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 2026  aprile 22 Mercoledì calendario

Biennale, Kallas condanna il ritorno di Mosca

La notizia filtra con qualche imbarazzo nel giorno in cui l’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas giudica «moralmente sbagliato» accogliere i russi alla Biennale: sulla riapertura del padiglione di Mosca, il governo sventola bandiera bianca. La Farnesina, nei giorni passati, ha risposto ufficialmente alla Commissione europea che a fine marzo ha richiesto un parere legale sullo spazio del Cremlino. La lettera è riassumibile in un concetto chiave, confermato a Repubblica da più fonti: «Non ravvisiamo violazioni del regime sanzionatorio in vigore». Al contrario dell’Ue che ha accusato l’istituzione lagunare di aver infranto l’articolo 5 del regolamento contro la Russia del 2014.
Al Consiglio affari esteri di Lussemburgo il ministro Antonio Tajani ha cercato di spiegare ai colleghi la difficile posizione in cui si trova l’esecutivo: nonostante sia contrario alla decisione del presidente della fondazione Pietrangelo Buttafuoco, ha un limitato spazio di manovra davanti all’autonomia dell’ente culturale. Tanto più ora che, all’esito del vaglio italiano, non sono state riscontrate vistose irregolarità. È ancora possibile che l’Italia neghi un numero ridotto di visti ai partecipanti più vicini a Vladimir Putin: ma niente di più verrà fatto per ostacolare il padiglione del Cremlino.
La Commissione rimane sulle barricate. Dentro e fuori dalla riunione dei ministri europei, ieri, le critiche sono state violente. Per l’estone Kallas, mentre Mosca «bombarda i musei, distrugge le chiese e cerca di cancellare la cultura ucraina, non dovrebbe esserle permesso di esporre la propria». Dunque l’ennesima conferma: «L’Ue intende tagliare i finanziamenti». Del resto, l’Alta rappresentante è vicina alla sensibilità dei Paesi dell’Est, i più esposti alle minacce di Vladimir Putin e i più indignati. A portare il punto all’ordine del giorno, in Lussemburgo, non a caso è stato il lettone Artjoms Ursulskis, per chiedere di «vietare» la presenza dei russi alla rassegna veneziana: «Non sono pronti a porre fine alla guerra, non è certo il momento di concedere loro credibilità internazionale». Dal Salone del mobile il leader della Lega Matteo Salvini ha risposto quasi in tempo reale con tanto di esclamazione in dialetto milanese: «Ciumbia! Con tutto il rispetto per la Lettonia conto di esserci all’inaugurazione della Biennale di Venezia che ha 130 anni di storia, è un ente autonomo e apprezzato nel mondo». Lo stop ai fondi europei? «Con tutti i miliardi che diamo noi all’Unione, se ritirano quei 2 milioni di euro, fan proprio la figura degli spilorci». Anzi: «Anche ignoranti, direi».
Che cosa accadrà adesso? La Commissione europea andrà avanti per la sua strada nel processo di sospensione o cancellazione del finanziamento (2 milioni di euro all’anno fino al 2028). Il parere del governo italiano non è vincolante, infatti. Entro l’11 maggio, in ogni caso, la fondazione avrà il tempo per dimostrare, come ha ribadito più volte, «di non aver violato alcuna norma».
Dal 6 maggio comincerà il vernissage della mostra: dovrebbero essere a Venezia anche i musicisti russi. Il 9 maggio, poi, ci sarà l’inaugurazione con le istituzioni. Quel giorno conteranno le sedie vuote. Dal Collegio romano fanno sapere che «il ministro della Cultura Alessandro Giuli, allo stato attuale, non ha impegni in agenda». Come a dire: la presenza è quanto mai incerta. La frattura con l’ex collega del Foglio Buttafuoco ormai è insanabile. Il ministro si è esposto più di ogni altro, in coordinamento con Palazzo Chigi: ha avviato un’istruttoria in ragione del suo ruolo di vigilanza, ha chiesto le dimissioni della consigliera in quota Mic nel cda della Biennale. Eppure niente, ad oggi, ha portato alla chiusura dello spazio russo. Buttafuoco, per ora, ha vinto la sua battaglia. Certo, dal governo fanno sapere che «dovrà rendere conto dei 2 milioni di euro in meno nel bilancio». La Biennale non si scompone troppo per la cifra. Già il mese scorso lasciava filtrare: sono fondi per eventi a latere, importanti sì, ma non esiziali per le sorti della fondazione.