Corriere della Sera, 23 aprile 2026
Hormuz, l’Iran attacca tre navi e ne sequestra due
Un’altra giornata mediorientale che contiene tutto e il contrario di tutto. Per esempio i colloqui con l’Iran che potrebbero riprendere «già venerdì», secondo fonti pachistane che attribuiscono la dichiarazione a Trump. L’agenzia iraniana Tasnim però nega: «Trump mente». In serata verrà poi da Israele la notizia che il presidente Usa avrebbe prorogato la tregua fino a domenica. Ma a prendersi la scena è la grande battaglia navale nello Stretto di Hormuz. Ieri all’alba i pasdaran hanno attaccato e sequestrato due navi che stavano provando ad attraversare quell’imbuto d’acqua che divide la penisola arabica dalle coste dell’Iran e che unisce il Golfo d’Oman (a est) al Golfo Persico (a ovest). Sono due navi che hanno a che fare con il Gruppo Msc e quindi con l’Italia, perché la Msc, fondata negli anni Settanta in Belgio, è di un armatore italiano. È stata presa di mira anche una terza nave che ieri le ultime notizie davano in avaria al largo delle coste iraniane.
Tutte avrebbero «violato le nostre disposizioni sulla navigazione dello Stretto» e messo «a rischio» la sicurezza marittima della regione, dice la nota ufficiale della Marina della Repubblica islamica.
La prima nave cargo – Epaminondas – è stata colpita davanti alle coste dell’Oman. È un’imbarcazione della compagnia greca Technomar Shipping, batte bandiera liberiana ed è gestita dalla Msc. Ma il ministero greco degli Affari marittimi smentisce il sequestro annunciato dai pasdaran. Da Atene il ministro degli Esteri Giorgos Gerapetritis dice alla Cnn di non poterlo confermare. L’Epaminondas, in sostanza, avrebbe ottenuto l’ok ad attraversare Hormuz ma gli iraniani (che sulla tv Irib la definiscono sprovvista dei «permessi necessari» e con «i sistemi di navigazione manomessi») avrebbero poi sparato ugualmente.
La seconda portacontainer requisita – Francesca – a dire delle guardie rivoluzionarie islamiche «è collegata a Israele», batte bandiera panamense ma farebbe capo alla Msc. Anche quella, dicono i militari iraniani, è adesso sotto controllo dei pasdaran.
La terza nave (quella ieri in avaria e di cui non si conosce la sorte) sarebbe legata agli Emirati e battente bandiera panamense. Nome: Euphoria, secondo la Bbc, Evia, secondo l’agenzia iraniana Fars.
L’Iran ferma le navi che provano a passare lo stretto? Gli Stati Uniti rispondono con il loro blocco dei porti iraniani. Secondo la Reuters ieri gli Usa, seguendo i dati di MarineTraffic, hanno dirottato almeno tre petroliere battenti bandiera iraniana e vicine a India, Sri Lanka e Malesia. Una è la superpetroliera Deep Sea, parzialmente carica di greggio. Un’altra è la Sevin, che a pieno carico conta un milione di barili di greggio e che è stata individuata con il 65% del carico a bordo. La terza è la superpetroliera Dorena, che può caricare 2 milioni di barili di greggio: un cacciatorpediniere della Marina statunitense l’ha scortata nell’oceano indiano dopo averla sorpresa a forzare il blocco. Non è chiaro se sia stata intercettata anche un’altra petroliera, la Derya. Dall’inizio del blocco navale in entrata e in uscita dai porti iraniani, gli Usa hanno ordinato di invertire la rotta a 29 navi. Un problema che ha ben presente il capo negoziatore dell’Iran, Mohammad Bagher Ghalibaf, che dice: riaprire Hormuz «è impossibile se resta il blocco navale Usa», che lui definisce «presa in ostaggio dell’economia mondiale». Ed è proprio Donald Trump su Truth evidenzia l’effetto economico del suo blocco: «L’Iran sta collassando. Perde 500 milioni di dollari al giorno». Quello che non scrive è che la crisi in Medio Oriente amplifica ogni giorno di più l’incertezza nei mercati dell’energia e i timori per l’aumento del prezzo del petrolio: nelle ultime ore è in rialzo con il Brent che torna sopra i 100 dollari al barile.