Corriere della Sera, 23 aprile 2026
Ue: aiuti di Stato nel piano energia, ma niente smart working
Ora la palla è nel campo degli Stati membri: sta a loro decidere quali strumenti usare e quanti soldi mettere – presi dai bilanci nazionali, dai fondi di coesione e dal Pnrr, dunque niente risorse fresche – per alleviare famiglie e imprese dalla bolletta energetica arrivata alle stelle. Aiuti di Stato per trasporti ed agricoltura (in via di finalizzazione), voucher energetici, leasing sociale per la diffusione di batterie e pannelli solari, trasporti pubblici a prezzi più accessibili, riduzione dei consumi per riscaldamento e condizionatori, taglio delle accise sull’elettricità per famiglie e imprese. Ecco le ricette di Bruxelles «mirate, tempestive e temporanee» che i governi potranno adottare, tenendo però d’occhio i bilanci nazionali.
La Commissione europea ha presentato ieri il piano «AccelerateEu» che cerca di dare una risposta all’impennata dei prezzi dell’energia causata dalla guerra in Iran con un elenco di raccomandazioni, di «misure di sollievo immediate sia interventi più strutturali per cittadini e imprese europee», come ha spiegato la presidente Ursula von der Leyen. Ma la risposta di medio e lungo termine che arriva da Bruxelles è sempre la stessa: «Dobbiamo accelerare il passaggio verso energie pulite prodotte internamente – ha detto von der Leyen —. Questo ci darà indipendenza e sicurezza energetica e ci renderà più capaci di affrontare le tempeste geopolitiche». Il commissario Ue all’Energia Dan Jørgensen ha ricordato che «dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, la spesa Ue per l’importazione di combustibili fossili è aumentata di oltre 24 miliardi».
Rispetto alla bozza circolata nei giorni scorsi, tra le misure volontarie indicate da Bruxelles non c’è più un giorno di smart working a settimana. «Non c’è alcun bisogno, in questo momento, di intervenire su come le persone vivono, lavorano o viaggiano», aveva detto martedì il commissario Ue ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas, rispondendo a chi gli chiedeva se la Commissione fosse intenzionata a consigliare agli europei di volare di meno. Resta però alta la preoccupazione che si possa creare una situazione di carenza di cherosene nell’Unione, poiché il 20% del carburante per l’aviazione consumato dall’Ue passava prima della guerra attraverso lo stretto di Hormuz. Per questo Bruxelles ieri ha annunciato la creazione di un osservatorio dei carburanti per monitorare l’offerta e le scorte disponibili nell’Unione, mentre attraverso linee guida chiarirà di quali «flessibilità normative» possono servirsi le compagnie aeree sui diritti dei passeggeri, le fasce orarie aeroportuali e gli obblighi di servizio pubblico. La Commissione invita inoltre gli Stati a «massimizzare la produzione delle raffinerie europee» e a coordinarsi in caso di rilascio di scorte di emergenza, se la crisi dovesse protrarsi. Più a lungo termine, l’Ue valuta di importare cherosene alternativo dagli Stati Uniti o di imporre agli Stati europei la costituzione di riserve minime. Uno dei pilastri del piano è un «maggiore coordinamento tra gli Stati membri», anche per quanto riguarda il riempimento degli stoccaggi di gas nei prossimi mesi.
I leader Ue discuteranno questa sera al vertice informale di Cipro (Nicosia ha la presidenza di turno dell’Ue) le conseguenze sull’economia europea della guerra all’Iran scatenata da Usa e Israele, con particolare attenzione ai costi dell’energia anche alla luce del piano della Commissione, che era stato sollecitato dal Consiglio europeo di marzo.