Corriere della Sera, 23 aprile 2026
Meryl Streep parla de «Il diavolo veste Prada 2»
C’erano 326 milioni di ragioni per fare il sequel. Il diavolo veste Prada incassò 326 milioni di dollari, a fronte di un budget di 40. A volte, basta appoggiare la borsa griffata in un certo modo sulla scrivania per far capire chi comanda il gusto collettivo, e stabilire che cos’è il desiderio. Ma cosa fare quando il tempo ti dice che è ora di smettere?
Armata di tacchi a spillo, agghindata e truccata di tutto punto, è tornata la regina cattiva della moda, direttrice della rivista Runway. A vent’anni dal primo capitolo, il 29 aprile per la Disney esce Il diavolo veste Prada 2. Stesso team. Il regista è David Frankel, copione di Aline Brosh McKenna.
Meno allegria, più malinconia, Meryl Streep si riconcede il lusso di vestire Miranda, tutta business e solitudine, dispotica, capricciosa, impaziente, intimidente: «Il personaggio più antipatico che abbia mai interpretato. Nel sequel è più libera e più precaria, è ancora un po’ più cattiva, come me, perché col tempo non ci importa più niente. Però… la conosco a fondo, e non era divertente essere lei, perché in realtà io non sono come lei».
Era dubbiosa se accettare: «Come potevamo superare il primo Diavolo? Non avevo idea del perché avessimo avuto tutto quel successo, forse era la novità della donna boss, circondata da altre donne ambiziose. Era tutto nuovo e divertente. Ora è normale. Era intrigante seguire Miranda all’apice del successo, eppure un terremoto è sotto i suoi piedi». Ridimensionamento vuol dire viaggiare in economy e prendere uber. La sua rivista è solo digitale, scaricabile. Quello che non è cambiato è il suo appetito per il mondo. Ma ha 76 anni e non 56, ha meno capelli. «Abbiamo preso la parrucca bianca originale e le abbiamo tolto molti capelli».
Nell’era delle influencer, in una mappa mediatica stravolta dove il futuro corre veloce, riuscirà la zarina della moda a stare al passo con la rivoluzione tecnologica e digitale? All’inizio rischia di rimetterci il posto... «Il giornalismo della carta stampata è cambiato, il mondo è cambiato – ha detto il regista – il primo iPhone uscì l’anno dopo il nostro primo film: fu l’inizio della fine di un’epoca, con il suo declino, anno dopo anno, aveva senso raccontare il cambiamento. Ci affascinava l’idea di come Miranda avrebbe presidiato la morte del suo impero, i compromessi che si devono fare per mantenere le carriere, ma il destino del sequel dipendeva dal sì di Meryl».
Per quanto tempo si può fare questo lavoro? Miranda trova la migliore alleata nell’assistente divenuta giornalista di fama, Andy col volto di Anne Hathaway che, lanciata da quel film, ora dice: «È amabile, ideale in un ambiente di lavoro». Emily Blunt è in versione iena, dopo essere stata votata al martirio di segretaria. E riecco Stanley Tucci. New entry, Branagh e Lucy Liu.
Meryl Streep ha parlato della disgrazia di camminare su tacchi vertiginosi. «Ho avuto quasi un disturbo da stress post traumatico per aver portato tacchi alti per sedici settimane... Con quelle cose ai piedi, mi sono venuti gli alluci valghi, che dolore. Dovrei avere una medaglia al valore».
Miranda è ritagliata su Anna Wintour, l’algida e carismatica direttrice fino allo scorso anno di Vogue America. Meryl Streep ha cercato di immaginare «cosa significasse portare il suo peso, credo che questa sia la chiave per essere vivi: esplorare nuovi orizzonti. La cosa divertente è che mi sono ispirata a persone che conosco, e la maggior parte sono uomini». Per tutta la vita «ho pensato di essere una spina nel fianco per chiunque si occupasse dei costumi in un film. Perché ho sempre delle piccole idee pignole».
«Ho Stoccolma in linea, rivogliono la loro sindrome», è la battuta cult di Emily a Anne: la prende in giro perché la vede rapita da Miranda. E sostituisce l’altra battuta cult: «C’è un motivo per cui il mio caffè non è arrivato?».
Il sequel è stato in parte girato a Milano (apparizioni di Donatella Versace, Dolce & Gabbana e Lady Gaga che canta), da Brera a via Montenapoleone alla Galleria Vittorio Emanuele III vuota, ma il tour promozionale, dove Meryl Streep ha camminato sui red carpet finalmente con scarpe comode, si è fermato a Londra e non ha toccato l’Italia.