corriere.it, 23 aprile 2026
Cpr in Albania, l’avvocato della Corte Ue conferma la validità.
Il Protocollo Italia-Albania è «compatibile con la normativa dell’Ue relativa alle procedure di rimpatrio e di asilo, a condizione che i diritti dei migranti siano pienamente tutelati»: lo dice il parere dell’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea. Esulta la premier Giorgia Meloni: «Una notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete».
Il Protocollo Italia-Albania, firmato il 6 novembre 2023, autorizza l’Italia ad istituire e gestire, sul territorio dell’Albania, centri per il trattenimento e il rimpatrio che restano assoggettati alla giurisdizione italiana, a scopo di gestione dei flussi migratori: centri fortemente criticati dalle opposizioni per i costi altissimi rispetto agli scarsi risultati. In tale contesto, ricorda il comunicato diffuso dalla stessa Corte, due migranti che erano stati precedentemente trattenuti in Italia in virtù di ordini di espulsione sono stati trasferiti in un centro in Albania. Mentre si trovavano lì, hanno presentato domanda di protezione internazionale. Nei loro confronti sono stati poi emessi due nuovi decreti di trattenimento, trasmessi alla Corte d’appello di Roma per convalida. La Corte d’appello ha negato la convalida dei decreti, ritenendo che la normativa nazionale in questione fosse incompatibile con il diritto dell’Ue. Le autorità italiane hanno quindi proposto ricorso dinanzi alla Corte suprema di cassazione, la quale ha sottoposto alla Corte di giustizia due questioni pregiudiziali.
Il giudice del rinvio ha chiesto precisamente se il diritto dell’Ue in materia di rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare e in materia di procedure di protezione internazionale consenta il trattenimento in Albania di persone richiedenti protezione internazionale, e se esso consenta il loro trattenimento in uno Stato terzo anziché nello Stato membro competente per l’esame delle loro domande. L’avvocato generale Nicholas Emiliou è dell’opinione che, in linea di principio, la Corte debba considerare il Protocollo e la relativa normativa italiana compatibili con il diritto dell’Unione europea, a condizione che i diritti individuali e le garanzie riconosciuti ai migranti ai sensi del sistema europeo comune di asilo siano pienamente tutelati.
In primo luogo, l’avvocato generale osserva che il diritto dell’UE non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di trattenimento per i rimpatri al di fuori del suo territorio. Tuttavia, detto Stato resterebbe obbligato a rispettare tutte le garanzie previste dall’UE per i migranti, incluso il diritto all’assistenza legale, all’assistenza linguistica ed ai contatti con i familiari e le autorità competenti. In particolare, i minori e le altre persone vulnerabili devono godere di tutta la gamma di tutele previste dal sistema di asilo, incluso l’accesso all’assistenza medica e all’istruzione. In secondo luogo, le conclusioni rilevano che «la norma che consente ai richiedenti protezione internazionale di restare in uno Stato membro finché le loro domande sono pendenti non conferisce loro il diritto di essere riportati nel territorio di detto Stato. Nondimeno, gli Stati membri devono adottare le misure organizzative e logistiche necessarie a garantire ai migranti il godimento dei diritti e delle tutele previsti dal diritto dell’Unione. Ciò include il diritto di accesso a un giudice e ad un tempestivo riesame giurisdizionale al fine di evitare un trattenimento illegittimo».
Per il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti «è esattamente ciò che noi sosteniamo da tempo: governare i flussi migratori e combattere la tratta degli esseri umani è possibile, con strumenti innovativi e nel rispetto delle regole europee. Tacciano ora le critiche ideologiche e le previsioni catastrofiche di chi ha portato avanti, per anni, la fallimentare politica della accoglienza indiscriminata». I centri in Albania «avrebbero potuto operare a pieno regime sin dall’inizio, evitando un inutile spreco di tempi ed anche di risorse», secondo il capogruppo FdI alla Camera Galeazzo Bignami: «Le opposizioni, la sinistra dei porti aperti e la magistratura militante prendano atto della realtà e smettano di ostacolare un modello innovativo di gestione dei flussi migratori, capace di coniugare legalità, sicurezza e tutela dei diritti nell’interesse dell’Italia». E ora che succede? «Ora -dice Carlo Fidanza, il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Pe – auspichiamo che i giudici della Corte di giustizia Ue confermino questo orientamento nella sentenza definitiva. L’Italia ha indicato una strada concreta e rispettosa delle regole europee. Andiamo avanti con determinazione su questa linea, senza farci frenare da chi continua a preferire l’ideologia alla realtà».