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 2026  aprile 22 Mercoledì calendario

Un secolo di Fowles

John Fowles, che era nato cento anni fa, il 31 marzo 1926, per lungo tempo aveva fatto l’insegnante, in un primo tempo sull’isola greca di Spetses e poi a Hampstead, in una scuola femminile. Ma la sua vocazione era quella di scrittore, anche se per anni aveva riempito centinaia di pagine di diario e di scritti vari senza avere mai pubblicato nulla. Il suo primo romanzo, Il collezionista, fu dato alle stampe nel 1963, quando aveva 37 anni.
La sua fama, tuttavia, non è legata a questo romanzo, bensì al successivo La donna del tenente francese (anche per via del bel film che ne trasse Karel Reisz); ed è soprattutto di questo suo lavoro che occorre parlare, perché è la sua originalità che conferisce a Fowles un posto di primo piano nella letteratura inglese del secondo 900. Si può quindi glissare su Il mago, il confuso romanzo che ostinatamente Fowles riscrisse e rifece pubblicare, ma almeno un cenno al Collezionista lo si deve fare. Il narratore è Frederick Clegg, uno psicopatico, sessualmente impotente, che ha la passione per la raccolta di farfalle, che lui stesso cattura, uccide e sistema nella sua collezione. Con simile atteggiamento cattura e imprigiona in cantina una ragazza, che tenta invano di fuggire e che poi muore di malattia. Clegg troverà un’altra farfalla da catturare, magari quella commessa che da un po’ aveva osservato mentre era al lavoro in negozio. È un finale inquietante, che non vede la cattura del colpevole, il quale potrà ancora coltivare impunito il suo comportamento criminale.
Niente di più lontano da un seppur relativo lieto fine. Ma, come diceva Forster, è lo happy ending che in genere vogliono i lettori. E così nella Donna del tenente francese (pubblicato nel 1969) Fowles pensò bene di offrirne loro tre tra cui scegliere. Il romanzo, ambientato nell’Ottocento vittoriano, è antitetico ai valori di quel mondo, in particolare per ciò che riguarda il personaggio di Sarah, la donna del titolo, che agli occhi dei benpensanti è “la puttana” del tenente francese, in quanto aveva avuto una relazione con un ufficiale francese che poi l’aveva abbandonata ed era tornato in Francia. A volte Sarah si reca sul molo e resta lì, assorta, guardando verso il mare, verso la Francia del suo seduttore.
Un giorno la vedono il giovane Charles Smithson e la sua fidanzata Ernestina. Folgorato dal fascino di Sarah e dalla sua sessualità, suggeritagli dal rapporto con il tenente francese, Charles la incontra segretamente e se ne innamora. Il potenziale suocero lo assocerebbe alla sua ditta, mentre invece l’eventuale unione con Sarah lo lascerebbe senza fonte di reddito. Charles non sa dunque cosa fare, ma intanto Sarah gli ha chiesto di raggiungerla nella vicina città di Exeter. Cosa succederà? Il narratore era spesso intervenuto nel racconto, con commenti sugli sviluppi della vicenda e con sue riflessioni personali, ma a un certo punto aveva detto che, se fino a quel momento aveva preteso di conoscere i pensieri dei suoi personaggi, come il narratore dei romanzi vittoriani, per lui non poteva essere così, essendo un contemporaneo di Alain Robe-Grillet e di Roland Barthes.
E quindi, a tre quarti del volume, il narratore compie una mossa imprevedibile. «La storia finisce qui», ci dice. «Non so cosa accadde a Sarah»; e prosegue dicendo rapidamente che Charles ed Ernestina ebbero sette figli e che il nostro eroe si sistemò nella ditta del suocero. Un paio di pagine dopo, tuttavia, ci dice che le cose non andarono così. Nel secondo finale Charles, giunto a Exeter, si reca nell’albergo dove Sarah lo aspetta. Si gettano l’uno nelle braccia dell’altra e fanno l’amore. Una cosa rapida, ma cruciale e decisiva. Charles decide di rompere con Ernestina e scrive una lettera a Sarah chiedendole di sposarlo (oltre tutto si era reso conto che Sarah era vergine: quindi non aveva avuto rapporti sessuali con il tenente francese). La lettera però non le viene consegnata, Sarah fugge a Londra, mentre Charles se ne va in giro per il mondo. Poi però rintraccia Sarah, che sembra non voler più avere alcun rapporto con lui, ma che poi gli mostra la figlia avuta da lui in occasione di quell’unico fugace amplesso. Forse potranno formare insieme una famiglia felice.
Sarebbe il lieto fine, se non fosse che mancano ancora sei pagine alla conclusione del romanzo. Terzo finale: Sarah non ha avuto una figlia e gli dice che non potrebbe amarlo come una moglie dovrebbe. Charles se ne va, magari tornerà in America. Eppure, mentre stava per uscire dalla stanza Sarah gli aveva messo una mano sul braccio. Forse Charles non aveva colto il segno di un’incertezza da parte di Sarah (nei cui occhi forse c’erano delle lacrime). Meglio così, perché Sarah, ci suggerisce il narratore, doveva rifiutare Charles e vivere la sua vita. Scelga il lettore il finale che preferisce, quello più plausibile, il primo, quello non meno plausibile (così dice Fowles), cioè il terzo, oppure quello consolatorio, con il lieto fine che ci conforta, in spregio a ciò che sappiamo di come va il mondo.
Fowles chiede al lettore di essere lui a immaginare come finisce la storia, illudendolo di essere lui a decidere del destino dei personaggi che con grande talento di narratore gli ha fatto conoscere e amare. Questa è l’idea geniale che sta alla base della Donna del tenente francese. Che poi il romanzo venga ricordato soprattutto per via del film, interpretato da un’affascinante Meryl Streep, è la conferma della forza dell’immagine rispetto alla parola scritta.