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 2026  aprile 22 Mercoledì calendario

La barca dei servizi segreti affondata nel lago Maggiore, il Mossad rompe il silenzio

E allora, anche se la presunta verità emerge a tre anni ormai di distanza, nelle acque del lago Maggiore andò proprio – sarebbe andata – come più d’un analista ipotizzò: ovvero un’azione congiunta, un incontro oppure più incontri nell’arco di due-tre giorni, per scambiarsi informazioni. Un’alleanza tra i Servizi segreti italiani e quelli israeliani in terra di Lombardia e di Piemonte. Un’unica squadra, un unico team. Tutti insieme in chiave anti-Iran. Contro il suo programma nucleare. Forse, in quelle occasioni di lavoro in comune, vi furono anche sopralluoghi mirati, pedinamenti, appostamenti. Vertici con emissari. E chissà cos’altro ancora. Ma sempre con un imperativo: acquisire informazioni, elaborarle, analizzarle, sviluppare l’intelligence, per contrastare la politica iraniana degli armamenti. 
Torniamo a quelle ore.
Il temporale, improvviso e violento. L’onda anomala. E l’imbarcazione stessa che si ribaltò affondando, mentre la comitiva era di ritorno da una gita e da un pranzo a suggellare la fine della missione. La barca si ribaltò affondando non in mare aperto bensì in un lago e vicino alla riva. Era domenica 28 maggio 2023, di pomeriggio, in una giornata di continui cambi di meteo e temperature; era il giorno dell’inizio del caso, per appunto a lungo rimasto avvolto nel più completo mistero.
A causa dell’incidente morirono 4 dei passeggeri: Anya Bozhkova (50 anni, moglie dello skipper Claudio Carminati, non sapeva nuotare bene), e tre agenti. Due erano italiani, Tiziana Barnobi (53 anni) e Claudio Alonzi (62), dell’Aise: rimasero bloccati mentre l’imbarcazione scendeva con impressionante velocità verso il fondale; l’ultimo agente, anch’egli deceduto imprigionato dentro lo scafo, era israeliano. Di lui, mai è stata comunicata la reale identità (aveva 54 anni). Il capo del medesimo Mossad, David Barnea, nel corso di una cerimonia ha ora ammesso che l’uomo aveva perso la vita «all’estero durante operazioni contro l’Iran. Operazioni direttamente collegate al programma nucleare iraniano». Sì, quelle operazioni condotte intorno al lago Maggiore. Di lui, si sapeva e si sa questo: era l’agente M., come puntualizzato da Barnea. Nient’altro. 
L’inchiesta della Procura di Busto Arsizio aveva, anche abbastanza rapidamente, fatto il proprio corso, e le successive decisioni della giustizia avevano riconosciuto nel solo skipper le responsabilità nella gestione del momento e le sue mancanze; contro di lui, c’erano anche condizioni dell’imbarcazione (da turismo, lunga 16 metri, mal tenuta e peggio ristrutturata) non a norma, a cominciare dal numero totale dei passeggeri, che eccedevano rispetto al consentito. Ancora il direttore del Mossad a proposito dell’agente M.: «Condusse operazioni rilevanti e significative per la sicurezza dello Stato di Israele; operazioni che hanno avuto un impatto notevole sulla campagna militare lanciata contro Teheran e il suo programma nucleare e missilistico». Poi: «Le operazioni guidate da M. hanno combinato creatività, astuzia e tecnologia e hanno influenzato in modo significativo il successo della campagna contro l’Iran». Così come: «Un uomo dai modi raffinati, un amante dell’umanità, di buon cuore, calmo e tranquillo, che sapeva stare in mezzo alla gente. Adulti e giovani, stranieri e israeliani lo circondavano sempre, e lui sapeva parlare con tutti nella loro lingua, in ogni senso della parola, con calma e rispetto». L’agente M. ha lavorato nel Mossad per trent’anni. Lui e i colleghi, sia connazionali che italiani, quella domenica trascorsero dei momenti di relax sulla nota Isola dei Pescatori, amatissima dall’attuale primo ministro d’Israele Benjamin «Bibi» Netanyahu. Lo skipper Carminati aveva infine patteggiato la pena a quattro anni di carcere per le accuse di naufragio colposo e omicidio colposo.