La Stampa, 22 aprile 2026
F-35, spesi 11,8 miliardi. Costi triplicati rispetto al preventivo
Il programma per l’aereo da combattimento F-35 ha fatto tanto discutere negli anni scorsi, poi più nulla. L’aereo ormai è integrato nelle aeronautiche di diversi Paesi della Nato, Italia inclusa. Militarmente parlando, l’F-35 si è mostrato superlativo negli attacchi israelo-americani all’Iran. In effetti sfugge ai radar e alla contraerea. Colpisce a suo piacimento. Ma questa tecnologia d’avanguardia costa carissima, tanto che l’amministrazione Trump ha spesso criticato il progetto. Ora, grazie alla Corte dei Conti, che svolge il lavoro di monitoraggio sulla spesa pubblica, sappiamo che in ventisette anni, ossia dal primo assegno staccato nel 1998 fino al 2025, l’Italia ha speso 11 miliardi e 840 milioni di euro per partecipare al programma dell’F-35. Il triplo di quanto era stato preventivato.
È stata appena licenziata dalla Corte dei Conti, e inviata al Parlamento e al governo, una Deliberazione della sezione di controllo sugli affari europei e internazionale. Vi si legge che «i ritardi registrati in talune fasi di sviluppo del progetto, specie in quella iniziale (System development and demonstration phase), per oltre 11 anni hanno comportato un aumento significativo degli oneri economici anche a carico dell’Italia».
La storia dell’F-35 è infatti costellata di ritardi e inciampi. Il progetto inizia con gli Anni Duemila e l’ultimo test era previsto entro il 2012. E invece ci fu un primo slittamento al 2018, poi venne il Covid, poi ulteriori ritardi. Alla fine, il test finale è arrivato nel settembre 2023. Nel frattempo le tecnologie militari si sono evolute, sia nell’attacco, sia nella difesa. E quindi, si legge sempre nella Deliberazione, «un ulteriore incremento (di spese, ndr) è dovuto alla necessità d’introdurre nuove tecnologie, conseguenza della situazione di contesto internazionale e della veloce evoluzione di tale ambito». Conclusione: «Allo stato, è prevista una triplicazione dei costi rispetto alla stima iniziale del progetto».
I costi sono esplosi per diversi fattori. L’espulsione della Turchia dal consorzio, ad esempio, a seguito della scelta del presidente Recep Tayyip Erdogan di dotarsi di missili di fabbricazione russa, si è trasformato in un ricarico dei costi fissi su chi restava. C’entrano poi gli aggiornamenti dell’elettronica, l’inflazione, i nuovi radar di bordo. E così, ad esempio, restando solo alla quota dei costi “shared”, cioè condivisi a prescindere da quanti velivoli si ordinano, da qui al 2051 «supererebbe il limite finanziario da ultimo fissato su base contrattuale fra gli Usa e i partner per 17.220 milioni di dollari». Sono 17 miliardi di dollari. «Da ciò, una crescita esponenziale delle stime di costo del programma nella sua componente dei costi shared, con incidenza anche sull’Italia – la cui contribuzione stimata è passata da 904 milioni di dollari a 2.835,85».
L’Italia, però, ha fatto una scelta particolare nello scenario europeo. Si è proposta con il polo di Cameri, in provincia di Novara, come fabbrica di assemblaggio e manutenzione per il Vecchio Continente. Negli 11,84 miliardi di spese sostenute finora ci sono anche gli investimenti per la fabbrica, dove operano Leonardo e una galassia di fornitori d’eccellenza. Ebbene, secondo la Corte dei Conti, dalla fabbrica di Cameri si stimano ritorni industriali pari a 7,4 miliardi di dollari.
Le stime di partenza erano più ottimistiche, anche sotto il profilo dei posti di lavoro generati. Alla prova dei fatti, impiegati nella parte italiana del progetto F-35 sono 3800 lavoratori e non i 6400 preventivati. Colpa anche delle scelte ondivaghe dei nostri governi: inizialmente erano stati ordinati 131 velivoli, poi ridotti a 90 per ristrettezze di bilancio nel 2012 con il governo Monti. Renzi avrebbe voluto dimezzare nuovamente l’ordine, ma non se ne fece niente. Questo governo ha deciso di salire a 115 aerei (95 saranno per l’Aeronautica e 20 per la Marina). Al gennaio 2026, risultano consegnati 40 velivoli tra le versioni A (atterraggio convenzionale) e B (atterraggio verticale).