Avvenire, 21 aprile 2026
Spagna, ritorno di fiamma tra Vox e popolari
Era il 2024 quando la destra radicale di Vox decise di uscire da tutti e cinque i governi regionali in cui era entrata in coalizione con il partito Popolare, principale gruppo d’opposizione al governo Sánchez. Allora furono le divisioni sui criteri di distribuzione nelle comunità autonome dei minori non accompagnati, contestati dai neofranchisti, a far naufragare l’esperimento di coalizione sui territori. Due anni dopo, Vox di Santiago Abascal e i popolari di Alberto Núñez Feijóo tornano a trattare e a stringere accordi, ripartendo proprio dai principi anti-immigrazione. L’antipasto di un possibile patto nazionale in vista delle elezioni del 2027.
Le trattative riguardano le ultime comunità autonome del Paese andate al voto. In Aragona e Castiglia e León i popolari hanno vinto le recenti elezioni locali e sconfitto i socialisti, ma si sono ritrovati senza numeri per governare da soli e sono tornati a guardare alla loro destra. Stesso discorso per l’Estremadura, dove il partito di Feijóo non ha raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi nel voto di fine 2025. Ed è qui, in un territorio di poco più di un milione di abitanti nel sud-ovest della Spagna, che è stata raggiunta la prima intesa di governo del nuovo corso.
Il compromesso permette alla presidente uscente María Guardiola di restare al suo posto: domani ci sarà il suo insediamento. Cosa avrà in cambio Vox? Potrà contare sulla vicepresidenza dell’Estremadura, che sarà ricoperta dal suo leader locale Óscar Fernández, sull’assessorato alla Famiglia e quello all’Agricoltura. I due partiti governeranno sulla base di un accordo di 23 pagine, in cui sono elencati 61 punti programmatici. Si va dalla richiesta di rimpatrio per i minori non accompagnati arrivati nel Paese, alla ferma opposizione «con tutti i mezzi legali, giuridici e politici» all’accoglienza di migranti irregolari. Vox e popolari si impegnano poi a dimezzare i sussidi ai sindacati, si oppongono alla dismissione, già programmata, della centrale nucleare di Almaraz e promettono di non cedere a quelle che definiscono «imposizioni di Bruxelles e del Green Deal» sull’ambiente e le energie rinnovabili. Uno dei cardini del patto è la convergenza sul principio della prioridad nacional (priorità nazionale), che riecheggia lo slogan di estrema destra “Prima gli spagno-li”. Parliamo dell’introduzione di una corsia preferenziale per gli autoctoni rispetto a rifugiati e stranieri nell’accesso a una serie di servizi e sussidi pubblici. «Abbiamo raggiunto un accordo che garantisce la priorità nazionale in Estremadura: priorità per gli spagnoli nell’accesso agli aiuti sociali e all’edilizia popolare», aveva annunciato giovedì scorso Abascal.
Nel programma di coalizione, riportato dai media locali, si legge nero su bianco: «Sarà istituito un sistema per l’accesso ad alloggi popolari e affitti sociali ispirato al principio della priorità nazionale». E ancora: «Sarà data priorità all’assegnazione delle risorse pubbliche a coloro che mantengono un legame reale, duraturo e verificabile con il territorio». Promesse che hanno subito acceso le polemiche e attirato accuse di xenofobia. In molti in Spagna, come si legge negli approfondimenti del País, hanno fatto notare come il principio della “priorità nazionale” vada a scontrarsi con l’articolo 14 della legge statale sull’Immigrazione, che recita: “Gli stranieri residenti hanno diritto ai servizi e alle prestazioni sociali, sia generali che di base, nonché quelli specifici, alle stesse condizioni degli spagnoli».