Corriere della Sera, 23 aprile 2026
Dopo la «caduta» di Orbán l’Ue approva gli aiuti a Kiev
L’annuncio è atteso ad ora di pranzo, quando terminerà la procedura scritta con cui gli Stati membri daranno formalmente il via libera all’ultimo tassello che consentirà all’Ue di prestare all’Ucraina 90 miliardi di euro per soddisfare il suo bisogno finanziario per quest’anno e per il prossimo, per mandare avanti la macchina dello Stato e quella militare. E alla stessa ora scade anche la procedura scritta che finalmente darà il via libera al 20esimo pacchetto di sanzioni contro Mosca.
I leader Ue riuniti a Cipro per il Consiglio europeo informale potranno così accogliere il presidente ucraino Volodymyr Zelensky stasera alla cena informale ad Agia Napa con una doppia notizia positiva, dopo le settimane di stallo causate dal veto sul prestito posto dal premier ungherese Viktor Orbán e sulle sanzioni anche dello slovacco Robert Fico, come ritorsione al mancato ripristino da parte di Kiev dell’oleodotto Druzhba, colpito da Mosca a fine gennaio, che porta il petrolio russo in Ungheria e in Slovacchia. Lunedì Zelensky, su cui Bruxelles aveva esercitato pressioni affinché procedesse al ripristino, aveva confermato che l’oleodotto era stato in parte riparato ed è tornato a essere operativo. Domenica un Orbán uscito pesantemente sconfitto dalle elezioni del 12 aprile aveva annunciato che era pronto a togliere il veto non appena fosse arrivato il petrolio in Ungheria, privando il vincitore Péter Magyar del merito del via libera. Peraltro dal prestito approvato all’unanimità a dicembre dai Ventisette, usando il meccanismo della cooperazione rafforzata, l’Ungheria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca hanno ottenuto l’esenzione.
Ieri gli ambasciatori degli Stati membri presso la Ue non si sono opposti alla modifica del regolamento del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-27 necessaria per poter procedere al prestito all’Ucraina. Trattandosi di una modifica del bilancio Ue, è indispensabile l’unanimità ma Orbán si era messo di traverso, di fatto rimangiandosi la parola data. Il presidente del Consiglio europeo António Costa si era spinto a parlare di «ricatto» al summit Ue del marzo scorso: finora non era mai stato usato un termine così forte nei confronti di un leader europeo, a dimostrazione del livello altissimo di tensione che si era creata tra i capi di Stato e di governo nei confronti del premier magiaro, che aveva deciso di giocare la carta dell’oleodotto ucraino e della difesa degli interessi ungheresi in campagna elettorale. Una scommessa persa. Oggi Orbán che è ancora in carica – Magyar sarà nominato in maggio – non parteciperà al vertice, niente addii per il leader più longevo al tavolo del Consiglio europeo, con i suoi sedici anni di governo ininterrotto.
Il regolamento di modifica del bilancio Ue 2021-2027 è stato incluso ieri nell’ordine del giorno della riunione degli ambasciatori dalla presidenza cipriota come punto non oggetto di discussione, così come il ventesimo pacchetto di sanzioni: una volta approvati i punti non oggetto di discussione, è stata avviata una procedura scritta per l’adozione formale. Ma non si prevedono colpi di scena. Resta invece difficile il dossier dell’ingresso dell’Ucraina nell’Ue anche nel dopo Orbán.