Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 23 Giovedì calendario

I tre Bif raccontano la «virtù» tedesca

Va beh, chi lavora nei mercati finanziari adora gli acronimi: il più recente è Taco, Trump always chickens out (Trump si tira sempre indietro). Di solito sono sarcastici, più che ironici. Qualche volta riassumono una realtà o una tendenza. Di recente, è apparso «Bif». L’ha coniato Craig Inches, del Royal London Asset Management, per indicare Britain, Italy, France. Sono le tre grandi economie europee messe più in difficoltà dalle conseguenze finanziarie della guerra in Iran. Prendono il posto dei famosi «Piigs» che hanno tenuto banco durante la crisi del debito del decennio scorso perché allora furono i più colpiti: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna. Cosa racconta questo passaggio di testimone dalle economie periferiche in crisi a tre delle maggiori economie europee? Una cosa piuttosto ovvia è che l’Italia è l’unica presente nei due non edificanti acronimi: il motivo, ieri come oggi, è l’alto debito pubblico che preoccupa gli investitori e non dà a Roma spazi di bilancio per finanziare la Difesa e per gestire la maggiore inflazione e gli aumenti dei costi dell’energia. Ma il nuovo acronimo racconta pure una storia meno scontata: anche questa volta, la Germania non c’è. Mentre Londra, Roma e Parigi faticano, ognuna per ragioni sue, a sostenere il costo dei loro debiti pubblici, Berlino è in una situazione molto migliore. Alla data di ieri, il rendimento dei titoli pubblici decennali era il 3,64% in Francia, il 3,77% in Italia, il 4,87% nel Regno Unito; contro il 3% in Germania. Tutti saliti rispetto al 27 febbraio, il giorno precedente all’inizio della guerra iraniana, ma con lo spread dei tre «Bif» che si è ampliato rispetto al Bund tedesco. È che Berlino ha spazi nel bilancio pubblico per potere affrontare enormi investimenti nella Difesa e in parallelo continuare a sostenere un generoso Welfare State. Questo perché, nonostante le enormi critiche che le sono arrivate negli anni scorsi, ha tenuto bassi deficit e debito: ora, a differenza di altri, ha lo spazio per affrontare le emergenze economica e geopolitica. Diversamente da quanto si è sostenuto anche con una certa brutalità, indebitarsi troppo nei momenti di economia positiva impedisce di avere risorse quando piove. Aveva probabilmente ragione il campione dei rigoristi, l’ex ministro tedesco Wolfgang Schäuble.