Il Messaggero, 22 aprile 2026
Catastrofi naturali, in Italia 7 miliardi di costi potenziali
L’Italia è un Paese fortemente esposto alle catastrofi naturali. Terremoti, alluvioni e tempeste convettive rappresentano una minaccia significativa per il territorio, con potenziali impatti devastanti su persone, infrastrutture e attività economiche. Secondo il Natural Risk Index, l’indicatore che misura i rischi catastrofali sul territorio italiano, le unità immobiliari esposte nel nostro Paese sono 41 milioni, tra abitazioni, imprese e fabbricati pubblici. Il valore di ricostruzione di questi edifici ammonta nel complesso a 14,4 miliardi di euro, mentre il costo medio annuo stimato dei rischi catastrofali in Italia è di 7 miliardi.
Il Natural Risk Index è stato presentato ieri a Roma in occasione della prima edizione del Natural Risk Forum, il vertice organizzato da Unipol per promuovere il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e settore privato, affinché il settore assicurativo non si ritrovi a reggere da solo tutto il peso degli effetti distruttivi delle catastrofi naturali.
L’indicatore sui rischi catastrofali considera congiuntamente tre aspetti: la pericolosità degli eventi calamitosi, l’esposizione economica dei beni e la loro vulnerabilità.
Per quanto riguarda il rischio sismico, analizzando la sola componente di pericolosità le regioni in cima al Natural Risk Index sono Calabria, Emilia-Romagna e Umbria. Dal punto di vista della vulnerabilità ed esposizione, emergono invece le regioni a più alta concentrazione di valore economico, come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. In particolare, l’Emilia-Romagna risulta essere la regione a più alto rischio in quanto combina una significativa pericolosità con livelli elevati di esposizione e vulnerabilità. Il Veneto, al secondo posto nel Risk Index, presenta un livello di pericolosità relativamente più contenuto, ma sconta la presenza di importanti strutture geologiche attive in particolare nelle aree di Verona, Vicenza, Treviso e Belluno e l’elevata esposizione economica del territorio, che amplifica il rischio complessivo. La Sicilia, al terzo posto, presenta invece un quadro più bilanciato tra le diverse componenti del rischio.
Segue la Lombardia, dove l’esposizione economica risulta determinante.
La Toscana emerge invece come la regione a più alto rischio alluvionale. Questo risultato è il riflesso della combinazione tra una pericolosità elevata, la più alta a livello nazionale, e un livello significativo di esposizione economica, tale da collocare la regione al settimo posto in termini di valore dei beni esposti.
Sul fronte delle tempeste convettive, l’indicatore mostra una forte concentrazione del rischio nel Nord Italia e in particolare in Lombardia, Veneto e Piemonte. In tutte e tre le regioni il posizionamento al vertice del ranking è determinato da valori elevati sia in termini di pericolosità sia di esposizione. In queste aree si trovano infatti alcuni dei principali hub produttivi del Paese, caratterizzati da un’elevata densità industriale, infrastrutturale e abitativa. Ma il Natural Risk index fornisce anche una misura del rischio catastrofale complessivo. In questo caso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto occupano i primi tre posti della classifica. Poi vengono Lazio e Toscana, ma nella top ten delle regioni con il rischio catastrofale complessivo più alto troviamo anche Sicilia, Calabria, Campania e Piemonte. La Lombardia presenta un costo medio annuo atteso per i rischi catastrofali pari a circa 1 miliardo di euro, con una componente rilevante legata alle tempeste convettive (circa 400 milioni di euro). Nessun’altra regione raggiunge questa cifra.
I modelli catastrofali consentono infine di valutare anche la probabilità di eventi catastrofali singoli a livelli diversi di severità. È stato stimato, per esempio, che un evento con una perdita economica pari all’1% del Pil circa 20 miliardi di euro presenta in Italia una probabilità annua di accadimento pari al 4%. Rimane tuttavia ampio il “protection gap” assicurativo, ovvero la quota percentuale di esposizioni o di costi che, in caso di evento catastrofale, non risulta coperta da assicurazione e rimane quindi a carico di privati cittadini, imprese e finanza pubblica. In molte aree e settori supera l’80-90%, evidenziando una diffusa sottoassicurazione del patrimonio nazionale. Attualmente circa il 20% del costo medio dei danni causati dalle catastrofi naturali è assorbito dalle imprese di assicurazione.