Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 22 Mercoledì calendario

Il rapporto deficit-Pil resta sopra il 3%: l’Italia non esce dalla procedura Ue

L’Italia non è riuscita a portare il rapporto deficit/Pil al di sotto della soglia del 3% nel 2025 e questo impedirà alla Commissione di proporre, il prossimo 3 giugno, l’uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi (Edp) con un anno di anticipo. Lo ha sancito oggi Eurostat, pubblicando i dati a consuntivo del deficit dello scorso anno: come annunciato da Istat nelle stime preliminari, l’Italia non è riuscita a scendere sotto il 3,1% e quindi ogni discorso è rimandato al prossimo anno.
In totale, sono undici gli Stati membri dell’Unione europea che nel corso del 2025 hanno sforato il tetto del 3% di deficit. I dati più alti si registrano in Romania (7,9%), Polonia (7,3%), Belgio (5,2%) e Francia (5,1). Mentre Cipro, Danimarca, Irlanda, Grecia e Portogallo hanno registrato addirittura un avanzo di bilancio. Il deficit medio dell’Eurozona è sceso al 2,9% (rispetto al 3,1% del 2024), mentre quello dell’intera Ue è rimasto stabile al 3,1%.
Condominio Europa: clicca per iscriverti alla newsletter di Marco Bresolin
Per quanto riguarda il debito, l’Italia resta al secondo posto (con il 137,1%) dopo la Grecia (146,1%), davanti a Francia (115,6%), Belgio (107,9%) e Spagna (100,7%). In totale sono dodici gli Stati che hanno un valore superiore alla soglia del 60%. L’Estonia registra il dato più basso con solo il 24,1% debito in rapporto al Pil. Nell’Eurozona il rapporto debito/Pil è aumentato dall’87% alla fine del 2024 all’87,8% alla fine del 2025, e nell’Ue dall’80,7% all’81,7%.
Per uscire dalla procedura nel 2027, l’anno delle elezioni, l’Italia dovrà cercare di far scendere il deficit al di sotto del 3% nel corso del 2026. L’obiettivo verrà messo nero su bianco oggi dal governo nel Documento di finanza pubblica, ma non basta: per raggiungere il traguardo faranno fede i dati a consuntivo che verranno pubblicati da Eurostat tra un anno e le prospettive di una crisi economica, con il rallentamento della crescita, non aiutano a contenere il deficit.
L’esecutivo puntava a uscire già quest’anno dalla procedura in modo da attivare la clausola nazionale di salvaguardia che consente di scorporare gli investimenti militari dal calcolo della spesa pubblica. Teoricamente, nulla vieta all’Italia di chiedere l’attivazione della clausola anche in procedura (le spese verrebbero scorporate in ogni caso e non richiederebbero uno sforzo di bilancio aggiuntivo), ma questo vorrebbe dire rimanere “imprigionati” nell’Edp perché il deficit resterebbe comunque al di sopra del 3% e le regole impediscono di uscire fino a quando non si scende sotto la soglia.
L’attivazione della clausola è fondamentale anche per ottenere i fondi del piano Safe: si tratta di 14,9 miliardi di euro di prestiti a tassi agevolati per le spese militari che l’Italia ha già “prenotato”, ma che verranno incassati soltanto dopo l’attivazione della clausola.