Avvenire, 22 aprile 2026
«Gioco» online a 100 miliardi
Cresce, e molto, la raccolta del gioco d’azzardo arrivando nel 2025 a 165 miliardi e 345 milioni euro, 7 miliardi e 891 milioni in più rispetto al 2024, il 5%. Cala invece, pur se di poco, quanto incassa lo Stato: 11 miliardi e 474 milioni, meno 0,74%, malgrado il forte aumento della raccolta. Sono i dati contenuti nella “Relazione sul settore dei giochi pubblici” finalmente inviata – con forte ritardo – dal ministero dell’Economia al Parlamento (doveva farlo entro il 31 dicembre). Dati che confermano, in peggio, quanto anticipato nelle scorse settimane da Avvenire. In particolare la fortissima crescita dell’azzardo online, arrivato a 100 miliardi e 881 milioni, rispetto ai 92 miliardi e 102 milioni del 2024, con più 9,53%. In testa alla classifica delle regioni dove si è “giocato” di più la Lombardia, con 26 miliardi di euro. Seguono la Campania con 21 miliardi e 562 milioni il Lazio con 17 miliardi e 449 milioni, la Sicilia con 16 miliardi e 231 milioni e l’Emilia Romagna con 10 miliardi e 562 milioni.
Per quanto riguarda le “macchinette”, le slot machine, si legge nella Relazione, «i dati del 2025 confermano il trend negativo, evidenziando una ulteriore e aggiuntiva diminuzione della raccolta superiore al 6% se confrontata con l’anno precedente e prossima al 35% rispetto al 2019, con una perdita ulteriore per l’erario di circa 300 milioni rispetto al 2024 e di circa 1 miliardo e 400 milioni rispetto al 2019». Solo le Vlt non calano e nel triennio mostrano una sostanziale stabilità, con 16,5 miliardi di euro di raccolta e 1,4 miliardi di entrate erariali. Per la Relazione è un elemento positivo ma le Vlt sono “apparecchi” molto più pericolosi, perché permettono “giocate” maggiori e più rapide e ripetitive, favorendo così l’azzardo patologico. Ma il ministero se la prende piuttosto con le leggi regionali e i regolamenti comunali, con distanziometri e limitazioni degli orari. Ma questo, denuncia il Mef, ha provocato «una conseguente frammentazione delle misure normative», mentre servirebbero «regole certe a tutela dei giocatori e dell’Erario, garantendo altresì le legittime aspettative dei concessionari». In questo senso vanno le proposte avanzate da mesi a Regioni e Comuni, e per ora non accettate. Ricordiamo che slot e Vlt sono molto più tassate dell’online e proprio per questo il Mef è preoccupato del calo degli incassi.
Al 31 dicembre il numero delle Awp (le slot) è compreso fra le 220mila e le 230mila unità, mentre le Vlt sono 55mila. A gestirle sono 10 società concessionarie. Sono invece 94 i concessionari che gestiscono le 181 sale Bingo attualmente aperte e 74 le società titolari di 95 concessioni per la raccolta delle scommesse su rete fisica e 32 quelle che gestiscono le scommesse ippiche all’interno degli ippodromi. Tutte possiedono 3.424 diritti per negozi e 4.180 diritti per corner, punti vendita in cui, rispettivamente, è prevalente o secondaria l’attività di raccolta delle scommesse, mentre i titolari di rete posseggono 2.270 punti di raccolta, per un totale, quindi, di 9.874 punti di raccolta scommesse. Per quanto riguarda l’online, i “conti gioco”, utilizzati per questo tipo di attività, al 31 dicembre erano 17 milioni e 156mila. Molto negativo il commento di Libera. «L’aumento vertiginoso del gioco d’azzardo in Italia è un segnale gravissimo. È l’indicatore di una deriva sociale che sta divorando intere comunità, impoverendo famiglie, ampliando le disuguaglianze e offrendo nuovi spazi di profitto alle organizzazioni criminali. Ogni euro speso in azzardo è un euro sottratto alla dignità, alla cura, all’educazione, alla possibilità di costruire futuro. Serve una svolta immediata e radicale. Serve una politica che abbia il coraggio di dire basta».