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 2026  aprile 22 Mercoledì calendario

Biagio Antonacci parla della sua carriera

Il nuovo singolo di Biagio Antonacci, che si prepara a 10 date a settembre al Vittoriale di Gardone Riviera (prima sarà a Tindari e Lucera, poi chiuderà a Pompei il suo tour residenziale), si chiama “You and me": «L’ho scritto nel traffico a Bologna, dove vedevo tutti in fila o al cellulare, nel caos, con gente che mandava messaggi anche mentre era alla guida. Mi sono chiesto: ma tutte queste famiglie avranno un momento di svago? Celebriamo le cose semplici...», racconta a TG1 Talks e nell’intervista riavvolge il nastro della sua vita.
«Non avevo mai studiato musica, ero autodidatta, un cinghiale nella foresta della musica: non sapevo dove mettere le mani e qualcuno da lassù mi ha indicato la strada – ha esordito – il mio primo amore fu la batteria, me la prese mio padre pagando delle cambiali a 10 anni. A quei tempi eri dentro a una prigionia di realtà: portavi la cassetta a qualche artista che incontravi sperando che poi ti chiamassero».
E a lui successo, quando è andato a fare il carabiniere in un paese ora molto noto per tutt’altro: «Ho servito l’Arma nel 1983, resta nel cuore sempre: se non ci fosse stata la musica avrei fatto carriera lì. Ero fra i 3 mila allievi di Torino, fu scelto uno per andare a Garlasco e ci andai io: lì incontrai Ron, di cui ero fan, mentre ero di pattuglia. Lo inseguimmo e gli consegnai una mia cassetta. Mi chiamò dopo qualche anno, dicendo che avevo un mondo dentro e potevo farcela. Andavo ai concerti in divisa, non potevano non farmi entrare, era un abuso di potere ormai prescritto...così consegnai le mie cassette anche agli Stadio e a Lucio Dalla, che mi dava del lei. Questi erano i grandi sogni. Così gli Stadio mi chiesero di scrivere una canzone per loro».
Il primo concerto? «Dopo aver fatto il geometra: c’erano 36 paganti. Nel 1988 andai a Sanremo tra le nuove proposte, mi eliminarono subito e tornai in cantiere. Il mio stipendio come geometra lo tenevo, poi ho capito che con una festa in piazza d’estate guadagnavo 2 milioni e il mio salario invece era 1 milione e 300 mila lire. Ma dovevo finire di pagare la casa, ho sempre dovuto stare con la terra e infatti ho investito i miei soldi anche nella natura. Questi grandi sogni, nella realtà di oggi, non li vedo: non è colpa degli artisti, è la consumazione veloce della musica che spinge a non investire su questi ragazzi che dovranno poi diventare uomini. Un percorso lungo, ma oggi non ci si investe».
La svolta negli anni Novanta: «Ho iniziato a vivere solo di musica. Mio padre lavorava al Forum e vide il mio concerto da tutto esaurito: era persino troppo per quanto aveva seminato, io volevo solo vivere di musica e non diventare popolare, sembrava tutto facile». I suoi successi: «Iris mi sembrava una canzone banalotta e invece...scrissi Pazza di lei con una chitarra scordata, Convivendo la volevo lenta mentre un mio amico ci mise una batteria elettronica che la fece svoltare. Con gli anni poi pensi che una canzone deve piacere a te e non agli altri, non sei più vittima delle classifiche».
Il figlio Paolo è uno degli autori italiani più ricercati sul mercato: «Mi muove l’attenzione sugli altri: mi piacciono tutti i giovani. Ora però scrivono le canzoni in cinque, io scrivo da solo, ma lui ha capito che la scrittura di oggi è molto veloce e anche loro sono rapidi a capire come e per chi performare».
Esempi illustri: «Io quando scrivevo una canzone per Laura Pausini pensavo a lei, immaginavo lei in “Tra te e il mare”. Mia Martini venne a Rozzano, all’ottavo piano della mia cucina. Quando vivi queste cose ti godi il momento ma non ne capisci la grandezza. Una sera ero a cena con Pino Daniele, non avevo il coraggio di suonare per lui. Quando incontravo Lucio Dalla gli chiedevo tante cose, oggi a chi le chiedi? Bisogna vivere nel presente, il tempo rovina la purezza, la vera energia proviene dai giovani».
La pillola finale su Sanremo: «Al Festival mi piacerebbe fare il direttore artistico, farei una sorta di playlist per proteggere gli artisti, è un ruolo puro. Ma ho ancora voglia di fare musica, il mio sogno è contemporaneo».