Corriere della Sera, 23 aprile 2026
Meloni, Soloviev insiste. L’ambasciatore russo si smarca
«Signora Meloni, non è un propagandista ma un ebreo e un antifascista a rivolgersi a voi, seguaci del fascista Mussolini...». Ancora Vladimir Soloviev, ancora il volto noto della tv di Stato russa vicino a Putin, conduttore di Polnyj Kontakt (Full Contact) sul canale Telegram Soloviev Live. Ieri pomeriggio è tornato all’attacco della premier italiana, dopo gli insulti del giorno prima (in italiano) che avevano già comportato, ieri mattina, la convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore a Roma Alexey Paramonov.
«Inaccettabili gli insulti volgari e sessisti nei confronti del Primo ministro di uno Stato libero e democratico quale è l’Italia», il duro commento del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «PuttaMeloni», «cattiva donnuccia», «idiota patentata», così l’aveva apostrofata Soloviev due giorni fa. Ma ieri, rivolto a Meloni (stavolta in russo) è andato ancora oltre: «Voi, condividendo le idee di Mussolini, vi rendete complici di tutti i crimini dell’Italia fascista... In ogni caso, lei dimostra simpatia per questi crimini, sostenendo lo Stato nazista ucraino, che compie atti terroristici sul territorio della Russia e non ha nascosto la preparazione di numerosi omicidi: tra gli obiettivi dichiarati ci sono anch’io...».
Così, pure l’ambasciatore Paramonov, come Soloviev, ha esternato per due giorni di seguito. Martedì sera si era precipitato a dire che «mai dal governo russo sono state rivolte offese a Meloni», definendo «una cantonata» la convocazione alla Farnesina. E ieri di nuovo ha fatto dei distinguo tra «le valutazioni e le opinioni soggettive dei singoli cittadini, anche se sono punti di riferimento dell’opinione pubblica, e la posizione ufficiale dei rappresentanti dello Stato», auspicando inoltre per il futuro «contatti diplomatici regolari e non emergenziali tra Italia e Russia, perché potrebbero contribuire a prevenire incomprensioni e diverbi».
La settimana scorsa, a Villa Abamelek, la sua residenza romana, l’ambasciatore Paramonov a margine della presentazione del saggio Dalla deterrenza alla coercizione sulla nuova dottrina nucleare russa (con una sua introduzione), scherzando con l’editore del libro, Francesco Toscano, aveva preso in prestito il calcio per ribadire il concetto: «Visto che Russia e Italia sono entrambe fuori dai Mondiali, quest’estate mentre gli altri guardano le partite, noi potremmo tentare di ristabilire rapporti cordiali».
Ma la polemica non si placa. Il leader di Azione, Carlo Calenda, attaccato pure lui (insieme a Pina Picierno del Pd) da Soloviev per il sostegno all’Ucraina, ieri gli ha risposto su X con l’emoticon del dito medio. E a Meloni, tra i tanti, hanno espresso solidarietà anche il generale Roberto Vannacci (Fn) e Anastasia Karneeva, commissaria del contestatissimo padiglione russo alla Biennale Arte di Venezia, che dopo 4 anni di stop dovrebbe riaprire i battenti il prossimo 9 maggio. Una mossa interessata, la sua?