La Stampa, 22 aprile 2026
La maratona biblica di Trump
«Dall’arrivo di Cristoforo Colombo nel nuovo mondo, al primo insediamento di persone che parlavano inglese a Jamestown, ai Padri fondatori nel 1776 sino ai giorni nostri, la Bibbia è intrecciata in modo indelebile nell’identità nazionale e nello stile di vita». Sono alcune delle parole con cui Donald Trump ha annunciato la sua partecipazione all’evento “The America Reads the Bible”, una maratona di una settimana che ha visto oltre 500 persone – da leader evangelici a qualche cattolico, a politici perlopiù repubblicani e membri dell’Amministrazione Usa – alternarsi e leggere a voce alta passi famosi e meno dei 66 libri della Bibbia secondo il conteggio dei protestanti (per i cattolici la Bibbia ha invece 73 libri). L’iniziativa è ospitata dal Museo della Bibbia di Washington e le maggior parte degli eventi avvengono via streaming.
Ieri sera è toccato anche al presidente intervenire. Trump aveva registrato il suo intervento dallo Studio Ovale. Ha letto un passo – scelto per lui dagli organizzatori dell’evento, il gruppo Christians Engaged – dal Secondo Libro delle Cronache (capitolo 7, versetti: 11-22) che descrive la seconda apparizione del Signore a Salomone.
È un passaggio che viene spesso citato nei raduni dei cristiani conservatori e anche negli eventi politici, come accaduto alla Convention Repubblicana del 2024.
In questa porzione dell’Antico Testamento, Dio promette il perdono alle future generazioni se saranno in grado di pentirsi. Al versetto 14 si legge: «Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, perdonerò i suoi peccati e guarirò il suo Paese». Ancora al versetto 18 la Bibbia recita: «Io stabilirò il trono del tuo regno, come promisi a Davide, tuo padre, dicendo: “Non ti mancherà mai qualcuno che regni sopra Israele"». Il passaggio successivo è quello dell’avvertimento: «Ma se vi allontanate da me e abbandonate le mie leggi e i miei comandamenti che vi ho posto davanti, e andate invece a servire altri dèi e a prostrarvi a loro, io (20) vi sradicherò dal mio Paese che vi ho dato e respingerò dalla mia presenza la casa che ho consacrata al mio nome e la farò diventare la favola e lo zimbello di tutti i popoli».
Oltre a Trump, altri esponenti del governo come Marco Rubio e Pete Hegseth, oltre allo Speaker della Camera Mike Johnson hanno letto passi dell’Antico Testamento.
L’iniziativa è collegata alle celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti, è la prima volta che viene organizzata e ha sollevato diverse critiche. Sia per la lista dei partecipanti – poco inclusiva e dominata da evangelici e maschi bianchi – e in secondo luogo per quel riferimento al 250 “compleanno degli Usa” che proietta la fondazione della Nazione come essenzialmente cristiana, che è un elemento che diversi storici contestano. Alla Associated Press, Brian Kaylor, autore di un saggio su come la Bibbia è stata sfruttata dai nazionalisti cristiani per obiettivi politici, ha descritto l’iniziativa come una manifestazione del potere dell’ultradestra Maga: «Se si vuole unire il Paese, bisogna fare più attenzione alle diversità politiche e ideologiche».
La partecipazione di Trump alla maratona della Bibbia cade in un momento di tensioni del presidente con la sua base elettorale cristiana che lo ha criticato per l’immagine diffusa su Truth che ritraeva il presidente come Gesù che guarisce. «Pensavo fosse un dottore», si era schernito Trump provando a chiudere una polemica che l’ha però tenuto in scacco per qualche giorno, gli stessi dello scontro con Papa Leone XIV accusato di essere «debole sul crimine» e «pessimo in politica estera». Un sondaggio Ipsos/Reuters diffuso ieri ha rivelato che il 60% degli americani ha una visione favorevole del primo Papa statunitense. La popolarità di Trump è al 35%.