciale scorretta». I viaggiatori verrebbero instradati verso sistemazioni che non presentano necessariamente il miglior rapporto qualità-prezzo, anzi.
A caccia di prove
In alcuni casi, i turisti sarebbero convinti a scegliere alloggi più cari, non necessariamente preferibili per livello dei servizi. Martedì i finanzieri del Nucleo Speciale Antitrust hanno bussato alla porta di Booking.com Srl a caccia di prove.
Booking spiega che i suoi «programmi dedicati» alle strutture ricettive (Partner Preferiti e Preferiti Plus) sono «facoltativi»; rispetterebbero «la normativa a tutela dei consumatori garantendo un equilibrio tra gli interessi dei partner (gli alloggi) e la possibilità per i clienti di beneficiare di un’ampia scelta». Booking inoltre sta «collaborando» con il Garante che indaga.
La piattaforma di prenotazioni – sembra di capire – potrebbe presentare al Garante degli impegni per sanare i comportamenti irregolari. La strada degli impegni scongiura la sanzione, se il Garante li considera sufficienti. Già nel 2024, accusata di aver abusato della sua forza di mercato, Booking depositò impegni che il Garante giudicò adeguati.
La tariffa conveniente
In quel caso, Booking era sospettata di tenere d’occhio i prezzi che una struttura ricettiva proponeva sul proprio sito o su piattaforme di prenotazione concorrenti. A quel punto, Booking offriva una visibilità superiore nelle ricerche a patto che l’alloggio offrisse la tariffa più conveniente sulla sua piattaforma.
Le ammende, in casi del genere, sono dolorose. Nel 2024 il Garante spagnolo della concorrenza (la Cnmc) multò Booking per 413 milioni, responsabile di «abuso di posizione dominante». Il Garante iberico – come ora l’italiano – prese di mira anche Partner Preferiti e Preferiti Plus. L’adesione ai programmi permetteva agli hotel di migliorare il posizionamento nelle ricerche perché pagavano di più Booking.
Altro precedente nel Regno Unito, nel 2019. Nessuna sanzione. Ma il Garante inglese (Cma) pretese che Booking segnalasse in modo trasparente ai turisti se il piazzamento di un hotel nelle risposte alle ricerche dipendeva dai soldi. Quelli che la struttura versava alla piattaforma.