Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 23 Giovedì calendario

L’Algeria condanna Daoud per il suo romanzo "Urì"

Non scrivere, non ricordare. Per la prima volta l’Algeria ha attivato «la legge dell’oblio» e l’ha fatto contro un romanzo: Houris, pubblicato da Gallimard in Francia nel 2024, tradotto in italiano come Urì da La Nave di Teseo, vincitore del prestigioso Goncourt. Il suo autore, Kamel Daoud, è stato riconosciuto colpevole da un tribunale di Orano – sua città natale – per aver rivangato, benché nella finzione, l’innominabile guerra civile tra militari e islamisti che ha straziato il Paese nel 1992-2002 (oltre 150 mila morti). Il «decennio nero».
«È un processo politico – dice Daoud al Corriere da Parigi – non ha alcuna base giuridica: il mio libro sotto accusa non è diffuso in Algeria, manca il principio di competenza territoriale».
La sentenza – pronunciata in contumacia e senza che lo scrittore abbia potuto nominare un avvocato – commina 3 anni di prigione, 5 milioni di dinari di multa ( 32 mila euro). Più un mandato di arresto internazionale, che però già in passato l’Interpol ha rigettato. L’impianto su cui si fonda è fissato dalla Carta per la riconciliazione nazionale del 2005, che da allora vieta di rievocare il passato, considerando il ricordo un attentato alla sicurezza. Minaccia in realtà mai attuata, fino ad oggi.
Amato dallo stesso presidente Emmanuel Macron, naturalizzato francese, Daoud sembra particolarmente odiato da un regime che di recente ha anche interdetto la proiezione del film L’Arabe, tratto dal suo primo romanzo Il caso Mersault (sorta di risposta allo Straniero di Camus).
Daoud era stato anche al centro di un affaire italiano: come rivelato dal Corriere, la minaccia di un arresto (nel quadro degli intensi rapporti economici tra Roma ed Algeri) gli ha «sconsigliato» l’anno scorso di partecipare alla Milanesiana. «Condannato per aver violato l’oblio? – commenta ora la sentenza la sua editrice italiana Elisabetta Sgarbi —. Io non posso che fare notare che la letteratura altro non fa che violare l’oblio. Qualsiasi esso sia. Quindi questa decisione è una guerra alla Letteratura». Nuovo appello alle autorità italiane «di prendere posizione e dire a questo scrittore, apertamente, che in Italia può venire. Il silenzio su questo tema è una posizione opaca che non giova alla reputazione della nostra Repubblica».
Perché tanto accanimento nei confronti di Daoud? «Perché le relazioni tra l’Algeria e la Francia (ex potenza coloniale, ndr) sono in questa fase molto tese – risponde lo scrittore – e, come altri, sono preso nel mezzo». Aver deciso di vivere a Parigi (in seguito a gravi pressioni) lo ha messo nella condizione del «nemico»: «Tutto ciò che dico rientra nella guerra delle memorie, e non si può essere innocenti: o sei con loro o sei contro di loro». È una questione che anche altri autori algerini conoscono, continua: l’unico tema ammesso è quello della guerra d’indipendenza dalla Francia, argomento tabù il decennio nero. Un romanzo come Urì, con una protagonista sopravvissuta al coltello di un fanatico, diventa odioso per tutti, aggiunge Daoud: «Per il governo perché turba la riconciliazione, per gli islamisti perché parla dei loro crimini, per la sinistra francese perché non parla di decolonizzazione».
Non sembra una questione circoscritta. L’ultimo dossier di Reporters sans frontières sull’Algeria segnala durante il mandato dell’attuale presidente Abdelmadjid Tebboune (dalla fine del 2019) un aumento di minacce e arresti arbitrari per i giornalisti e «grande difficoltà dei reporter a fare il proprio lavoro in modo libero e indipendente».