repubblica.it, 22 aprile 2026
Napoli, Chiara uccisa da una statuina: minorenne prosciolto per l’età, chiesto processo per i genitori
Arriva davanti al giudice il caso della tragica morte di Chiara Jaconis, la turista padovana di 30 anni uccisa da un oggetto lanciato dall’alto verso il basso mentre passeggiava in via Santa Teresella agli Spagnoli il 15 settembre 2024. Il tribunale per i minorenni ha prosciolto perché di età non imputabile il ragazzino di 13 anni che, nella ricostruzione degli investigatori, avrebbe materialmente lasciato cadere la statuina. Il caso però non è chiuso perché la Procura ordinaria chiede il processo nei confronti dei genitori del minorenne, imputati di cooperazione in omicidio colposo.
L’udienza preliminare è stata fissata per il 26 giugno prossimo davanti al giudice Raffaele Coppola. I coniugi, entrambi stimati professionisti, in questi mesi hanno sempre energicamente escluso il coinvolgimento del loro nucleo familiare nella drammatica vicenda. Proprio per questa ragione la coppia ha deciso di impugnare la sentenza di proscioglimento del figlio, allo scopo di ottenere una pronuncia di assoluzione nel merito e non un semplice “non luogo a procedere” perché non imputabilità. Di diverso avviso gli inquirenti. Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile con il coordinamento dei pm Raffaele Barela, Ciro Capasso e Vincenzo Piscitelli. Gli accertamenti condotti in via Santa Teresella agli Spagnoli hanno ricostruito che, quella domenica pomeriggio, furono gettati dall’alto verso la strada due oggetti: una statuetta raffigurante il faraone Akhenaton, del peso di 2,2 chilogrammi, e un busto della regina Nefertiti di 4,6 chilogrammi. Entrambi sono andati in frantumi, dunque non è stato possibile stabilire quale dei due abbia colpito la povera Chiara, uccidendola. La Procura è convinta che siano stati gettati dal balcone dove abita la coppia di professionisti con i due figli, entrambi minorenni al momento del fatto.
Per i pm, i genitori sapevano che, già in passato, il figlio più piccolo aveva lanciato dal balcone oggetti come telecomandi e tablet. Pertanto avrebbero dovuto rafforzare ulteriormente le protezioni degli infissi, risultati già chiusi con inferriate e chiavistelli ma, è la tesi dell’accusa, non abbastanza da impedire quanto accaduto. Inoltre, i genitori non avrebbero vigilato sul figlio e avrebbero lasciato nella sua disponibilità manufatti ornamentali come quelli che hanno determinato la tragedia.
Una versione che viene categoricamente respinta dagli indagati, assistiti dall’avvocato Carlo Bianco. La coppia ha escluso che gli oggetti, così come ricostruiti dai frammenti rinvenuti sul selciato, facessero parte di quelli presenti nella loro abitazione e ha ribadito di aver sempre prestato la massima attenzione sui comportamenti del figlio, evidenziando come quel balcone fosse chiuso e inutilizzato da tempo. Chiedono giustizia i genitori di Chiara che si preparano a costituirsi parte civile in udienza. A fine giugno, il primo atto.