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 2026  aprile 22 Mercoledì calendario

Delfin, accordo da 10 miliardi. Prima intesa tra i fratelli Del Vecchio

Leonardo Maria Del Vecchio punta sul fattore tempo per chiudere l’accordo con i fratelli e la madre, ciascuno azionista con il 12,5% della cassaforte Delfin. Un’intesa di massima con i fratelli Luca e Paola sarebbe stata già raggiunta dal quartogenito del fondatore Leonardo per rilevare i loro singoli pacchetti che lo porterebbero al 37,5% della holding.
Luca e Paola avrebbero già manifestato al Tribunale del Granducato l’interesse a vendere le loro azioni a fronte dell’esercizio della prelazione comunicata da Leonardo Maria. I tecnici indicati dai giudici lussemburghesi non hanno ancora la valutazione ufficiale di Delfin ma i tre azionisti avrebbero cristallizzato il valore delle due quote del 12,5% a circa 10 miliardi.
Se Leonardo Maria avrà il consenso definitivo degli altri soci, il giovane imprenditore in proprio con la sua Lmdv capital, l’unico a lavorare in Essilux di cui è chief of strategy officer (è anche presidente di Ray Ban), riuscirà a dare un assetto più fluido alla cassaforte, custode del 32,2% di Essilux e di Covivio e di quote in Monte dei Paschi, Generali e Unicredit che valgono circa 15 miliardi.
Leonardo Maria cerca così di trovare un assetto chiaro per Delfin e costruire una via d’uscita per chi non vuole restare. Superando anche l’impasse sulla successione del padre, a quattro anni dalla sua scomparsa.
Unicredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole sarebbero tra le banche pronte a mettere a disposizione la cifra (una parte verrà però dalla liquidità in capo a Leonardo Maria) del veicolo Lmdv Fin. Ma aspettano dagli eredi lo schema di questo nuovo assetto e la proiezione dei flussi di cassa. L’obiettivo è di chiudere entro l’estate, meglio ancora a giugno. Mancano però alcuni passaggi. Va trovata la condivisione sulle dinamiche con chi resta nel capitale – anche se lo statuto e le regole di governance della holding non sono in discussione – nel quadro di un riassetto che vedrebbe Leonardo Maria, singolo socio con maggiore peso ma non di maggioranza. Che comunque, con tre quote su otto, non può prendere decisioni senza la condivisione, come nel volere del fondatore. La chiave è la distribuzione dei dividendi, ora limitati al 10% degli utili da statuto, per lo più costituiti da cedole che Delfin incassa dalle partecipazioni, stimabili in circa 1,5 miliardi nel 2025. I dividendi permetteranno a Leonardo Maria di alleggerire il debito e si affiancheranno ai flussi dalla cessione di alcune partecipazioni in capo a Lmdv Capital che per mestiere investe, valorizza e vende.
Con lo sblocco del dossier, i soci potrebbero anche essere liberi di conferire le loro quote, ora detenute personalmente (salvo quella di Claudio), in veicoli societari che possono dare loro maggiore libertà nella gestione finanziaria. Non è detto che sia lo schema finale. Se altri azionisti vorranno uscire, a quel punto Delfin avrebbe le spalle abbastanza larghe da subentrare nell’operazione.