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 2026  aprile 22 Mercoledì calendario

I prezzi dei panini nelle città italiane

Mitico, intra­mon­ta­bile panino all’ita­liana. Un pasto veloce, da schi­scetta ma anche al bar giù sotto dell’uffi­cio, ho-solo-cin­que-minuti, bello carico, unto il giu­sto, con mol­lica o senza, pieno di spe­cia­lità regio­nali ogni volta dif­fe­renti. Bitto e bre­saola in Val­tel­lina, con la por­chetta igp ad Aric­cia (solo quella, rigo­ro­sa­mente: vor­rai mica “spor­carla” con qual­che salsa?), pane e panelle a Palermo. Chi lo ingur­gita in piedi al ban­cone men­tre chiac­chiera col bari­sta, chi como­da­mente seduto al tavo­lino del dehor goden­dosi il primo sole pri­ma­ve­rile (regola d’oro: dif­fi­dare di chi domanda for­chetta e col­tello e sì, qual­che irri­du­ci­bile esi­ste ancora), chi gli viene l’orti­ca­ria a chia­marlo sand­wich: signori, l’ico­nico panino del bar, da non con­fon­dersi con quelle pie­tanze da fighetti un po’ gour­met e un po’ ricer­cate ma senza sostanza, per noi non è un pasto, è un rito laico. Demo­cra­tico, tra l’altro, dato che accon­tenta tutti ed è per tutti. Però, alla fine, quanto ci costa?
Sor­presa: meno di quello che pen­siamo. Media­mente, da nord a sud dello Sti­vale, secondo l’ultimo rap­porto Risto­ra­zione 2026 che la Fipe Con­f­com­mer­cio, ossia la fede­ra­zione ita­liana degli eser­cizi pub­blici, ha appena pub­bli­cato, giu­sto 3,80 euro. Sì, certo, stiamo par­lando della clas­sica cia­batta far­cita pro­sciutto e fon­tina o speck e brie, leg­ger­mente tostata sulla pia­stra: niente di più sofi­sti­cato, ma vuoi met­tere? Non c’è pro­prio para­gone: una rosetta con la mor­ta­della e un mezzo bic­chiere di rosso, c’è cena stel­lata che può reg­gere il con­fronto?
Però atten­zione, mica ovun­que è lo stesso. A parte che, ovvio, non è nem­meno lo stesso panino, anche il por­ta­fo­glio vuole la sua parte e il colpo di scena arriva subito: no, non è Milano la città più cara per il panino al bar, non è nem­meno la seconda e nep­pure la terza: sotto la Madon­nina la michetta col salame al bar costa sì più della media (5,68 euro) ma meno che a Lecco (5,75), a Verona (5,72) e a Trento (5,80). È il capo­luogo della pro­vin­cia auto­noma a gui­dare la clas­si­fica dei panini da bar più cari: sarà la luga­nega, sarà la ciuiga (che una volta si faceva con le rape per­ché non c’era altro e oggi è una pre­li­ba­tezza per pochi), sarà che cam­biano le abi­tu­dini e uno non può vivere di soli cane­derli, ma il tarif­fa­rio parla.
Mila­nesi avvi­sati mezzi sal­vati: e chi l’avrebbe detto che nella metro­poli “da bere” dove tutto costa sem­pre di più resi­steva quell’ancora di sal­vezza del panino mordi (let­te­ral­mente) e fuggi? Santa, san­tis­sima pausa pranzo. Che pre­mia, sull’altro ver­sante, quello dei pasti più eco­no­mici, la Sici­lia di Mes­sina che chiede solo 2,67 euro a panino, le Mar­che di Ancona che ne doman­dano altret­tanti e, soprat­tutto, l’Umbria di Terni che scende addi­rit­tura a quota 2,30 euro. Piac­ciono molto anche i panini di Mace­rata (2,51 euro) e di Arezzo (2,56).
È forse la rivin­cita del cen­tro e, infatti, Roma è un ottimo caso di scuola che cen­tra la media nazio­nale. Giu­sto per chia­rire: un morso a Trento costa due volte e mezza l’equi­va­lente ter­nano. Con­viene tenerlo a mente. Anche per­ché i listini dei ser­vizi della risto­ra­zione, dice ancora la Fipe, l’anno scorso sono cre­sciuti del 3,2% rispetto allo stesso periodo pre­ce­dente: che sem­bra una scioc­chezza ma che non lo è, al con­tra­rio è una mini “stan­gata” per chi a quel bene­detto panino delle 13 non può rinun­ciare.
Ad Aosta il valore medio di un panino al bar è di 3,86 euro; a Bari 3,60; a Ber­gamo 5,06; a Bolo­gna 4,19; a Bre­scia cin­que euro tondi tondi; a Cagliari 3,91; a Firenze 3,23; a Genova 4,19; a Man­tova 3,83; a Napoli 3,63; a Padova 4,63; a Palermo 3,23; a Peru­gia 3,62; a Reg­gio Cala­bria 3,28; a Rimini 4,30; a Siena 3,15; a Torino 3,70; a Trie­ste 4,83; a Varese 5,51; a Vene­zia (altra sor­presa) 4,50. È che però, alla fine, costi quel costi, il panino post riu­nione ha il grande pre­gio di saper met­tere d’accordo tutti. E hai detto niente.