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 2026  aprile 22 Mercoledì calendario

La moglie di Sánchez rischia 24 anni di prigione

La primera dama di Spagna rischia 24 anni di carcere. È la pena chiesta dall’accusa popolare (figura del Codice di procedura penale spagnolo) contro Begoña Gómez, moglie di Pedro Sánchez, per quattro reati di corruzione. «Dal momento della nomina del marito a primo ministro, il profilo istituzionale dell’indagata è aumentato, così come la sua capacità di influenzare sia l’amministrazione che il settore privato... Era pienamente consapevole di tutto ciò in ogni momento... Ha inoltre ottenuto la possibilità di utilizzare mezzi e risorse pubbliche per scopi privati», si legge nel documento presentato dall’associazione ultraconservatrice Hazte Oír.
La difesa ha presentato ricorso, sostenendo che «non c’è un solo indizio» di reati penali: «Dà la sensazione che si voglia arrivare a un obiettivo, anche a costo di massacrare la verità». Dopo il rinvio a giudizio chiesto dal giudice istruttore Juan Carlos Peinado, il 13 aprile, la decisione sull’avvio del processo è ora nelle mani dell’Audiencia provincial di Madrid, tribunale collegiale di alto livello.
Il caso giudiziario risale all’aprile di due anni fa quando Peinado avviò l’indagine sulla base di alcuni esposti presentati dal sindacato Manos Limpias (Mani pulite), vicino all’estrema destra di Vox, che aveva raccolto una serie di articoli giornalistici che accusavano la moglie del premier di rapporti professionali poco limpidi, nella sua veste di docente di un master in Fundraising Management all’Università Complutense di Madrid, con alcune aziende private poi risultate beneficiarie di finanziamenti o contratti pubblici da parte del governo. Uno dei personaggi chiave dell’inchiesta è l’imprenditore Juan Carlos Barrabés, per il quale l’accusa popolare ha chiesto una condanna a 6 anni, che si sarebbe aggiudicato alcune gare d’appalto, grazie ai buoni uffici della signora Gómez, alla quale aveva fornito software gratuitamente.
All’avvio dell’indagine, nel 2024, Sánchez aveva reagito minacciando le dimissioni, prendendosi una pausa di «riflessione» di cinque giorni dagli impegni istituzionali e denunciando una campagna persecutoria della destra. «Una macchina del fango», aveva detto, citando «il grande scrittore italiano Umberto Eco». Molto più pacata la replica del premier socialista la settimana scorsa, quando Peinado ha incriminato sua moglie per i presunti reati di traffico di influenze, corruzione negli affari, appropriazione indebita di fondi pubblici e malversazione con un’ordinanza durissima: «Le condotte che provengono dai palazzi presidenziali appaiono proprie di regimi assolutisti». «Il tempo rimetterà ogni cosa e ogni persona al suo posto. Io chiedo al sistema giudiziario di fare giustizia», aveva replicato Sánchez, che si trovava in visita ufficiale in Cina, accompagnato dalla moglie.
La Procura della Repubblica ha chiesto più volte l’archiviazione dell’indagine per mancanza di indizi. In due anni di indagini, Peinado ha ordinato il tracciamento dei conti bancari e la verifica dei redditi della primera dama, cercando anche un presunto patrimonio nascosto all’estero. Ma, secondo il giornale El Diario, «è stato dimostrato che Gómez possedeva un saldo totale di soli 21.000 euro».