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 2026  aprile 22 Mercoledì calendario

Merz pronto a convocare il Consiglio di sicurezza. E lo scontento fa salire Afd

La carenza di carburante e cherosene è un inatteso duro colpo all’economia tedesca. La ripresa annunciata, agognata e auspicata dal governo di Berlino sta subendo una brusca frenata. «Se proseguiranno la guerra in Medio Oriente e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, l’inflazione in Germania potrebbe arrivare al 5%. E la recessione sarà inevitabile». È la previsione di alcuni istituti economici tedeschi, ripresi da media e quotidiani.
Per fronteggiare la crisi energetica il cancelliere Friedrich Merz è pronto a convocare il Consiglio nazionale di sicurezza. Il Consiglio nazionale di sicurezza è un nuovo organo del governo federale, voluto fortemente da Merz e dal ministro della Difesa, Boris Pistorius, per far fronte a emergenze e a minacce esterne, causate dalla complessa situazione geopolitica internazionale.
Finora è stato convocato solo una volta, per mettere a punto misure straordinarie contro la “guerra ibrida” della Russia, che minacciava la Germania con droni e attacchi cibernetici. Ora la crisi sistemica da fronteggiare arriva dal Medio Oriente: dall’inizio del conflitto Usa-Iran il prezzo del carburante per aerei in Germania è aumentato del 122%. Lufthansa è pronta a lasciare a terra gli aerei che collegano le città tedesche e i velivoli più vecchi ad alto consumo di carburante.
Come in altri Paesi europei, non è solo il flusso di petrolio greggio e cherosene a essere diventato problematico: anche la lavorazione, lo stoccaggio e la distribuzione del carburante per l’aviazione presentano numerose difficoltà. In Germania c’è un sistema di oleodotti che svolge un ruolo chiave nella distribuzione del cherosene. Ma i tubi, che collegano porti e aeroporti, in realtà, sono un’infrastruttura militare della Nato, a cui si collegano tutti i principali scali aerei del centro Europa: Francoforte sul Meno, Amsterdam, Zurigo, Bruxelles e Lussemburgo. Dall’inizio della guerra, gli Stati Uniti hanno la precedenza e il sistema di oleodotti, il Ceps, sta rifornendo soprattutto gli scali aerei militari statunitensi in Germania.
Il governo di Berlino cerca alternative, come il gasdotto civile che arriva al porto di Rotterdam e a cui è collegato l’aeroporto di Francoforte sul Meno. Ma non basta. Per ora il boicottaggio di Berlino al petrolio e gas russo resiste e le uniche vere alternative sembrano essere la Nigeria e gli Stati Uniti, ma i costi del trasporto sono molto elevati.
Negli ultimi giorni il prezzo della benzina e del diesel è sceso leggermente, ma resta sopra i 2 euro al litro. I prezzi, come stabilito dal governo, possono aumentare solo una volta al giorno ed entro questa settimana potrebbe arrivare il taglio delle accise. Una misura richiesta soprattutto da aziende e mondo industriale. La ministra dell’Economia, la cristiano-democratica Katherina Reiche, continua a sostenere che le riserve di carburante e cherosene in Germania non stanno finendo, ma dati e media la smentiscono. Anche il ministro delle Finanze e vicecancelliere, il socialdemocratico Lars Klingbeil, la pensa in modo diverso e intende introdurre misure straordinarie per le imprese. Merz cerca soluzioni, ma la tensione nel governo di Berlino continua a salire come il malcontento nel Paese. Nel weekend centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro le politiche energetiche dell’esecutivo.
Intanto un sondaggio dà la destra ultranazionalista di Afd, per la prima volta, come primo partito, al 26%, sopra l’Unione Cdu/Csu di Merz ferma al 25%.