la Repubblica, 22 aprile 2026
Roma e Berlino fermano l’Europa sullo stop all’accordo con Israele
L’Ue non muove un passo contro il governo Netanyahu. E anche l’ipotesi di bloccare l’accordo commerciale con Israele resta solo sulla carta. Sebbene quindi le scelte del governo dello Stato ebraico stiano trovando le critiche unanimi dell’Unione, la proposta avanzata formalmente da Spagna, Irlanda e Slovenia di sospendere il trattato di collaborazione è stata respinta dai ministri degli Esteri dell’Ue, riuniti ieri in Lussemburgo. Troppe le divisioni interne, a partire dalle contrarietà di Italia e Germania.
«Alcuni Stati membri – ha ammesso l’Alto Responsabile per la politica estera europea, Kaja Kallas – hanno proposto una sospensione totale o parziale dell’accordo. A causa della mancanza di un sostegno unanime, tali proposte non sono state approvate oggi». Kallas ha però promesso che la Commissione formulerà una proposta ad hoc, sottolineando, in una risposta alle critiche di Madrid, che l’Europa in questo modo acquisisce autorevolezza e non il contrario.
Sul punto, però, le divisioni tra i 27 restano. «Non ci sono le condizioni numeriche, né politiche – ha spiegato il titolare della Farnesina, Antonio Tajani – È meglio sanzionare individualmente, penso ai coloni violenti, rafforzando le sanzioni, ma non credo che bloccare l’accordo commerciale sia uno strumento utile perché colpirebbe la popolazione israeliana. Abbiamo una posizione analoga alla Repubblica federale tedesca». Del resto, alla vigilia del vertice dei leader che inizia domani a Cipro, sarebbe stato comunque difficile assumere un orientamento definitivo.
Prima del Summit di ieri, il più esplicito era stato il ministro spagnolo, Jose Manuel Albares, secondo il quale «oggi ci giochiamo la credibilità. Dobbiamo parlare con una sola voce. Dobbiamo dire chiaramente a Israele che deve cambiare, non può relazionarsi con i suoi vicini solo con la guerra. È il momento di lanciare un messaggio forte». Il rappresentante belga, Maxime Prevot, invece aveva suggerito una «sospensione parziale» dell’accordo con Israele. E con realismo la ministra irlandese, Helen McEntee, aveva previsto che non sarebbe stata raggiunta un’intesa. Mentre la Svezia, insieme alla Francia, aveva tentato una mediazione con l’idea di circoscrivere gli scambi commerciali senza bloccarli. Quindi tutto rinviato.
Intanto, l’Alto Rappresentante per la politica estera Ue spera ancora in una soluzione diplomatica del conflitto nel Golfo Persico e, se necessario, in una proroga del cessate il fuoco. «Non stiamo a guardare da lontano – ha detto riferendosi alla posizione europea —. Stiamo collaborando attivamente con i partner regionali perché condividiamo esattamente le stesse preoccupazioni. Certo, il cessate il fuoco è molto fragile ma la diplomazia deve avere una possibilità. Spero quindi che il cessate il fuoco venga prorogato fino a quando non si troverà una soluzione diplomatica». E ha annunciato che tra i 27 c’è invece condivisione sulla necessità di sanzionare chi continuerà a bloccare lo Stretto di Hormuz.
Kallas ha infine confermato l’ottimismo circa lo sblocco del prestito all’Ucraina, fino a pochi giorni fa bloccato dal governo uscente ungherese di Viktor Orban. Il via libera è previsto per domani alla riunione del Coreper, il Comitato dei 27 ambasciatori Ue.