ilmessaggero.it, 22 aprile 2026
Nomine governo Meloni: cinque sottosegretari. Balboni alla Giustizia
Si è chiuso oggi il risiko dei sottosegretari ma non quello della Consob. In una giornata complessa per il governo – dopo il caos sul decreto sicurezza – la premier Giorgia Meloni ha sistemato almeno la partita del sottogoverno riempiendo le cinque caselle rimaste vuote dopo il repulisti post referendum che ha colpito Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Tra le promozioni date per certe c’è stata quella di Paolo Barelli, dopo le dimissioni da capogruppo degli azzurri alla Camera.
Per il presidente della Federazione italiana nuoto si dovrebbero aprire le porte del ministero dei Rapporti con il Parlamento, dove affiancherà la collega di partito Matilde Siracusano come sottosegretario del ministro Luca Ciriani.
Con ogni probabilità l’avvicendamento di Barelli sarà l’unica novità in casa Forza Italia e permetterà al partito di Antonio Tajani di conquistare una casella in più rispetto all’iniziale assetto dell’esecutivo. Alla Farnesina, invece, la casella lasciata libera da Giorgio Silli – passato alla guida dell’Iila – dovrebbe andare a Massimo Dell’Utri, in quota Noi Moderati. La Lega avrà Mara Bizzotto, indicata fin dall’inizio per sostituire alle Imprese Massimo Bitonci, che ha lasciato a fine 2025 per seguire Alberto Stefani nella giunta della regione veneto.
Più complesso è stato sistemare l’incastro al ministero della Giustizia con il nome dell’attuale presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Alberto Balboni, pronto a raccogliere l’eredità di Delmastro. Per il dopo-Delmastro circolava anche il nome di Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia e responsabile Immigrazione, considerata vicina a Giovanbattista Fazzolari.
A cascata, si muove anche la casella della Cultura dove potrebbe trovare spazio Gianpiero Cannella, attuale vicesindaco di Palermo, chiamato a subentrare a Gianmarco Mazzi dopo la promozione a ministro del Turismo al posto della dimissionaria Daniela Santanchè.
Rimane apertissima, invece, la questione della successione a Paolo Savona alla Consob. «Non ne stiamo discutendo», ha risposto Giorgia Meloni a chi le ha chiesto in questi giorni notizie sulla possibile nomina di Federico Freni, in quota Lega, alla guida dell’authority. Ma lo stallo non chiude la partita. Soprattutto per il Carroccio che non arretra: Matteo Salvini continua a spingere su Freni che rappresenta «il profilo migliore». Ma il nome del sottosegretario al Mef non convince Forza Italia e lascia perplessa anche Palazzo Chigi.
A pesare è il nodo del possibile conflitto di interessi, legato al suo ruolo nella riforma del Testo unico della finanza. Dubbi che non riguardano soltanto l’opportunità politica. Anche il sindacato interno alla Consob ha richiamato il principio di indipendenza chiedendo che le norme siano applicate con rigore. Nel frattempo, la casella più delicata continua a rimanere vuota.