La Stampa, 22 aprile 2026
Ivrea, bomba esplode nel cortile della procura
Il boato poco dopo le 21. Fortissimo, nel cortile del complesso che ospita il tribunale e la procura di Ivrea. Un uomo che fugge di corsa, verso un’auto, che parte a tutta velocità e si dilegua nelle strade che portano fuori città, verso le statali che si perdono poi nelle strade dell’Eporediese. Un attentato, sulla cui matrice nessuno si bilancia. Troppo presto. Troppi accertamenti da fare. Troppe verifiche per comprendere – almeno a grandi linee – che cosa è accaduto. Insomma, etichettarlo, in qualche modo.
La cronaca della bomba lanciata contro la sede degli uffici giudiziari, è scarna. Ed è tutta piegata sul racconto di un uomo che ha visto l’auto fuggire. E una figura, indistinta allontanarsi di corsa. L’ordigno – una bomba carta, su questo non ci sono dubbi – è stato fatto esplodere sulla scala esterna dell’edificio. Qualcuno dice tra il primo e il secondo piano dello stabile, dove ci sono le porte blindate per l’acceso alla Procura. I resti sono evidenti.
Portata fin lì e posata oppure lanciata? Nessuno per ora può dirlo, e ciò che è accaduto davvero possono svelarlo soltanto le telecamere di videosorveglianza, se mai sono riuscite a riprendere la scena. Di certo l’attentatore avrebbe potuto facilmente introdursi lì dentro: la recinzione è bassa, facilmente avrebbe potuto fuggire prima dell’esplosione.
Quando sono passate da pochi minuti le 23 polizia e Digos sono già sul posto. Cercano tracce, cercando di ricostruire la dinamica di questo fatto. E carabinieri controllano la zona. La procuratrice di Ivrea, Gabriella Viglione arriva subito. Ma anche per lei è troppo presto per fare congetture. Il prefetto, Donato Cafagna, è in contatto con il questore di Torino Massimo Gambino. Un attentato agli uffici giudiziari non può essere preso sotto gamba. E sullo sfondo si affacciano tanti scenari, nei quali gli investigatori della Polizia dovranno andare a cercare il perché, il motivo di questa bomba. Che per quanto piccola, per quanto non in grado di distruggere, è un messaggio. Per cosa?
I fascicoli di indagine sul tavolo della procuratrice sono decine. L’ultimo, quello più recente, riguarda lo sgombero di un campo abusivo di sinti. Una pista? Tutto può essere. Anche la vendetta di qualcuno che, qualche settimana fa, s’è visto bloccare un rave in un paese vicino a Ivrea. E poi ci sono le indagini legate alla criminalità comune e a quella organizzata. Fascicoli che hanno impegnato i magistrati di Ivrea per mesi. Che hanno fatto scalpore. Viglione, però, questa notte non parla.
Alle 23 davanti alla procura c’è ancora affanno. Si aspettano gli artificieri ed il nucleo cinofili della polizia. Prima di entrare negli uffici l’area deve essere bonificata. È una precauzione, certamente, ma in questi frangenti non si può mai sapere. Intanto la Digos fa partire accertamenti al volo. La bomba è un messaggio. Da decrittare rapidamente.