repubblica.it, 22 aprile 2026
Riapre la biblioteca Girolamini di Napoli
Le proiezioni multimediali dialogano con i manoscritti del Quattrocento e del Cinquecento custoditi nelle teche e da sfogliare con i touchscreen. La mostra “Rinascimento meridionale, la biblioteca di Andrea Matteo III Acquaviva” segna così il nuovo corso della biblioteca dei Girolamini. Le magnificenti sale Vico e Camino tornano ad aprirsi al pubblico da oggi con questa iniziativa del complesso museale del Mic diretto da Antonella Cucciniello dopo gli anni del sequestro giudiziario e delle visite sporadiche in seguito al saccheggio dei volumi antichi scoperto nel 2012 e finito con sentenze di condanna.
Le porte di questo nuovo corso si spalancano dall’ingresso di via Duomo 114, l’ala dove è attiva l’ultima fase di restyling della facciata del complesso. Lo scenario lascia senza fiato. I decori delle sale, esaltati dagli allestimenti digitali di Kaos Produzione, accolgono una selezione della raccolta libraria del duca Andrea Matteo III Acquaviva, letterato e condottiero, protagonista della battaglia di Otranto e della Congiura dei baroni, amico di Giovanni Pontano e Jacopo Sannazaro. Miniature e manoscritti dell’Iliade e dell’Odissea di Omero, le Leges di Platone, De Virtute morali di Plutarco e altri classici di Seneca, Tito Livio e Cicerone. In Sala Vico c’è il nucleo dei cinque codici custodito sin dalla prima metà del ‘700 ai Girolamini e che ha consentito la ricostruzione dell’intera collezione con le altre opere giunte in prestito da più biblioteche e dalla Apostolica Vaticana.
La mostra, sostenuta dalla Regione Campania e curata dalla storica dell’arte Teresa D’Urso, sarà aperta fino al 19 luglio e costituisce una prova per la definitiva riapertura della biblioteca. Due anni fa c’è stata quella della chiesa-museo. «Entro Natale – annuncia il direttore generale dei musei Mic, Massimo Osanna – contiamo di riaprire al pubblico la quadreria grazie ai lavori per l’accessibilità con il Pnrr».
Il ritorno della biblioteca era molto atteso. Molti i partecipanti all’anteprima della mostra. Per Regione e Comune sono intervenuti Rosanna Romano e Ferdinando Tozzi. «Il sistema di mostre della Regione conferma la capacità di mettere in rete istituzioni e competenze, sostenendo iniziative che integrano ricerca, tutela e fruizione», è il messaggio dell’assessore regionale alla Cultura, Ninni Cutaia. Osanna insiste sull’aspetto «multimediale, un modo per restituire l’esperienza sensoriale della cultura a più pubblici». Tra gli invitati ci sono l’ex direttore dei Girolamini Vito De Nicola, la direttrice della Biblioteca nazionale Silvia Scipioni e la pm Antonella Serio che seguì l’inchiesta, allora nel pool beni culturali istituito dal procuratore Giovanni Melillo.
Oggi l’apertura al pubblico. Per motivi di sicurezza si entra a gruppi di 40 persone ogni 45 minuti (biglietto 15 euro), visite da martedì a venerdì (ore 10-18,30 ultimo ingresso alle 17,30) e sabato, domenica e festivi (ore 8,30-13,30 ultimo ingresso alle 12,15), chiusura lunedì e nelle giornate gratuite dei musei statali. «L’obiettivo è aprire stabilmente le sale dopo il 19 luglio – spiega Cucciniello – questo percorso sperimentale servirà per testare alcuni aspetti». Dopo anni di abbandono e dopo aver accolto gli sfollati del terremoto del 1980, i Girolamini sono interessati da tempo da un articolato piano di restauro seguito dalla soprintendenza guidata da Rosalia D’Apice. «Questa mostra – aggiunge Cucciniello – è un ulteriore traguardo nel percorso di riapertura progressiva del complesso».
Terminati i lavori iniziati nel 2017 con i fondi europei, si procede ora con il Pnrr. «Per tutto il complesso sono stati impegnati in questi anni 20 milioni – ricorda Osanna – un recupero condiviso tra Ue, Mic, Regione, Comune, università e soprintendenza». «Ma ci vorrà ancora tempo per restituire tutti i 12 mila metri quadrati su sette livelli con i due chiostri dei Girolamini – dice Cucciniello – il complesso non può essere concepito come un museo qualsiasi, qui trovano spazio tutte le Muse: arte, letteratura e musica. Lavoreremo su percorsi tematici».
La direttrice ricorda che «dal 1586 la biblioteca non ha mai smesso di esercitare il suo ruolo culturale per la città e per l’Europa». Anche negli anni dell’inchiesta, con il sequestro durato fino al 2022, «non si è mai smesso di offrire i servizi bibliotecari per studio e ricerche. I volumi sono stati poi digitalizzati». Ma il numero dei libri trafugati resta un mistero. All’epoca dei furti non c’era un inventario. Finora ne sono stati recuperati duemila tra depositi, restituzioni e mercato antiquario. A Monaco fu bloccata un’asta dedicata ai libri dei Girolamini. Parte dei volumi ritrovati va ancora rimessa negli scaffali. Il complesso ha poco personale. Osanna parla perciò di «rinforzi e di nuove tecnologie in arrivo».