la Repubblica, 23 aprile 2026
Bartolozzi torna tra le toghe e Nordio minimizza le mazzette
Non più vicini, ma è la giornata (in qualche modo) del loro ritorno. Giusi Bartolozzi di nuovo magistrata, Nordio di nuovo a insistere sulla necessità di non usare indagini invasive «per le modestissime mazzette».
Lei, prima magistrata, poi eletta in Parlamento tra i berlusconiani doc siciliani, poi deputata dissidente e sempre più vicina alla destra in ascesa, infine capo di gabinetto (ma con piglio politico) al ministero della Giustizia per 719 intensissimi giorni, fino alla disfatta referendaria: da ieri è di nuovo ufficialmente ricollocata tra i colleghi giudici – da lei definiti «plotone d’esecuzione» – dopo l’ok definitivo arrivato ieri dal Csm. Ma chissà che non duri pochissimo il rientro formale in toga per Giusi Bartolozzi, l’ex zarina di via Arenula. Oltre che l’unica a rimanere impigliata tra misteri e cadute del caso Almasri (dopo l’improcedibilità votata dalla destra per i membri del governo che erano sotto inchiesta) essendo già rinviata a giudizio per false dichiarazioni al pubblico ministero, nella vicenda del rilascio del generale libico accusato di crimini contro l’umanità.
Il via libera è stato sancito ieri all’unanimità nel plenum di Palazzo Bachelet. Bartolozzi aveva chiesto al Csm di essere riassegnata alla Corte d’Appello di Roma addirittura pochissime ore dopo le sue travagliate dimissioni imposte da palazzo Chigi il 25 marzo scorso. L’ok del plenum però è due volte, per la ex zarina, una buona notizia. Sia perché adesso il processo a suo carico deve necessariamente slittare a Perugia (mentre il Parlamento solleva il conflitto dinanzi alla Corte Costituzionale, per scudarla). Sia perché voci sempre più insistenti danno infatti Bartolozzi in rampa di lancio per un posto da “magistrato di collegamento” a Londra. Obiettivo che nessuno conferma per ora e che, in ogni caso, dopo l’assenso non improbabile del Guardasigilli, che ha sempre riconosciuto il valore del suo braccio destro, esigerebbe comunque il sì finale del Csm, passaggio non scontato.
Ma quella di ieri è anche la giornata di Nordio. Che al question time, alla Camera, rivendica le sue battaglie più divisive. «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette, il concetto di tenuità è inserito nel nostro ordinamento», dice, tornando al concetto perfino scritto in un suo recente libro. «Assurdo, il ministro fa l’apologia della corruzione», attacca la deputata 5S Valentina D’Orso. E il pd Meloni: «A cosa servono gli annunci sulla sicurezza e legalità se, nei fatti, la maggioranza riduce controllo e trasparenza».
Verosimile comunque che messaggi beneaugurali siano stati scambiati tra il vertice del ministero e la Bartolozzi nuovamente in toga (anche se non ancora in servizio, per i tempi tecnici della delibera). Per l’ex zarina, come per altri giudici fuori ruolo dell’ultima stagione, vige il trattamento speciale. Il doppio passaggio dalla politica al posto occupato prima della nomina a Palazzo, e poi di nuovo verso una probabile nomina del ministro, si consumerebbe tutto in barba alla legge Cartabia che aveva tentato di inchiodare le porte girevoli delle istituzioni. Ma a quelle norme è stata applicata una deroga, grazie guarda caso, ai decreti attuativi del ministero in cui svettava Bartolozzi.